Marcia per la vita. Opponiamoci alla Raggi, all’aborto e al neo-laicismo

In Rilievo

Una ragione in più per partecipare alla “Marcia per la Vita”, che si terrà a Roma il prossimo 19 maggio. Il movimento pro-life, ancora una volta, deve scendere in piazza, mobilitarsi e far sentire forte la sua voce. Specialmente dopo l’incredibile atto di censura attuato dalla giunta Raggi (menomale che la sindaca si professa cattolica) che ha confermato, se ce ne fosse bisogno, l’irrecuperabile impronta avaloriale e laicista dei 5 Stelle.

La rimozione di un manifesto antiabortista affisso per le strade di Roma la dice lunga, infatti, sul clima di ‘intimidazione e dittatura culturale’ rovesciata che ormai dilaga in Italia e in Occidente, e che si ammanta di buonismo, democrazia, tolleranza.

Ed è solo un ulteriore passo verso un nuovo nazismo che prenderà sempre più corpo con le prossime leggi in cantiere; tutti tasselli mirati a costruire la società dell’individualismo di massa, dove ogni desiderio deve obbligatoriamente diventare un diritto e dove le persone saranno ridotte a merci e a cose: dopo le unioni civili, il bio-testamento, il divorzio breve, arriveranno la liberalizzazione delle droghe, l’eutanasia vera e propria, l’utero in affitto, il matrimonio egualitario, l’adozione gay, il gender nelle scuole con la scusa della lotta contro il bullismo e l’omofobia.

Un avvertimento per chi, da credente, ha votato 5Stelle, mettendo unicamente al centro il moralismo ideologico alla Robespierre e ha dimenticato il dna grillino, pensando addirittura che ci fosse coerenza tra l’essere credente e grillino. E un monito pure per chi ha votato Lega: vedremo se prevarrà la linea antropologica identitaria ostentata in campagna elettorale da Matteo Salvini, o la voglia di inciucio con Luigi Di Maio, che si tradurrà in un governo fritto misto e minimalista sui temi.

La violenta compagna contro il manifesto di Pro-vita vuol dire che la misura è colma:
1) Si parla tanto del diritto di tutti, di ogni diritto, degli animali, delle piante, delle 58 razze gender, e ci si dimentica dei diritti dei cattolici, la tutela della loro libertà d’espressione, pilastro dell’ormai antica e superata nei fatti (pur resistendo in Costituzione) concezione della laicità, ossia la tutela della libertà religiosa.
2) E del diritto dei deboli, dei bambini a nascere, degli anziani e dei malati a non essere lasciati soli? Ne parla nessuno?
3) Ci si concentra soltanto sul diritto delle madri ad abortire, sulla loro sofferenza che va rispettata, ma del bambino che viene ucciso (perché questo è l’aborto), la sua sofferenza non rientra nel novero dei diritti umani?
4) La legge 194 prevede l’interruzione di gravidanza, non il diritto ad abortire. Si tratta di due cose estremamente diverse, che non vanno sovrapposte demagogicamente, come sta accadendo da decenni grazie alla propaganda radicale e al fronte laicista trasversale che va da Fi al Pd. La parola interrompere significa che si mette fine a qualcosa che c’è: appunto la vita. E il fatto che una maggioranza politica l’abbia istituzionalizzata come legge dello Stato, non vuol dire che non si possa modificare in senso restrittivo o abrogare.5) E poi, la comunicazione usata per togliere di mezzo il manifesto evidenzia un dato inconfutabile (e qui va reso merito all’Associazione Pro-Vita): la verità quando viene vista per quello che è (con tanto di frasi e immagini forti), dà fastidio a chi intende edulcorarla, camuffarla, relativizzarla. Ci si sposta sul dolore delle madri non sul bambino o sulla nostra vita. Siamo nati perché le nostre madri non ci hanno abortito. Una verità semplice. E non da poco in tempi di denatalità.

Emergenza che in campagna elettorale tutti i partiti hanno riconosciuto, ma in pochi, anzi nessuno, si sono impegnati a combatterne le cause.

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