All’interno dei partiti: quanto erano importanti i numeri due. Dove sono?

Politica

La funzione dei partiti dovrebbe essere ben nota agli addetti ai lavori e a coloro che si affacciano alla politica.

Il partito, per semplificare, ha sostanzialmente tre funzioni. La prima. Selezionare la classe dirigente.
La seconda. Essere punto di mediazione tra interessi particolari e generali. Tra l’aspirazione e il legittimo desiderio del privato e l’ interesse pubblico. La terza. Essere il termometro degli effetti di una determinata azione politica, dei bisogni e dei desideri di un popolo nei limiti per cui ogni desiderio non può essere trasformato in un diritto.

Essere luogo di confronto dove la maggioranza è esecutrice della propria linea politica è dove la minoranza ha funzione di stimolo e crea le condizioni per diventare, a sua volta, maggioranza attraverso nuovi contenuti e attraverso la credibilità dei propri rappresentanti.

Oggi i partiti non selezionano la classe dirigente ma è il capo che sceglie adottando il criterio innanzitutto di fedeltà. Praticano la politica sondaggista per scoprire i desideri del popolo e stilando, di conseguenza, programmi demagogici e irrealizzabili. Il partito si piega verso il popolo invece di prenderlo per mano e , attraverso la persuasione, condurlo verso una stella polare ben definita (elevare un popolo).
Si mortificano e si annientano le Minoranze e rimangono, all’interno dei partiti, dei capi che, con il loro accoliti, comandano ma non persuadono, è quando il partito è in fase morente lo gestiscono come partito “fortino” per resistere il più possibile.

Quanto erano importanti i numeri due.
I Rauti nel Msi, i Cossutta nel PCI, alternativamente i Moro e Andreotti nella Dc per citare alcuni esempi.
Quanto sono stati importanti per la crescita dei rispettivi partiti sia a livello culturale che politico.
Negli ultimi venticinque anni gli aspiranti numeri due sono stati messi alla porta.
Costretti a scegliere se fare gli zerbini o continuare a fare politica. Sbeffeggiati, mortificati, annientati, costretti ad andarsene e accusati di alto tradimento.

L’ accusa più infamante e che fa più male per chi ha dato la vita ad un partito è proprio quella di averlo tradito. È naturale che un sentimento di avversione si trasformi in odio perché non esiste mezzo, facilmente comprensibile all’opinione pubblica, per dimostrare che si può essere cacciati senza volerlo e si può essere messi alla porta lentamente e, facendo leva sulla dignità, essere costretti ad una decisione irreversibile.

Facciamo poca attenzione a ciò che accade all’interno dei partiti che sono la cellula fondamentale della nostra democrazia come la famiglia per la nostra società e un partito senza un numero due è come una famiglia in cui viene meno il padre o la madre.

Di Amedeo Giustini

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