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FAMIGLIA scritto e diretto da Valentina Esposito al Teatro India

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Dal 16 al 20 gennaio al Teatro India la coraggiosa e determinata Valentina Esposito porta in scena FAMIGLIA, creazione di successo della sua Fort Apache Cinema Teatro, compagnia permanente di attori ex-detenuti, fra i quali spicca il nome di Marcello Fonte – dopo Cannes, miglior interprete agli European Film Awards di Siviglia per Dogman di Matteo Garrone – in compagnia dei talentuosi Alessandro Bernardini, Christian Cavorso, Chiara Cavalieri, Matteo Cateni, Viola Centi, Alessandro Forcinelli, Gabriella Indolfi, Piero Piccinin, Giancarlo Porcacchia, Fabio Rizzuto, Edoardo Timmi e Cristina Vagnoli.

La pièce porta in scena la storia di una famiglia in cui, di padre in figlio, scorre una vena di violenza. In occasione del matrimonio dell’ultima e unica figlia femmina di una numerosa famiglia tutta al maschile, si riuniscono nuovamente tre generazioni di persone legate da antichi dolori e irrisolte incomprensioni. La cerimonia diventa pretesto per rimettere sullo stesso tavolo i padri dei padri e i figli dei figli, e consumare una vicenda d’amore e d’odio, sospesa tra passato e presente: «Siamo troppo vicini, ma non vicini abbastanza» dice uno dei protagonisti. Lo svolgimento della trama anima il vero significato di una pièce che prova a scandagliare l’anima di uomini che nei lunghi anni di reclusione hanno sofferto per gli affetti lontani, per i figli distanti, per gli amori perduti, e si trovano ora a tentare una ricostruzione emotiva di un rapporto difficile fatto di rivendicazioni e ribellioni. Vivi e morti in un continuo alternarsi di sogno e realtà, dove i diversi componenti maschili della famiglia si scontrano e i più deboli soccombono, lasciando però un bagliore di speranza nel finale. Accanto agli uomini, si aggirano donne che garantiscono equilibrio alla storia, ricucendo strappi e lacerazioni, sanando dissidi e contraddizioni.

Valentina Esposito dirige uomini e donne che hanno vissuto sulla propria pelle la dura esperienza del carcere, diventando qui stimolo per dar vita a uno spettacolo intenso di legami e fratture, di affetti e dolori, di perdite e ritrovamenti. «Questo spettacolo è dedicato a chi non c’è – commenta la regista – Ai figli lontani e ai padri che sono morti mentre i figli erano lontano. Sulla scena ci sono tutti, le persone, i personaggi, i fantasmi. Non importa se non c’è più il muro di un carcere a separarli. Ancora una volta questi attori usano il teatro per quello che serve, per colmare una distanza, per aggredire il senso di colpa, per sostenere il peso del giudizio. Per parlare a chi forse è in platea o forse non c’è più. Ed è in questo sforzo e in questa necessità che ci raccontano della famiglia, della ferocia degli affetti, dell’amore e della violenza, della solitudine. Del tempo che passa. In un semplice, tragico, commovente passaggio dalla realtà alla finzione»

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