Medici restano responsabili a titolo di colpa, effetti della legge Gelli-Bianco

In Rilievo

Dell’avvocato Alessia Polverisi

Come sovente accade dopo l’entrata in vigore di una legge che riforma in maniera considerevole una materia, anche in ambito di responsabilità sanitaria sono sorte difficoltà interpretative in ambito applicativo.

Pur avendo garantito nuove forme di tutela per il medico, la nuova legge Gelli-Bianco n. 24/17 (che ha sostituito la previgente legge Balduzzi n.189/12) ha di fatto introdotto vie più rapide e sicure per i pazienti che devono ottenere un risarcimento per danni causati dalla sanità.

Nella prassi applicativa però sono sorti non pochi problemi interpretativi soprattutto in ambito penale, che hanno reso necessario il ricorso agli “ermellini” di piazza Cavour i quali, chiamati a pronunciarsi a Sezioni Unite, il 21 dicembre del 2017 con la sentenza n.28187, hanno chiarito quando un sanitario possa considerarsi penalmente responsabile.

In particolare in tema di responsabilità colposa del medico per morte o lesioni personali, il dubbio interpretativo da dirimere era quale sia l’ambito di esclusione della punibilità previsto dall’art. 590 sexies c.p. (introdotto dall’art. 6 della Legge Gelli-Bianco).
In sintesi, la sentenza ha statuito che il sanitario, nell’esercizio dell’attività medico-chirurgica risponde per morte o lesioni nei seguenti casi:

Il primo: se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) derivante da “negligenza o imprudenza”.
Il secondo: se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) derivante da “imperizia”: a) nel caso di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’atto medico quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida (ossia raccomandazioni di comportamento clinico emanate da soggetti autorizzati) o, in mancanza dalle buone pratiche clinico-assistenziali. B) Nell’ipotesi di errore rimproverabile nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto, fermo restando l’obbligo del medico di disapplicarle quando la specificità del caso renda necessario discostarsi da esse.
Il terzo: se l’evento si è verificato per colpa (soltanto “grave”) da imperizia nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione, quando il medico, in detta fase, abbia comunque scelto e rispettato le linee-guida o, in mancanza, le buone pratiche che risultano adeguate o adatte al caso concreto, tenuto conto altresì del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico.

Questa in estrema sintesi è l’importante decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione la quale, con tale statuizione, reintroduce in sostanza una “gradazione della colpa” solo in relazione all’”imperizia”.
Sembra quindi che i Giudici di legittimità abbiano effettivamente riconosciuto l’operatività del nuovo secondo comma dell’art 590 sexies c.p. limitatamente ai casi di “imperizia” in cui vi sia un errore (seppur “lieve”) nell’eseguire le c.d. “linee guida” o le “buone pratiche clinico-assistenziali” in relazione al caso concreto.
Quindi il medico risulterà responsabile penalmente in caso di imperizia grave ossia nel caso in cui egli abbia, sempre in relazione alle linee-guida, effettuato delle scelte errate oppure non abbia individuato correttamente le giuste regole da seguire.
Di contro ben potrà beneficiare della non punibilità nel caso di imperizia lieve ossia in tutte quelle ipotesi in cui, nonostante l’osservanza delle linee-guida, l’evento si è poi verificato ugualmente.

Dunque, chiamate a dirimere un contrasto Giurisprudenziale di notevole consistenza, le Sezioni Unite hanno scelto una soluzione incline alla esclusione di responsabilità per colpa lieve allorquando il medico pur avendo correttamente individuato ed applicato le linee guida pertinenti al caso concreto, l’evento lesivo è comunque accaduto.

Il tutto ovviamente è da rapportare alla difficoltà del caso concreto, spesso connotato dall’urgenza o dalla particolare complessità.

Alla luce di tale recente intervento Giurisprudenziale sarà ora interessante verificarne l’applicazione al caso concreto in una materia così complessa ed in continua evoluzione come la responsabilità medica che, pur trovando il suo fondamento nel diritto alla salute garantito dalla nostra Carta Costituzionale all’art. 32, continua da sempre ad incontrare ostacoli di ogni genere e tipo.
Oggi infatti è diventato sempre più difficile esercitare una professione sanitaria senza doversi trovare coinvolto, almeno una volta nell’ambito della propria carriera, in un procedimento penale a proprio carico, anche solo a titolo di responsabilità nell’ambito dell’equipe medica.
Tutto ciò purtroppo limita il medico nell’esercitare con serenità la propria professione.

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