Chiamami col tuo nome: altri 5 film italiani che raccontano (bene) l’amore

Cinema In Rilievo

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Di Paolo Di Marcelli  ©

Concepito come un piccolo film tra due grandi progetti (A Bigger Splash, 2015, e il remake di Suspiria, in uscita nei prossimi mesi), Chiamami col tuo nome ha stupito soprattutto il suo regista. Le quattro nomination all’Oscar hanno sorpreso la stampa generalista ma non quella specializzata, che ne segue il percorso vittorioso ai festival di mezzo mondo a partire dall’exploit al Sundance e successivamente a Berlino, dove ha vinto un premio del pubblico. P
oco apprezzato in patria, forse anche a causa di quel Melissa P. (2005) stroncato dalla critica e ispirato al romanzo scandalo dell’omonima autrice, Luca Guadagnino è riuscito negli ultimi anni a farsi notare soprattutto all’estero riuscendo a coinvolgere attori di fama internazionale come Tilda Swinton, Raph Fiennes, Dakota Johnson e Chloë Grace Moretz. Sceneggiato da James Ivory, il suo ultimo lungometraggio è una storia folgorante e anticonvenzionale, un racconto di formazione sull’identità sessuale e sull’amore di una limpidezza davvero fuori dal comune.
Noi dello Speciale, dopo averlo visto, ci siamo ricordati le altre volte in cui, usciti dal cinema, abbiamo apprezzato la sensibilità dei cineasti di casa nostra. Al di là dall’essere dei veri e propri capolavori, ognuno caratterizzato da un’idea di cinema e messa in scena ben precise, questi sono fra i migliori film che, secondo noi, negli ultimi anni sono riusciti a descrivere il delicato rapporto tra ragione e sentimento raccontando anche un po’ di Italia.

Tutti i santi giorni, di Paolo Virzì, 2012
Non che i precedenti fossero da buttare, anzi, (il regista livornese ha sempre saputo fiutare gli umori, le manie, le virtù e le debolezze del Paese) ma a partire da La prima cosa bella (2010) Virzì ha azzeccato un film dopo l’altro convincendo critica e pubblico. In Tutti i santi giorni si parla di precariato, di lavori noiosi per pagarsi le proprie passioni, di maternità a rischio ma soprattutto di opposti che si attraggono in una Roma di periferia e mezzi pubblici. Superlativa la prova di Luca Marinelli, alle prese con l’accento toscano, e di Thony, cantautrice di razza scoperta dal regista su Myspace.

Dieci inverni, di Valerio Mieli, 2009
Esordio cinematografico e letterario di Mieli, che pubblica il romanzo nello stesso anno, il film racconta in realtà il prologo, lunghissimo quanto recita il titolo, di un amore che (forse) si realizzerà. All’inizio della storia, Silvestro e Camilla sono due studenti che si piacciono ma non si sfiorano. Impareranno a conoscersi facendosi compagnia nel passaggio dai venti ai trent’anni sullo sfondo di una Venezia dal fascino desolante. Cameo di Vinicio Capossela, Isabella Ragonese e Michele Riondino erano già bravissimi.

Le conseguenze dell’amore, di Paolo Sorrentino, 2004
L’opera seconda di Sorrentino è in concorso al festival di Cannes e vince tutti i premi che contano ai David di Donatello. Protagonista Toni Servillo, come nell’esordio del regista (L’uomo in più, 2001) alle prese con un personaggio annoiato e scorbutico, in esilio forzato in un hotel della Svizzera. All’uscita del film, però, l’attenzione fu tutta per Olivia Magnani, classe 1975, nipote di un’attrice immortale che forse ricorderete. Sarà il suo personaggio, la bella ragazza del bar dell’albergo, a mandare in tilt le grigie abitudini di Titta Di Girolamo (Servillo) provocando una reazione a catena senza via di scampo.

Dopo Mezzanotte, di Davide Ferrario, 2004
Pellicola non priva di difetti ma profondamente cinefila. Martino (Giorgio Pasotti) è l’introverso guardiano del Museo del Cinema di Torino, che filma tutti e tutto con una vecchia cinepresa a manovella. Una notte, scappando dal suo capo, nel museo arriva Amanda (Francesca Inaudi), di cui il ragazzo è segretamente innamorato. Ne nasce un’improbabile e fiabesca alchimia ma la donna si prende e si lascia di continuo con l’Angelo (Fabio Troiano), un ladro squattrinato. Il triangolo amoroso, dai risvolti tragicomici, gioca con Jules e Jim di Truffaut così come i tre scorrazzano indisturbati nella Mole Antonelliana, che diventa un parco dei divertimenti notturno aperto solo per loro.

L’ultimo bacio, di Gabriele Muccino, 2001
Amato e odiato, il primo grande successo del regista romano ha il merito di aver segnato almeno un paio di generazioni. Carrelli à gogo, movimenti di macchina veloci e una recitazione sopra le righe da parte di tutto il cast: il film con Favino, Accorsi, la Mezzogiorno, tantissimi altri e, last but not least, Martina Stella è prima di tutto, bisogna riconoscerlo, un’ottima prova di regia. Questo, e il successivo Ricordati di me (2003) gli hanno aperto le porte di Hollywood, ma non dimentichiamoci che, prima di dirigere feel good movie per famiglie, Muccino metteva in scena trentenni in crisi, tradimenti, litigate furibonde e, ovviamente, l’amore.

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