Filippo Giardina torna a Roma e non risparmia nessuno con la sua satira senza freni

Cultura In Rilievo

Il tour di Filippo Giardina arriva a Roma e registra il tutto esaurito alla Sala Umberto. Poco prima dello show, lunedì 5 marzo, lo stand-up comedian scriveva sulla sua pagina Facebook che non ci sarebbero state battute sull’esito delle elezioni: “Non sono mica Crozza”. Se questo tipo di comicità, ispirata ai modelli inglesi e americani di Ricky Gervais e Louis C.K, sta prendendo piede anche nel nostro Paese concedendo spazi importanti a personaggi come Giorgio Montanini e Saverio Raimondo, solo per citarne alcuni, forse il merito va proprio a Giardina, responsabile di aver lanciato numerosi artisti grazie a Satiriasi, festival della satira dal lui ideato nel 2009 che ogni anno riempiva la Locanda Atlantide nel cuore di San Lorenzo.

Lo ha già detto Gesù, rigorosamente vietato ai minori e sold out già molti giorni prima, tanto da promettere il bis in data da destinarsi, è il suo ottavo monologo e segna il ritorno a teatro dopo le esperienze televisive degli Sbandati (Raidue) e su Comedy Central (Sky). Caustica, politicamente scorretta, orgogliosamente volgare e spietata, suggerendo più domande che risposte e irridendo la politica e la società a partire dalle tragedie e le ossessioni di chi ha il microfono in mano, la stand-up comedy italiana è ormai diventata realtà in tv (Nemico Pubblico su Raidue e Stand-up Comedy su Sky, ma anche Tutta colpa della Brexit di e con Francesco De Carlo – presente tra il pubblico – su Raitre) e continua a riempire teatri, locali e club.

Dallo spettacolo di Giardina si esce tramortiti e sconfitti ma in fondo sollevati perché niente, se proprio dobbiamo riassumere il suo punto di vista sul mondo, conta davvero. L’autore e attore romano non fa a pezzi soltanto i disvalori di una società narcisistica, ipocrita ed essenzialmente imbecille, ma non risparmia nemmeno ciò che di buono ci potrebbe salvare dalla deriva. I pregi diventano difetti e viceversa, l’autoironia sembra il solo antidoto allo scoramento esistenziale ma soprattutto niente ci salverà, perché i nostri ideali, i nostri buoni propositi, le nostre migliori qualità non sono altro che l’illusione di essere migliori degli altri, in un’ostentazione continua che nasconde in realtà una profonda solitudine, nessuno escluso.

Ci sono due momenti della serata che ci teniamo a segnalare per inquadrare la cifra stilistica del fondatore di Satiriasi: il primo è quando si accorge che spesso la consapevolezza di non essere geniali in qualcosa ci impedisce di provarci – “Volete girare un cortometraggio? Fatelo, chissenefrega se non siete Kubrick”; nel secondo ci ricorda che è inutile crederci e impegnarsi al massimo in qualcosa – “Lasciate perdere, di Kubrick ce n’è uno e non siete voi”. Giardina si contraddice e il bello è proprio questo, perché il suo è un manifesto anarchico, incoerente e spesso senza senso che ci ricorda le basi della comicità, ovvero che l’errore più grande che si possa fare è prenderla sul serio.

Paolo Di Marcelli

 

 

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