Il 10 giugno e la futura saldatura tra il M5s e il civismo nazionale

Politica

La sera del 10 giugno, in occasione delle prossime elezioni amministrative, avremo un’ indicazione chiara di quanto la politica nazionale avrà influito sul sentimento dell’elettorato e della politica locale.
Nulla o quasi. La politica comunale o cittadina è stata sempre più avanti di quella nazionale.

Il maggiore contatto e sintonia con i cittadini da parte di coloro che fanno politica a livello locale permise di registrare come percezione il cambiamento che era in atto nell’opinione pubblica a causa della crisi dei partiti.
Non a caso nacque il civismo come fenomeno nazionale che lo ha visto prevalere in tanti comuni.

Del resto il contratto di governo tra il M5S e la Lega, sottoscritto in queste ultime settimane, è stato il riverbero della centralità del programma elettorale che propone il civismo ormai da qualche anno nelle elezioni amministrative unito ad una classe dirigente credibile.

Tutto fa presagire che questo fenomeno del civismo nazionale sia ormai consolidato anche a causa dei partiti tradizionali che sono sempre meno strutturati sul territorio e non selezionano più la classe dirigente ma anche su una nuova consapevolezza del cittadino elettore della profonda differenza che esiste tra il voto politico e quello amministrativo.

Nel voto amministrativo si vota la persona e il programma ed entrano in ballo altri elementi come la diretta conoscenza dei candidati, la loro preparazione e credibilità, la loro capacità di introduzione nel tessuto connettivo della città.

Non è difficile attendersi dall’esito delle urne una batosta ulteriore dei partiti tradizionali ed in particolare del PD e di FI che rappresentano, a torto o a ragione, il vecchio, la sconfitta, l’autoreferenzialità, la conservazione, il garantismo peloso e la difesa dell’ALTO a discapito del BASSO.

Si auspica per il futuro che il M5S, un movimento che nasce sulla trasparenza e sulle cose da fare, possa consentire una saldatura con il civismo autentico e il fenomeno avrebbe una ripercussione rivoluzionaria in tante realtà dove il rifiuto di allearsi con chiunque è ostativo ad un processo di reale cambiamento.
Tale fusione colmerebbe anche qualche lacuna di inesperienza e, a volte, di incompetenza.
La politica, come dimostra la storia, è cambiata sempre dal BASSO perché chi sta in ALTO mira esclusivamente all’autoconservazione.

di Amedeo Giustini

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