Petrolio Iran, scade l’embargo. Ecco cosa accadrà

Esteri Politica

Il 2 maggio 2019 scade l’esenzione di otto paesi dall’embargo sul petrolio iraniano, dichiarato unilateralmente dagli USA nell’ambito delle sanzioni applicate all’Iran.

Ripercorriamo brevemente gli eventi.
Ai primi di novembre 2018, Trump aveva deciso di applicare nuove sanzioni all’Iran. Si trattava di sanzioni disposte unilateralmente dagli USA, senza alcun avallo dell’ONU. Questa volta le sanzioni riguardano anche il petrolio iraniano.
Perciò, se qualche paese avesse incautamente acquistato petrolio o altri prodotti dall’Iran, sarebbe incorso a sua volta nelle sanzioni degli USA.

In quella circostanza Trump esentava, però, temporaneamente otto nazioni: CINA, INDIA, TURCHIA, ITALIA, GRECIA, COREA DEL SUD, GIAPPONE E TAIWAN. Appunto, temporaneamente, cioè questa esenzione è valida fino al 2 maggio 2019.

Gli USA hanno già dichiarato che non intendono rinnovare l’esenzione. Pertanto, il 2 maggio 2019 gli otto paesi di cui sopra dovranno cessare dall’acquisto del petrolio iraniano, pena l’impossibilità di commerciare con gli USA.
La prima e più ovvia conseguenza dell’embargo petrolifero totale, applicato nei confronti dell’Iran, potrebbe essere un aumento dei prezzi del petrolio. Aumento dei prezzi che metterebbe in ginocchio non soltanto l’Europa, ma anche gli USA.

Trump, a tal proposito, ha fatto sapere che conta su un aumento della produzione da parte dell’Arabia Saudita. Ma la Russia ha precisato che nell’OPEC è stato approvato un accordo che impedisce un aumento dell’estrazione di petrolio da parte di tutti i membri.

La seconda, e francamente molto più preoccupante conseguenza, qualora l’embargo totale del petrolio iraniano dovesse davvero realizzarsi, sta nel fatto che gli iraniani hanno minacciato un blocco dello stretto di Hormuz, così motivato: “Se non passa più petrolio iraniano dallo stretto di Hormuz, non passa neanche il petrolio degli altri produttori”.

Lo scenario è da incubo. In passato, infatti, per sventare una simile minaccia degli iraniani, agli USA bastava inviare anche una sola portaerei nel Golfo Persico ma questo non sarà più possibile. Con il progresso della tecnologia missilistica, oggi basta un solo missile per affondare una portaerei. E gli iraniani di missili del genere, muniti di tecnologia russa, ne possiedono una quantità industriale.

Sono perciò auspicabili strumenti politico-diplomatici e non militari, per risolvere una simile crisi, che rischia di incendiare tutto il Medio Oriente e probabilmente il resto del mondo.

di Francesco Tallarico

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