I nostri risparmi nel duello tra Europa e Italia: come muoversi

Economia In Rilievo

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Oggi gestire i propri risparmi è qualcosa di difficile anche per gli esperti, i cittadini comuni si trovano nella difficile situazione di scegliere fra investimenti rischiosi che garantiscano un minimo di redditività o di trovarsi con titoli sicuri ma che non rendono nulla se non per le banche che si fanno pagare commissioni di gestioni alte.

Siamo in un periodo di incertezza a livello internazionale e nazionale dato il prevalere del senso di sfiducia verso la cooperazione fra stati e il ritorno di una vecchia istituzione, quella dei dazi. Ciò che è valido oggi potrebbe non esserlo più in breve tempo, perciò diversificare molto gli investimenti e tenersi costantemente informati. Di questi tempi è più facile dire cosa non fare che quello che è meglio fare.

Le obbligazioni societarie e i titoli di stato europei rendono pochissimo, a meno che non si scelgano prodotti a lunga scadenza, ma questi possono avere delle oscillazioni ampie e come sappiamo con la graduale conclusione del Quantitative Easing (l’acquisto di titoli da parte della Bce) sono destinati a perdere di valore. Fra questi i titoli di stato italiani sono decisamente nell’occhio del ciclone, per alcuni è un problema di eurocrati e politici tedeschi, ma risulta ridicolo che qualche risparmiatore piccolo o grande che sia, acquisti a cuor leggero titoli legati ad un debito pubblico pesante, senza alcuna intenzione da parte del governo di porre sotto controllo spesa dello stato e deficit, in un paese che di certo non brilla per crescita economica. Il pericolo Italia è ben presente e dai btp può estendersi facilmente a banche e assicurazioni che ne detengono in gran quantità per allargarsi infine a tutte le società quotate in Borsa.

Dopo mesi di Super Euro che schiacciava tutte le principali valute internazionali, oggi la nostra moneta sembra rifluire perciò può essere interessante acquistare obbligazioni in valuta straniera, ma attenzione la sterlina risente della caduta della crescita economica inglese (passata dal 3% all’1,2%) causata dalla Brexit, il dollaro ha più possibilità di rivalutarsi, le valute emergenti possono essere altrettanto interessanti ma richiedono un’attenzione molto alta, pensiamo all’Argentina che dopo un paio di anni di ottima crescita economica ha visto nelle settimane scorse una improvvisa ondata d’inflazione e la conseguente svalutazione del Peso.
Vediamo l’azionario, escludendo quello italiano almeno fino a che non si conosceranno le intenzioni economiche reali e le coperture alle incredibili promesse dei due partiti governativi, si possono trovare occasioni interessanti.

L’Asia emergente ha incassato bene il colpo dato dalla politica dei dazi di Trump, Giappone ed Europa non se la passano male (anche se gli ultimi dati macroeconomci sono meno positivi), ma il migliore indice è il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici americani anche se le sue valutazioni sono considerate già piuttosto alte. Infine da non trascurare sono i cosiddetti investment certificates, strumenti piuttosto complessi che vanno ben studiati prima di essere acquistati, molti di essi presentano la possibilità di guadagno anche se i titoli o gli indici di Borsa “sottostanti” hanno un andamento mediocre. Andrebbero acquistati non dalla banca emittente che si fa pagare delle commissioni di ingresso relativamente molto alte, ma sul Sedex o gli altre mercati secondari.

Andare sul sicuro significa acquistare titoli che non rendono nulla, andare sui titoli più a rischio richiede grande attenzione, collocarsi in una posizione intermedia sembra essere la scelta più opportuna.

di Luciano Atticciati

 

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