Manuel Agnelli in tv: che cos’è Ossigeno, evento Rai in seconda serata

Cultura In Rilievo

Ossigeno è il nuovo programma di Raitre condotto da Manuel Agnelli. Se non conoscete gli Afterhours, storica rock band italiana di cui Agnelli è leader e cantante da trent’anni, e non avete visto le ultime due stagioni di X-Factor, in cui si è distinto come giudice “contro” lanciando i giovanissimi Måneskin, potrà sembrarvi strano che la Rai gli abbia affidato un programma-evento in cinque puntate, ognuna di cinquanta minuti. Eppure, era solo questione di tempo, perché la grande esposizione mediatica generata dallo show di Sky gli aveva già aperto le porte (come ospite) di programmi come Che tempo che fa e Quelli che il calcio. Emerso dalla scena indipendente negli anni Novanta, il rocker milanese si è sempre fatto portavoce di un’attitudine sempre più fuori moda, ovvero quella della musica intesa come rabbia, urgenza creativa, istanze sociali e politiche in grado di cambiare le cose.

C’è chi, riguardo alla partecipazione al talent, gli ha dato del venduto, sentendosi tradito da un vero e proprio punto di riferimento dell’underground italiano; altri hanno reagito con curiosità e fiducia. Agnelli, dal canto suo, dichiarò più volte di sentirsi in dovere di occupare ogni spazio esistente, soprattutto mainstream, per diffondere la propria “visione”, non solo musicale, e non ha mai nascosto i motivi di una simile scelta, ovvero raggiungere la visibilità necessaria per ottenere il potere di attuare progetti ambiziosi. Se Ossigeno ha un problema – non riguardo alla realizzazione o meno dei sogni nel cassetto di Agnelli perché sì, c’è riuscito, si tratta di un format a sua immagine e somiglianza – ci chiediamo se questo dipenda dal programma in sé ovvero dalla scaletta, dalla scelta degli ospiti e dei temi trattati, o sia da rintracciare in un’abitudine abusata dalla televisione italiana che, se così fosse, ridimensionerebbe la sua portata sperimentale.

Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Jovanotti, per dirne alcuni, meriterebbero la stessa opportunità? La tv, considerata a torto o a ragione il punto di arrivo di molti artisti, ma anche di molti giornalisti e intellettuali, deve per forza mettere il punto celebrativo (o fungere da trampolino) alla carriera di chi calca le scene (soprattutto non televisive) da anni? Considerando la storia recente della Rai, sembrerebbe di sì, se pensiamo agli show del sabato sera condotti da Massimo Ranieri, Laura Pausini (con Paola Cortellesi), Baglioni e Morandi, Fiorella Mannoia e Renato Zero.

Un prodotto come quello di giovedì sera alle 23:05 non si era mai visto, a cominciare da un prologo decisamente antitelevisivo – Io so chi sono cantata a cappella come un manifesto da Agnelli, ripreso con la camera a mano mentre si aggira per lo studio, un set che riproduce un miniclub con arredi vintage e luci soffuse. Ci sono cose ottime: le ospitate di Joan As Police Woman, decana del rock newyorkese, dello scrittore Paolo Giordano, della rivelazione Ghemon e tutte le esibizioni musicali comprese le tante di Agnelli e di Claudio Santamaria, Afterhours per una notte. A non funzionare, con l’attore romano, è la chiacchierata-intervista in cui i due si fanno così tanti complimenti a vicenda da superare i limiti consentiti. E poi le “arringhe” di Agnelli, la scelta bizzarra di doppiarsi mentre intervista in inglese la cantante statunitense, le parole sui cartelli da didattica della propaganda.

Tuttavia, a voler analizzare il senso di un’operazione del genere al di là dei singoli ingredienti, è innegabile che Ossigeno sia un colto, intelligente e a tratti raffinato spot di Manuel Agnelli e dei suoi Afterhours (e anche dei Måneskin – se ne parla con Giordano, che li ha intervistati sul Corriere della Sera), ma pur sempre uno spot. L’occasione per esprimere un modo di intendere la musica, l’espressione artistica in generale e il mondo, la rivincita del rock, e non possiamo che accoglierla, dai pregi ai difetti, con massimo piacere, nel solco di un servizio pubblico che si sta rinnovando sensibilmente; solo che, come tutti gli spot, al pari di quelli dei suoi colleghi nazionalpopolari, rischia di rafforzare il legame coi fan e di passare inosservata per chi gli Afterhours non li ha mai ascoltati.

E, in questa prospettiva, lo show di Raitre non si discosta dalle finalità dei programmi-carrozzone di Raiuno col one-man-show cantante, ovvero celebrare un artista cadendo, il più delle volte, in una sorta di parossismo masturbatorio. E allora, ci chiediamo, si tratta sempre della solita tv, che cavalca l’onda del successo o della nostalgia con produzioni auto-referenziali sulle quali andare sul sicuro perché i fattori di rischio sono, sempre e comunque, ridotti al minimo? Oppure, invece, lentamente e con sempre più lungimiranza, la Rai sta abbassando l’età del suo target di riferimento dando spazio e visibilità non più solo ai soliti noti (i quali anche se non vanno in tv sono onnipresenti sulla ribalta mediatica) con programmi innovativi di audience development di cui, probabilmente, Ossigeno (sulla scia del Late Night Show di Stefano Bollani), è l’inedito apripista?

Paolo Di Marcelli

Condividi!

Tagged