Pedofilia, parla don Di Noto: “Attenti, c’è chi vuole normalizzarla”

Interviste

Condividi!

Passa principalmente per la rete la campagna di sensibilizzazione lanciata da Meter Onlus, assieme a Pro Vita & Famiglia, contro gli abusi sui minori. Le leggi antipedofilia ci sono, le azioni di denuncia sono numerose, la consapevolezza popolare sta crescendo: quello che manca sono adeguate sanzioni per chi si macchia di crimini di pedofilia o pedopornografia in rete. A denunciare la persistente impunità è, ancora una volta, don Fortunato Di Noto. A colloquio con il fondatore di Meter, Lo Speciale ha messo in luce i termini della questione che, in questi anni, vive una svolta decisiva.

Don Fortunato, quali sono i punti cardine della vostra nuova campagna di sensibilizzazione?

“Un primo aspetto riguarda il fatto che, sia pure lentamente e con fatica, sta crescendo la consapevolezza della gente riguardo ai crimini della pedofilia e della pedopornografia, nonostante un certo ‘perbenismo’ di chi non vuole guardare in faccia il problema. Grazie anche alle campagne di Meter, c’è una reazione popolare. Alcuni ritengono ancora che la pedofilia sia un dramma che si consuma all’interno delle famiglie ma la nostra azione ha dimostrato che la criminalità organizzata ha messo da tempo le mani sul fenomeno, lucrando in particolare su immagini e video di contenuto pedopornografico. Il secondo aspetto rilevante è nella gestione delle denunce e delle segnalazioni alla polizia italiana e di ogni paese. Di fatto, manca una norma che obblighi i server a rimuovere i contenuti pedopornografici e a individuare i soggetti che caricano online questo materiale. Non c’è mai un’azione investigativa”.

Che senso ha, allora, fare denunce alla polizia?

“Noi abbiamo tutte le documentazioni formali di queste segnalazioni, eppure non c’è mai stata una vera e propria operazione contro la pedopornografia. Gli host e i server si appellano alla privacy dei loro utenti e non ne forniscono i dati. La polizia, quindi, non ricevendo nulla, non è nelle condizioni di compiere alcuna indagine. Ci sono almeno 35 paesi che non hanno ancora una legge che definisca il reato di pedopornografia, mentre altri, addirittura, discutono sulla possibilità di abbassare l’età minima dei minori per il consenso”.

In Italia com’è la situazione?

“Devo essere onesto, abbiamo una legislazione per la quale siamo molto ammirati nel mondo. Abbiamo norme che danno più poteri alla polizia postale, una rete di protezione dei minori più robusta. Abbiamo però il problema delle lungaggini processuali, però si può agire nel migliore dei modi: nel momento in cui si riceve una notizia di reato, si avvia un procedimento e si individuano i soggetti. Il problema non riguarda tanto ciò che avviene in Italia, quanto ciò che avviene con gli italiani che fanno turismo sessuale pedofilo all’estero: a parte, un’indagine una ventina d’anni fa, non è mai stata fatta un’operazione di contrasto al fenomeno. Eppure gli italiani sono al secondo posto per turismo sessuale… Bisognerebbe avere più attenzione da parte delle ambasciate e dei consolati italiani, dalle forze dell’ordine italiane ed estere. È necessario che si formi un pool che vada a contrastare questo fenomeno endemico grave. La legge ce l’abbiamo, il problema è la sua applicazione. Nel nostro report c’è la mappatura ufficiale delle nostre segnalazioni ufficiali alle polizie italiana ed estere. Se in tutta questa mole di segnalazioni formalmente depositate, non avviene un’operazione contro la “domanda” di pedopornografia, allora che senso ha fare delle segnalazioni? Manca la cooperazione a livello europeo e mondiale, trattandosi di un fenomeno globale.

A suo avviso, c’è il rischio che la lobby della “normalizzazione” pedofila riesca in qualche ad assuefare l’opinione pubblica e a far abbassare la guardia sul fenomeno?

“I primi siti che inneggiavano alla normalizzazione della pedofilia li abbiamo denunciati già quasi trent’anni fa. Sono migliaia i gruppi che celebrano la giornata dell’orgoglio pedofilo, che premono per la decriminalizzazione e che raccolgono anche fondi. Molti di loro vorrebbero un cambio di linguaggio: da pedofili ad ‘adulti attratti da minori’. Secondo loro ci sono minori che possono esprimere il consenso a relazioni – anche sessuali – con adulti. Tra questi lobbisti ci sono psicologi, psichiatri, filosofi. Nella sostanza affermano che il sesso con i bambini è l’ultimo tabù da superare. Tutto questo viene denunciato da trent’anni da noi di Meter e da molti altri. Anche la Convenzione di Lanzarote non è applicata da tutti gli stati: l’Italia stessa l’ha applicata solo qualche volta.
Si vuole far passare l’idea che, in fondo, l’amore è amore e che non c’è nulla di male se un adulto ama un bambino consenziente. A loro, però, rispondo con una domanda: come può un neonato essere consenziente? Quando parliamo di pedofilia, ci riferiamo, infatti, a prepuberi, cioè a bambini sotto i tredici anni, alcuni addirittura di pochi mesi… Sia chiaro: anche con i minori dai 13 ai 17 anni, la violenza è sempre violenza, anche se la questione è più complessa, può esserci la discriminante del semiconsenso. Non è, però, una manipolazione psicologica far passare l’idea che dei minori possano “amare” degli adulti? Bisogna superare l’idea ‘benpensante’ che questi abusi avvengano solo in famiglia. La ‘pedocriminalità’ sta facendo parecchi affari, tuttavia, siamo davvero tutti d’accordo sul fatto che la pedofilia sia un crimine contro l’umanità? Spero che qualcuno mi dia una risposta ufficiale”.

di Luca Marcolivio

Tagged