Word Congress of Families. Grillini e sinistra: il vero Medioevo sono loro

Politica

Prendiamo due piazze opposte: quella di sabato, la manifestazione antirazzista-arcobaleno, voluta dal sindaco Sala, ribattezzata come la “nuova risposta”, “l’altro mondo possibile” contro il populismo-sovranista del governo gialloverde, cui hanno partecipato esponenti della sinistra politica, moderata e radicale (i primaristi Zingaretti, Martina e Giachetti), sindacalisti, attori, cantanti, Gino Strada, Anpi, Acli, cattolici di base, volontari, migranti organizzati e centri sociali.

Una piazza, considerata dai media e dagli osservatori ufficiali alla stregua dei Gay Pride, inclusiva, democratica, moderna, che concede diritti a tutti.

E prendiamo la futura piazza del World Congress of Families, che si svolgerà a Verona il prossimo 29,30,31 marzo. Una manifestazione già bollata nel peggiore dei modi. Una piazza, rea di parlare della famiglia naturale (tra l’altro, prevista dalla Costituzione per l’articolo 29), che “toglie i diritti, mina le libertà democratiche”. Insomma, una piazza anti-costituzionale.

Ultima polemica la concessione del patrocinio governativo.

I giornali laicisti e i loro politici di riferimento non hanno perso la ghiotta occasione per colpire di fatto Salvini (che interverrà), il ministro Fontana (sponsor del Congress), iniziando una preventiva campagna di “terrore”, finalizzata a demonizzare l’evento, non solo per mera appartenenza ideologica, ma per accentuare le divisioni in seno alla maggioranza, tra la Lega, colpevole di difendere i valori dei credenti, e i 5Stelle storicamente laicisti sul tema famiglia naturale, centralità della vita etc.

Lo scopo? Mettere in crisi il governo anche sui temi etici (non previsti dal contratto), come già sta accadendo sulla Tav, le autonomie etc, e spaventare i cattolici moderati, spostando il baricentro dell’iniziativa verso l’estrema destra. Un’operazione che mediaticamente funziona da decenni, e produce la solita indignazione antifascista, antirazzista, anti discriminazione.

E infatti, Spadafora, sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio, con delega alle Pari Opportunità, ha subito reagito. Ha sconfessato con veemenza il patrocinio governativo (argomento, va detto, immediatamente chiarito dagli organizzatori): “Mi fa arrabbiare il tentativo di accomunarci alla Lega in tema di diritti. Finché ci sarà questo governo non ci sarà mai nessun arretramento culturale del paese”.

Nulla di nuovo sotto il sole. A cominciare dalle parole usate, a mo’ di dogmi, in questi articoli, sia dai giornalisti, sia dai diretti interessati: parole che sarebbero da discutere integralmente: “Arretramento”. Ma chi decide cos’è l’avanzamento? E poi, “ultracattolici”, altro termine abusato: non ci sono ultracattolici o cattolici tiepidi o moderni, ci sono cattolici punto e non cattolici.

Buffagni, altro grillino, è andato oltre: “C’è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare che qualcuno abbia nostalgia del medioevo, di quel periodo oscuro”. Ma qualcuno ha mai detto a Buffagni che le prime streghe sono state bruciate durante l’Umanesimo, il periodo storico che tutti i laicisti, i liberal, i radical, esaltano come la vittoria dell’uomo, con la U maiuscola, sul Medioevo, “colpevole” di mettere Dio al centro della storia?

E ancora: si parla di “internazionale tradizionalista” e Fratoianni, di Leu, dice che a Verona “confluiranno estremisti di destra, estremisti cattolici, antiabortisti, antidivorzisti, antigay”. Ma i cattolici devono essere pro-aborto o pro-divorzio, per fare un favore a lui? Evidentemente Fratoianni, accecato dalla demagogia, ha dimenticato la dottrina cattolica.

Cosa dimostra tutto questo? A parte, la scontata grancassa mediatica di parte che aumenterà e la guerra antropologica ormai scoppiata; a parte le differenze di campo tra i cattolici (chi legittimamente ritiene che ci debba essere un partito unico dei credenti e chi crede nella formula associativa dei credenti negli altri partiti), una cosa è certa: i “nemici” sono gli stessi. Il pensiero unico, la secolarizzazione, il laicismo, il giacobinismo, il globalismo. Quella visione della democrazia, fintamente laica, che mira a distruggere le identità storiche, culturali e religiose dei popoli: tutti atei, tutti moderni, tutti integrati, tutti pacificati, tutti omologati. In realtà, tutti apolidi, precari e liquidi.
E almeno su questo, sui nemici, i credenti dovrebbero, anzi devono essere uniti.

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