La Cineteca Nazionale riparte dalla Sala Rocca del MiBAC

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La Cineteca Nazionale, che quest’anno compie 70 anni (è stata istituita per legge nel 1949) ed è parte integrante del Centro Sperimentale di Cinematografia, riprende le programmazioni. Dopo la chiusura del cinema Trevi, che è stato per anni la sede delle proiezioni delle pellicole conservate in Cineteca, si riparte dalla Sala Rocca del MiBAC, nello splendido scenario di Santa Croce in Gerusalemme dove il Centro Sperimentale di Cinematografia ha organizzato l’anno scorso la rassegna “Per il cinema italiano”.

La Sala Rocca ha 42 posti ed è una saletta di proiezione estremamente confortevole e tecnologicamente all’avanguardia. Le proiezioni saranno ad ingresso gratuito, fino a disponibilità di posti.

Fino al 18 aprile la Cineteca organizzerà in questo spazio del Ministero un omaggio a Gillo Pontecorvo, artista del quale quest’anno ricorre (il 19 novembre) il centenario della nascita. Verranno proiettati i cinque lungometraggi da lui diretti e due documentari/interviste realizzati da Marco Turco e Lidia Ravera.

La programmazione riprenderà dopo le feste, il 2 maggio, con modalità e cadenze che verranno tempestivamente comunicate.

A cent’anni dalla nascita, la Cineteca Nazionale rende omaggio a Gillo Pontecorvo (Pisa, 19 novembre 1919 – Roma, 12 ottobre 2006). Non solo regista, ma anche direttore della Mostra del Cinema di Venezia dal 1992 al 1996 e presidente di Cinecittà fino al 1999, Gillo Pontecorvo è stato un uomo di cinema a trecentosessanta gradi. Si è deciso di “ritagliare” alcune parole dall’articolo commosso di Irene Bignardi («La Repubblica», 13 ottobre 2006), autrice anche dell’indimenticabile Memorie estorte a uno smemorato. Vita di Gillo Pontecorvo (Feltrinelli, 1999) e soprattutto sua grande amica: «Oltre che nelle storie del cinema, oltre che nel ricordo allegro degli amici che hanno condiviso con lui un pezzo della sua straordinaria vita, oltre che nella memoria della sua famiglia, Gillo Pontecorvo dovrebbe restare anche nel Guinness dei primati. Perché credo non ci sia un altro autore di cinema che sia riuscito a girare così pochi film nell’arco di una così lunga e bella vita, cinque e mezzo in tutto, per rubare la modalità di calcolo a Fellini. E che sarebbe comunque rimasto nella storia del cinema e nella memoria collettiva per un film che torreggia su tutti gli altri, che tutti ricordano, che ha parlato a tutto il mondo: La battaglia di Algeri (Leone d’oro a Venezia nel 1966) e che, ogni volta che lo si vede, sorprende per la potenza, l’onestà, la profondità, l’intelligenza politica, la capacità di emozionare – qualcosa che solo il grandissimo cinema sa dare.

Ma ricordare Gillo (devo dirlo: il “mio” amico Gillo, con cui ho lavorato, chiacchierato, litigato, e passato molte ore a “estorcergli”, così lui diceva, le sue memorie di vero o finto smemorato per la sua biografia che andavo scrivendo), ricordare Gillo vuol dire parlare non solo del regista ma di una persona e di una avventura umana uniche e speciali, di una vita divisa in tante tranche avvincenti e avventurose. […] E lui, Gillo, serenamente pigro, innamorato della vita, dei suoi piccoli rituali, dei suoi tre figli, di sua moglie Picci, dei fiori che coltivava con rimarchevole pollice verde e con un paio di cesoie sempre in tasca destinate soprattutto a rubare bulbi e talee in casa altrui, non aveva voglia di combattere, con la sua amabilità da folletto e la sua cocciutaggine da pasionario, per qualcosa che non fosse un grande progetto emozionante. Era capace di vivere con poco. La sua colorata casa di Roma, gestita con gentilezza poetica da Picci, è sempre stata un approdo di amicizie e sentimenti, lontana da qualsiasi mondanità romana. E la sua storia è la storia di un uomo che ha saputo vivere la vita fino in fondo, testardamente godereccio con poco, cercando sempre di pensare in grande».

Martedì 16 aprile

ore 18.45 Lo sguardo sull’uomo. Incontro con Gillo Pontecorvo di Marco Turco (2001, 52’)

«Con l’aiuto di Irene [Bignardi, n.d.r.], che sapientemente colmava i vuoti della memoria, per due giorni siamo stati – io e la troupe – ad ascoltare la vita di questo giovane vecchio, come dei bambini che ascoltano una lunga favola dal nonno. Dagli anni dell’infanzia in una famiglia di geni, all’avventurosa parentesi francese prima della guerra, dall’impegno partigiano nella resistenza, ai primi documentari militari, fino al grande cinema d’impegno e alla consacrazione come regista internazionale» (Turco). Le riprese sono state effettuate a Roma nelle case di Gillo Pontecorvo e Ennio Morricone, a Cinecittà nello studio di Marcello Gatti, in via Massacciuccoli e a Fregene, tra giugno e luglio 2000. Lo sguardo sull’uomo. Incontro con Gillo Pontecorvo a cura di Irene Bignardi fa parte dell’Archivio della Memoria – Ritratti italiani n. 7 ed è stato prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

a seguire Intervista a Gillo Pontecorvo (2004, 47’)

