Renzi si appella ai cattolici ma dimentica #Renziciricorderemo

Politica

L’ultima speranza di Matteo Renzi sono i cattolici. Sì, avete capito bene, proprio quei cattolici che hanno riempito la piazza del Family Day e che al grido di #Renziciricorderemo gli hanno promesso di non dimenticare l’affronto alla famiglia che il suo governo ha portato avanti approvando il Ddl Cirinnà, le unioni civili anche tra gay.

E ora, dopo che il Pd aveva provato anche ad inserire la stepchild adoption dentro la legge Cirinnà, smascherata da un attento Mario Adinolfi e poi bloccata sul nascere, Renzi si riaffaccia proprio su quel mondo che ha tradito: “Faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associative – dice l’ex premier –  perchè oggi abbiamo un bivio”, facciano una scelta di campo perchè “il centrodestra di oggi non è trazione moderata”.

E poi rincara la dose dicendo no alle larghe intese: “La stabilità del Paese non vale l’accordo con gli estremisti. Non c’è nessuna stabilità possibile se dai il controllo del Paese agli estremisti”. Non farà l’accordo neanche con Berlusconi? “Non faremo assolutamente l’accordo con gli estremisti”. Usa l’Auditorium del Massimo a Roma come cassa di risonanza e si rivolge alla platea cattolica non solo di centrosinistra.

Ma la storia, Matteo, insegna. E allora come non notare e non far notare che chi ha forzato la mano sulle unioni gay, ha perso sempre le elezioni dopo?

Spagna. Sotto il governo Zapatero, i deputati spagnoli votarono l’approvazione del matrimonio gay, nonostante la forte opposizione della Chiesa cattolica. Zapatero poi perse le elezioni.

 

2013: il matrimonio omosessuale è approvato in Francia. Grandi le proteste contro Francoise Hollande, la Manif Pour Tous francese scende in campo e riesce ad aggregare cattolici e non che si oppongono alla decisione. La fine che ha fatto il presidente socialista la sappiamo tutti.

In Croazia si è votato un referendum per introdurre nella Costituzione del paese la definizione di matrimonio come “un’unione tra uomo e donna”, in pratica per rendere impossibile per il governo legalizzare i matrimoni gay tramite una legge ordinaria. Il “sì” ha ricevuto il sostegno della grande maggioranza dei parlamentari croati (104 su 151, tra cui tutti i partiti di opposizione), anche se il primo ministro socialdemocratico Zoran Milanović si è schierato nettamente per il “no”….

E via dicendo così… Se si voleva i voti dei cattolici non era meglio evitare di sfidarli? 

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