Cyberbullismo, sette adolescenti su dieci non denunciano di esserne vittima

Digitale In Rilievo

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Sono trecentocinquanta i minori vittime ogni anno di Cyberbullismo secondo i dati della Polizia postale. Una ricerca della Sapienza e del Moige evidenzia come si parli solo tra coetanei, esclusi gli adulti, messi in secondo piano soprattutto dai liceali.

I “grandi” vengono vissuti come un mondo a parte anche da chi potrebbe ricevere aiuto e così resta solo, vittima ancor più indifesa degli attacchi sul web.

Sette ragazzi su dieci, infatti, sono convinti che le vittime di cyberbullismo dovrebbero parlarne solo con i coetanei. I dati della Polizia non lasciano spazio alle interpretazioni, evidenziando la poca voglia di denunciare dei ragazzini.

Nel 2017 sono stati 354 i casi segnalati con minorenni vittime: in 116 episodi erano stati oggetto di ingurie e molestie, in 87 di diffamazione online, in 123 di stalking. I minorenni denunciati invece sono stati 39.

Questi alcuni risultati di un’indagine presentata al ministero dell’Interno, in occasione del Safer Internet Day, realizzata dalla Sapienza e dal Moige (Movimento italiano genitori) che ha lanciato una campagna per combattere il bullismo tra numeri verdi e una rete di giovani ambasciatori nelle scuole assieme all’Anci e alla Polizia postale.

L’indagine (scaricabile al link: www.moige.it/indaginecyberbullismo), coordinata dalla professoressa Anna Maria Giannini dell’università La Sapienza di Roma, è stata fatta su un campione di 1.342 ragazzi delle superiori. I dati ufficiali sono solo la punta di un iceberg, visto la renitenza a denunciare dei ragazzi.

Ben nove ragazzi su dieci usano il telefonino sia per i social, sia per l’accesso al web, e per un uso essenzialmente ricreativo; solo due ragazzi su dieci invece usano tablet o pc specie per ragioni di studio e/o lavoro. Il 20% dei ragazzi non riconosce la gravità delle trasgressioni sul web.

In che modo e perché usano i social?
Il 65% lo fa per socializzare, il 59,49% per curiosità, il 31,9% per informarsi. Minori le percentuali di chi se ne serve per “flirtare” e “mostrare altri lati di me”. Cosa condividono? Messaggi (60,06%), foto (61,25%), video (20%), quasi mai notizie. WhatsApp è la piattaforma più utilizzata da oltre il 90% degli studenti, mentre il 63,72% dei ragazzi dichiara di usare Facebook.

Raccontando un gesto di cyberbullismo, è stato chiesto ai ragazzi se l’aggressore on line ha previsto le conseguenze dei suoi gesti: il 47,30% dei ragazzi ha risposto “per niente”. E anche alla domanda se la vittima farebbe bene a vendicarsi, quasi la maggioranza assoluta risponde “per niente ” (49,77%).

L’importanza della prevenzione
Internet e la rete offrono indubbie opportunità di crescita, ma pongono gli adolescenti di fronte a rischi sottovalutati. Compito degli adulti, e in particolare di istituzioni, associazioni e aziende è non lasciare soli i ragazzi, ma aiutarli a muoversi nel mondo virtuale – afferma Roberto Sgalla, direttore centrale per la Polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni – Prevenzione e formazione sono gli strumenti più efficaci per consentire ai giovani di navigare con prudenza, aiutando, allo stesso tempo, i genitori a conoscere i mezzi per proteggere i figli dai pericoli del web”. “La tutela dei minori online e offline è un atto di responsabilità collettiva che auspichiamo condivisa e supportata non solo dai genitori, ma anche dagli operatori economici e dalle istituzioni”, dichiara Maria Rita Munizzi , presidente del Moige.

Campagna itinerante contro il bullismo
La campagna contro il bullismo online coinvolgerà 18 regioni, oltre 50.000 ragazzi, 100.000 tra genitori e docenti , 500 “giovani ambasciatori” in 100 scuole superiori. Un camper, sorta di  Centro mobile di prevenzione, sostegno e supporto, raggiungerà i Comuni che lo chiederanno con gli esperti psicologi e psicoterapeuti della task force del Moige.  Attivi anche il numero verde 800.937.070 e il numero di messaggistica 393.300.90.90 per facilitare il contatto con i minori per le richieste di aiuto e informazioni.

 

 

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