Cipriani e Tulli, speranza in lungimiranza del Papa “proprietario” dello Ior

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Paolo Cipriani e Massimo Tulli, ex direttore generale ed ex vice direttore generale dello Ior, condannati in sede civile al risarcimento di 47 milioni di euro per danni causati allo stesso Ior, hanno fatto sapere che si rimetteranno alla decisioni dei giudici ma che la loro “esperienza personale circa la competenza e indipendenza di detti Organi è stata tragica”.

Commentando le affermazioni contenute nel bilancio 2017 dell’istituto pubblicato recentemente ci hanno tenuto a sottolineare: “Riteniamo con filiale attitudine che la lungimiranza di Papa Francesco, che più volte ha dimostrato che se correttamente informato ha fatto emergere la trasparenza e la giustizia nel giudizio, farà venir fuori il nostro operato sempre teso al conseguimento del bene della Chiesa”.

D’altronde, ci tengono ad evidenziarlo, “non può sfuggire, certo, il dato che il Santo Padre, ‘proprietario’ dello Ior, con il quale siamo in causa, è anche la Carica a cui spetta di nominare i giudici dei tribunali che si sono pronunciati sulla controversia fra noi e lo Ior e che dovranno decidere sull’appello presentato”.

Nella nota diffusa dallo studio legale Grande Stevens e ripresa dall’Ansa, c’è anche un commento alle affermazioni del Presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza.

“Sua Eminenza Santos Abril y Castello ha precisato ‘la scelta dell’Istituto di rimettersi alle decisioni dei tribunali competenti per accertare la responsabilità di soggetti che in passato … ne hanno tradito la fiducia e lo hanno gravemente danneggiato …’. La recente condanna in sede civile al risarcimento di 47 milioni di euro per danni causati allo Ior – scrivono Tulli e Cipriani – ci chiama in causa e, pertanto, desideriamo esprimere il nostro pensiero. Lo stupore iniziale sta nel fatto che queste parole siano state pronunciate da Sua Eminenza che ben ci conosce, in quanto ha potuto apprezzare, seppur non direttamente, con quanto professionalità e dedizione il direttore si sia prodigato per la Chiesa di Slovenia, proprio durante l’ultimo periodo del suo incarico come Nunzio Apostolico del paese. Analizzando, quindi, le parole di Sua Eminenza ci sentiamo di condividere quanto dichiarato in merito alla decisione di rimettersi alle decisioni dei tribunali: anche per noi vale il medesimo principio del rispetto”.

Tuttavia, e qui si torna all’incipit, “l’esperienza personale circa la competenza e indipendenza di detti Organi è stata tragica”.

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