Perché la nave Eni è ancora bloccata in mare dalla Turchia

Esteri

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Una settimana fa  la nave Saipem 12000 dell’Eni è stata bloccata nel Mar Mediterraneo orientale dalla marina militare turca. La nave-piattaforma è stata bloccata mentre si stava spostando da una parte all’altra dell’isola di Cipro per cominciare i lavori di perforazione ed esplorazione di un giacimento concesso all’Eni dal governo di Cipro ma conteso dalla Turchia.

Perché la Turchia ha bloccato la nave italiana? Il giacimento che Eni dovrebbe esplorare si trova nelle acque della Repubblica di Cipro del Nord che però è riconosciuta solo dalla Turchia mentre la Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli stati tranne la Turchia e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea. Come spiega Francesco Bascone su Affari Internazionali: «In realtà, l’azione di Ankara obbedisce ad una logica di potenza, senza alcun fondamento giuridico. Quand’anche le trivellazioni dell’Eni dovessero effettuarsi a nord di Cipro, non violerebbero i diritti della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro-Nord sulla propria zona economica esclusiva, per la semplice ragione che la Trnc, riconosciuta unicamente da Ankara, non è uno stato per il diritto internazionale (come non lo è l’Abkhazia) e quindi non possiede una sua Zee (Zona economica esclusiva)».

Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha detto che Italia, Europa, Francia, Cipro e Turchia stanno discutendo la questione, che non è comunque sotto il loro «controllo».

Andando oltre le motivazioni giuridiche con le quali Ankara giustifica l’azione della propria marina militare c’è una fondamentale questione geopolitica. Con le recenti scoperte di idrocarburi fatte nelle acque del Mar Mediterraneo orientale (Zohr in Egitto, Afrodite e Calipso al largo delle coste cipriote) si apre una nuova via per l’approvvigionamento di gas da parte dei paesi europei. Se quel gas potrà essere destinato ai consumi europei, bisognerà trovare un accordo di tipo economico e politico tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale come Turchia, Grecia, Egitto, Cipro, Israele.  Particolarmente complessa è la posizione di Ankara. La Turchia teme, infatti, di rimanere  tagliata fuori dallo sfruttamento dei bacini mediterranei e di perdere il suo ruolo strategico di hub nel Mediterraneo per il rifornimento di gas verso i paesi dell’Unione europea.

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