Bollette a 28 giorni, perché è intervenuta la Finanza

Economia In Rilievo

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Sembra essere una vicenda infinita quella della fatturazione a 28 giorni  delle principali società della telefonia fissa e mobile. Oggi la Guardia di Finanza è entrata nella sede dei principali operatori di telefonia e nella sede Assotelecomunicazioni di Roma alla ricerca di documenti.  Le verifiche sono state richieste dall’Agcom (l’Agenzia delle comunicazioni, garante della concorrenza) e riguardano possibili intese non autorizzate tra operatori sulle tariffe, che avrebbero limitato la concorrenza. La Finanza è intervenuta per fare chiarezza su un possibile accordo tra le compagnie telefoniche.

In base all’ultima legge di bilancio gli operatori telefonici sono sono obbligate dalla legge di bilancio 2018 a tornare alle bollette mensili, rinunciando a quelle tariffate a 28 giorni, e a far pagare ai clienti 12 mesi all’anno anziché 13 (come succede adesso fra mille proteste dei consumatori).  A inizio anno Tim, Vodafone e Fastweb hanno annunciato che (ognuna in una data diversa) torneranno agli addebiti mensili, lasciando invariata la spesa annuale.

Dopo gli esposti delle associazioni dei consumatori, il Garante vuole accertare se le diverse società abbiano sottoscritto accordi nell’ombra sulla fatturazione delle bollette, che ridiventerà mensile, e sugli aumenti tariffari. Il 24 gennaio, quando hanno annunciato il ritorno alla tariffazione solare (mensile) a partire da aprile, Tim e Vodafone hanno anche dato conto di aumenti dell’8,6 per cento delle tariffe su base annua.

L’annuncio contemporaneo di Tim e Vodafone ha fatto scattare nei consumatori del Codacons «il sospetto è che possa configurarsi un cartello tra società per ridurre la concorrenza a tutto danno dei clienti. Per questo motivo, il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust», scrive l’associazione consumatori.

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