Iniziate in Friuli le riprese del film documentario Bassil’ora prodotto da Emera Film

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Sono ufficialmente cominciate in Friuli, presso il Santuario e Museo di Cargnacco, Pozzuolo del Friuli (UD) e continueranno in Veneto tra il padovano e il veneziano, le riprese del documentario di creazioneBassil’ora – Storia di prigionia dalle gelide terre russe: un intenso racconto, fra documentario e animazione, che attraverso la vicenda diGiuseppe Bassi, reduce dall’orrore della Campagna di Russia,  ci offre uno squarcio su un momento realmente buio della Storia.

Al suo fianco, in questa narrazione ricca di immagini, fotografie e parole, a coadiuvare il racconto, la figura di una donna, interpretata dall’attrice Karina Arutyunyan, una nipote di quel tempo e di quei nemici di allora. Il lungometraggio è prodotto dalla veneta Emera Film con il contributo di Kioene e con il patrocinio del Comune di Villanova di Camposampiero (PD), di U.N.I.R.R. Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia e del Comune di Pozzuolo del Friuli (UD).

Il documentario si concentra sulla storia di due personaggi principali. Giuseppe Bassi, un arzillo centenario che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale sul fronte sovietico: uno dei pochi sopravvissuti della Campagna italiana di Russia.

Catturato dai Sovietici nel ’42, imprigionato nei campi di concentramento di Tambov, Oranki e Suzdal, è rientrato in Italia un anno e mezzo dopo la fine della guerra. Il secondo personaggio è invece rappresentato da Karina, donna di origini russe che abita a Mestre nel veneziano che proprio grazie ai suoi ricordi, ci riporterà al giorno in cui ha conosciuto Giuseppe Bassi. Una donna che con la guerra ha avuto poco a che fare, che ha un vissuto completamente diverso, ma che proviene proprio da quel paese in cui Giuseppe ha vissuto tanta sofferenza.

Sinossi

Karina ripercorre gli incontri che ha avuto con Giuseppe e fa riaffiorare alla memoria i momenti che hanno vissuto insieme, le sue parole e la sua storia che, un po’ alla volta, prendono forma nel suo racconto.  Sono tre gli ambienti che si alternano nella sua memoria: la cripta, luogo in cui lei e Giuseppe si sono conosciuti; il museo, che raccoglie tanti documenti e testimonianze di quella guerra,

e la casa di Giuseppe dove, dopo qualche tempo dal loro primo incontro, si rivedono nuovamente. Attraverso le sue riflessioni entriamo in profondità del vissuto di Giuseppe, nelle sue emozioni, ma, al tempo stesso, passiamo dal microcosmo della sua storia personale, al macrocosmo della guerra intesa in senso più ampio. Le vicende che riaffiorano alla sua memoria, laddove non raccontate attraverso le sue stesse foto e disegni, sono rese visivamente dalle animazioni, a rappresentare l’immaginazione di Karina che ricostruisce con la sua fantasia i racconti di vita di Giuseppe. La sua voce diventa quella di un noi collettivo, quella di un personaggio con cui immedesimarsi perché mostra la guerra nella sua tragedia, senza schieramenti, e cerca di portare uno sguardo oggettivo sul fronte Russo, una pagina di storia poco raccontata della Seconda Guerra Mondiale.

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