Intervista a Gillo Pontecorvo a cura di Lidia Ravera, realizzata alla Casa del Cinema.

ore 20.45 La grande strada azzurra di Gillo Pontecorvo (1957, 95’)

Tra i poveri pescatori dell’arcipelago, Squarciò, che pratica illegalmente la pesca con bombe esplosive, è l’unico che goda di una certa agiatezza. Il maresciallo, vecchio amico di Squarciò, benché sia a conoscenza dei suoi metodi, non ha le prove per poterlo incastrare. Un giorno un giovanotto disoccupato, di cui Diana, la figlia di Squarciò, è innamorata, ruba l’esplosivo per conto del pescatore. Scoperto dal maresciallo, tenta una fuga disperata e muore. Il maresciallo, sconvolto, si dimette e il suo sostituto cerca di aumentare la sorveglianza grazie all’apporto di un potente motoscafo. Mentre gli altri pescatori propongono di costituire una cooperativa, Squarciò si procura una barca più potente. Colto in flagrante dal nuovo maresciallo, Squarciò è costretto a liberarsi della barca e con il tempo, capisce di essere rimasto solo: perfino negli occhi dei suoi figli legge una tacita disapprovazione… Primo lungometraggio di Pontecorvo, sceneggiato insieme a Franco Solinas (autore del romanzo Squarciò) ed Ennio De Concini, La grande strada azzurra ha un cast di tutto rispetto: Yves Montand, Alida Valli, Francisco Rabal, Umberto Spadaro e Mario Girotti… il futuro Terence Hill.

Mercoledì 17 aprile

ore 18.45 Kapò di Gillo Pontecorvo (1960, 117’)

Edith è una giovane prigioniera ebrea in un lager nazista che per sopravvivere diventa kapò, cioè caposquadra-aguzzina delle sue compagne. Ma l’amore per un prigioniero russo la redimerà. Il film diede origine a una violenta stroncatura, intitolata De l’abjection di Jacques Rivette («Cahiers du cinema», n. 120, giugno 1961), nella quale si rimproverava soprattutto al regista la carrellata in avanti per inquadrare il cadavere della protagonista. Quella polemica recensione fu lo spunto, trent’anni dopo, per un saggio di Serge Daney. Nastro d’argento 1961 per Didi Perego, attrice non protagonista.

ore 20.45 La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966, 121’)

Nell’ottobre del 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, uno dei capi della guerriglia algerina ricorda il passato, l’organizzazione dell’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli scioperi. «In uno stile sobrio e documentaristico, con molti attori non professionisti […], il film rievoca con una forte coralità la guerra dei popoli algerini, a partire da una “sceneggiatura di ferro” di Franco Solinas che cerca di spiegare anche le ragioni del nemico francese. […] In Francia fu vietata la proiezione, ma il film ottenne il Leone d’oro a Venezia e due nomination all’Oscar, per la regia e la sceneggiatura» (Mereghetti).

Giovedì 18 aprile

ore 18.45 Queimada di Gillo Pontecorvo (1969, 129’)

Queimada è una lunga e sofferta meditazione del regista sulla vita, sulla storia, sulla schiavitù e sulle leggi del profitto. La ricostruzione storico-geografica dei tempi del colonialismo portoghese del XIX secolo sorprende per il suo realismo. Gli attori sono portentosi, soprattutto quelli locali, che il regista selezionò direttamente a Cartagena in Colombia, nei luoghi delle riprese, per dare alla recitazione una massima veridicità. L’agente inglese William Walker, interpretato da un grande Marlon Brando, inviato sull’isola per favorire gli interessi del governo britannico, rappresenta la metafora del capitalismo imperialista. Il suo antagonista, José Dolores (Evaristo Márquez), capo dei ribelli, infiamma i cuori chiedendo l’indipendenza per il suo paese. I rimandi allusivi alla guerra del Vietnam, alla rivoluzione cubana e al marxismo lo rendono un film palesemente schierato. Sicuramente Queimada, raccontando storie specifiche e generali insieme, ha il grande merito di restituirci una visione d’insieme forte e chiara del mutamento di classe e di potere e del ritmo della trasformazione storica. La copia di Queimada è stata restaurata da Luce Cinecittà con la Cineteca di Bologna e il Csc-Cineteca Nazionale presso il Laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna con la supervisione di Marco Pontecorvo.

ore 21.00 Ogro di Gillo Pontecorvo (1979, 100’)

Nel 1973 quattro terroristi dell’ETA progettano il sequestro dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, spietato gerarca soprannominato “ogro”, l’orco, e considerato il delfino di Franco. Quando però l’uomo si avvia a diventare il capo del governo spagnolo, il sequestro si trasforma in un attentato in piena Madrid. Tratto da una storia vera, il film di Pontecorvo ha avuto una gestazione travagliata, vista la materia che affronta, e l’uscita in sala poco dopo il rapimento Moro gli attirò l’accusa di ambiguità politica. In realtà, anche grazie all’interpretazione di Volonté e alla spettacolarità della messinscena, si tratta di un’opera da recuperare.

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