Dj Fabo, caso (s)Cappato di mano. “Il diritto a morire” verso la Consulta

Politica

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La Consulta deciderà su una spinosa questione, nient’affatto marginale. Destinata, purtroppo, a incidere nella vita delle persone. A segnare il passaggio da un tipo di civiltà basata sulla cultura della vita e un’altra, basata sulla cultura della morte, mascherata da amore e solidarietà compassionevole verso chi soffre e non ha più speranza.

Stiamo parlando del caso Dj Fabo, “aiutato a morire” dal radicale Marco Cappato (il reato contestato è istigazione al suicidio), gestito mediaticamente con dovizia, quando è accaduto, per dare la stura sentimentale, la spinta all’approvazione in Parlamento della legge sul biotestamento.

Quella nota strategia a orologeria, cui i radicali ci hanno abituato da tempo: carpiscono l’impatto emotivo di un caso umano, che oggettivamente scuote le coscienze, per creare le condizioni legislative di un cambio di passo del costume. Trasformando il paese sul modello laicista del Nord Europa.

La Corte di Assise di Appello di Milano, tornando alla cronaca, ha inviato gli atti del processo-Cappato alla Consulta, perchè “non si può condannare chi aiuta qualcuno al suicidio, se questi lo fa liberamente e consapevolmente”. Lo scontro è infatti, tra due impostazioni diametralmente opposte: la legge che ancora c’è, e che punisce chi istiga al suicidio e una nuova religione basata sulla totale, estrema autodeterminazione dell’individuo, che può e deve disporre di se stesso come mente o desideri impongono, indipendentemente dalle circostanze. Un’ideologia che si sta affermando grazie alla cultura liberal e radical.

Chi vincerà? La legge o la “nuova religione”? Una cosa è certa: i radicali stanno condizionando l’Italia a 360 gradi. Da minoritari in termini di consenso, egemonizzano non solo i partiti, ma anche i pm milanesi, evidentemente favorevoli al nuovo corso della storia (è la società radicale di massa che avanza). Vedremo, invece, come risponderà la Consulta.

Uno Stato, una collettività organizzata, medici, strutture sanitarie, operatori, dovrebbero battersi per la vita, non per la morte (il caso in Inghilterra di Charlie Gard è stato emblematico). Il vero tema è un altro: non lasciare soli i malati, ricordando che il focus rappresentato da Dj Fabo come per altri casi simili, non riguarda i malati terminali, ma gli inguaribili-non incurabili.

E poi, a proposito di autodeterminazione del singolo nei momenti estremi, poniamoci una domanda: certe scelte (di morire) sono lucide, dettate dal libero arbitrio vero, oppure sono drogate dal dolore, dalla solitudine (quando si vive una malattia drammatica), o dall’ideologia, quando da giovani, si ipotizza una situazione futura che non si vive nella realtà?

Tutti elementi per un nuovo, autentico dibattito. Non alterato dalle mode.

di Fabio Torriero

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1 thought on “Dj Fabo, caso (s)Cappato di mano. “Il diritto a morire” verso la Consulta

  1. Il problema non è CHI deve decidere una cosa del genere (il parlamento o i giudici), ma CHE si voglia decidere questa cosa. Ciò non è ammissibile! Non esiste che si metta in discussione il principio base della nostra civiltà, cioè il principio del “NON -UCCIDERE”. Nessun umano è autorizzato ad uccidere altre persone. E non cambia nulla il fatto che la vittima ti abbia chiesto di morire! Cosa cambia alla natura delinquenziale della tua azione? Tu rimani sempre un assassino se uccidi un altro, anche se quello te lo ha chiesto. Il comandamento dice “NON UCCIDERE” e non “NON UCCIDERE A MENO CHE L’ ALTRO TE LO CHIEDA”. Deve essere chiaro che non fa parte del potere dell’ uomo mettere le mani addosso ad un’ altra persona. Tanto meno ucciderla. Non per nulla la pena di morte è vietata quasi dappertutto (e sono proprio i radicali a fare battaglie per questo!). E non mi si tiri fuori il fatto che bisogna essere “laici” e non imporre i comandamenti religiosi. Il principio del “non uccidere” non è certo solo un comandamento della religione cristiana. E’ la base etica di ogni cultura e civiltà. Solo dei pazzi irresponsabili e fanatici sanguinari possono pretendere di violare un principio del genere!

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