Sciacca, cani avvelenati. Volontari: le Istituzioni dove sono?

In Rilievo

“Le Istituzioni dove sono?”: questo il grido di allarme e protesta lanciato da alcuni volontari delle associazioni animaliste operanti nel territorio di Sciacca dopo i gravi avvenimenti dello scorso 15 febbraio (in totale 40 randagi attirati con delle esche ed uccisi da un potente veleno).

Sul banco degli imputati le Istituzioni appunto, accusate di assenza, ed una legge italiana (la 281/1991) che parla sì di sterilizzazione dei randagi, ma di fatto porta alla reimmissione in strada dei cani. Le Associazioni chiedono a gran voce che venga almeno rispettato l’obbligo di sterilizzazione per evitare una riproduzione incontrollata ed altresì vorrebbero spazi attrezzati affinché ciò possa avvenire e consolidarsi nel tempo. La situazione di Sciacca a tal proposito è critica: Comune ed Asl, più volte pungolati dalle Associazioni attive nel saccense, secondo le accuse non avrebbero fornito certezze né si sarebbero adoperate per tentare di arginare il fenomeno che ha generato l’increscioso evento occorso in Contrada Muciare.

“Non abbiamo chi può aprire la porta”: la risposta più gettonata per sviare alle richieste degli animalisti. I fondi ci sarebbero (le Regioni devono destinare dei contributi per mettere in atto le pratiche di sterilizzazione) ed è quindi davanti a questo che le Associazioni parlano di “mancanza di volontà”. Gli stessi animalisti si sono proposti di gestire gli spazi a disposizione a titolo gratuito. Il quadro di Sciacca rimane carico di incognite: il sindaco Francesca Valenti non ha preso parte alla manifestazione del 25 febbraio al fianco degli animalisti ed ha ricevuto in privato varie e gravi minacce.

L’agrigentino è stato nuovamente protagonista in negativo con altri due episodi simili a Licata e Canicattì. Nel primo caso, accaduto proprio a ridosso della manifestazione che si stava tenendo a Sciacca, gli animalisti intervenuti hanno trovato ben 50 polpette avvelenate che avrebbero provocato una nuova strage (purtroppo 3 cani sono stati rinvenuti privi di vita). Nel secondo caso due cuccioli erano stati impiccati ad un albero.

Le prime risposte da parte delle Istituzioni sono giunte innanzitutto per mano della Procura di Sciacca: dopo gli avvenimenti, il sostituto procuratore Michele Marrone, ha avviato un’inchiesta: le prime indagini avrebbero portato ad individuare due sospetti i cui movimenti sono stati ricostruiti grazie ai sistemi di videosorveglianza. Si è mobilitata infine anche la presidenza della Regione: a Palermo il governatore Musumeci ha convocato un vertice con i responsabili dei servizi veterinari delle Asp e con le associazioni animaliste. L’assessore alla Salute, Razza, ha inviato un atto di indirizzo a tutte le Asp isolane per applicare interventi uniformi nei rispettivi territori.

Al momento quanto accaduto a Sciacca e dintorni restituisce un contesto delicato, un campo minato che richiede cautela per pensare ad azioni, interventi e definire i responsabili. L’auspicio finale da parte delle Associazioni è che anche il Ministero della Salute fornisca risposte valide ed agisca per evitare nuovi casi futuri.

di VITO GRAFFEO

Condividi!

Tagged