Tiziano Ferro si sposa a Sabaudia, ma il “matrimonio” non c’è

Politica

“Tiziano Ferro si è sposato”, “il matrimonio di Tiziano Ferro”, “Tiziano Ferro è convolato a nozze”. Sono stati questi i principali titoli dei giornali nel riferire dell’unione civile fra il noto cantante e il suo compagno Victor Allen, a cui è legato sentimentalmente da circa tre anni.

L’unione è stata ufficializzata nella casa di Tiziano Ferro a Sabaudia dopo che la coppia si era già segretamente sposata lo scorso 25 giugno a Los Angeles.

“Il matrimonio è una cosa sconvolgente – ha dichiarato il cantante a Vanity Fair – Perché con il matrimonio lui entra a far parte della mia famiglia e questa è una verità che non si può tacere”.

Ma in realtà non c’è stato nessun matrimonio, ma soltanto quell’istituto giuridico che si chiama “unione civile”

Ed è quello che il cantante e il suo compagno hanno fatto a Sabaudia, si sono cioè “uniti civilmente”.

Se di matrimonio si può parlare forse, lo si può fare soltanto con riferimento alla cerimonia di Las Vegas che però non ha alcuna validità giuridica in Italia.

Quindi perché parlare di matrimonio? La stessa legge Cirinnà, pur introducendo per le coppie gay diritti e doveri simili a quelli del matrimonio, specifica il termine “unione civile” proprio per tenere i due istituti distinti e separati, considerando che nel caso dell’unione civile non sono per esempio consentite le adozioni come avviene per le coppie sposate tramite regolare matrimonio.

E allora perché usare impropriamente detto termine? L’obiettivo sembra quello di voler superare la distinzione “di fatto”, ovvero facendo passare nell’opinione pubblica il messaggio che un’unione gay sia come celebrare un matrimonio. E di conseguenza diventa un’ingiustizia negare alle coppie formate da persone dello stesso sesso, il diritto alle adozioni consentito invece alle coppie etero che hanno contratto matrimonio.

Non a caso lo stesso Ferro ha più volte espresso il desiderio di diventare padre, anni fa disse di volerlo diventare anche da solo. Ora che si è unito al suo compagno il desiderio è tornato a manifestarsi.

Un tentativo insomma di influenzare la cultura e la mentalità con l’utilizzo di un linguaggio inappropriato? Con l’intento di superare “mentalmente” ciò che la legge tiene adeguatamente distinto e separato? Non per discriminare le coppie gay, ma con l’obiettivo di differenziare il campo dei diritti e soprattutto il diritto dei bambini di crescere con il papà e la mamma?

Diritto fino ad oggi facilmente aggirato con il ricorso alla maternità surrogata, illegale in Italia ma consentita all’estero e con il riconoscimento poi del diritto a crescere nella famiglia omogenitoriale da parte dei tribunali con la tipica formula “dell’interesse supremo del bambino”.

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