Foto americano bendato: da tolleranza zero a #statodidiritto

Politica

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I carabinieri hanno avviato un’indagine interna in seguito alla diffusione della foto che ritrae uno dei due americani in carcere per l’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, in caserma, bendato e con le mani legate dietro la schiena.

Dalle verifiche è emerso che il ragazzo americano sarebbe rimasto bendato per diversi minuti prima di essere spostato in un’altra stanza. È stato individuato il responsabile che sarà trasferito ad «altro incarico non operativo».

Tuttavia il Procuratore generale di Roma Giovanni Salvi ha tenuto a precisare che «le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All’interrogatorio é stato presente un difensore ed é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti». Non c’è stata dunque alcuna violazione dei diritti della difesa.

Eppure quella foto, come era inevitabile, ha scatenato un vespaio di polemiche soprattutto a livello politico.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato: “”Americano bendato? Lʼunica vittima è il carabiniere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “”A tutti quelli che ora si affannano a montare il caso del delinquente bendato in caserma vogliamo ricordare che la vittima è un carabiniere barbaramente ammazzato a 35 anni, il carnefice un balordo drogato americano. Punto”.

Diverso il commento a sinistra: “Salvini non si illuda di distrarci con le sue foto provocatorie – attacca il segretario del Pd Nicola Zingaretti – L’Italia grazie al Pd lo aspetta in Parlamento per sapere il suo ruolo nella vicenda dei legami con la Russia”. E l’ex presidente del Senato Pietro Grasso al Fatto quotidiano  ha commentato: “Quando arrestammo Bernardo Provenzano, o quando interrogai Giovanni Brusca, mi trovai davanti uomini che avevano commesso le stragi, fatto uccidere colleghi e amici, progettato il mio omicidio e il rapimento di mio figlio. Potete immaginare il mio stato d’animo. Ho sempre avuto chiaro però quale fosse il mio ruolo: quello di rappresentante dello Stato”.

Ma è soprattutto sui social che, come sempere divampa il dibattito con l’hashtag #statodidiritto

Un utente scrive: “Non ho alcun dubbio che questo tizio tra un anno sarà a fare surf in California. L’impunità dei criminali americani all’estero è una vecchissima storia”

Un altro replica: “Difendere lo #statodidiritto non significa giustificare l’assassino. Non può lo #stato mettersi ai livelli dei delinquenti lo dice la costituzione e nessun ministro può affermare il contrario perché sarebbe eversione!!!”

La solita Italia che si divide su tutto e che passa nel giro di poche ore dal grido di “tolleranza zero per gli assassini del carabiniere” alla difesa del presunto assassino (che avrebbe ammazzato il vicebrigadiere secondo l’autopsia con ben undici coltellate), in nome del garantismo e dei diritti costituzionali.

Con il risultato che da qualche ora sul banco degli imputati paradossalmente c’è finito il militare che ha scattato e divulgato la foto e quelli che hanno bendato il presunto colpevole.

Il tutto nell’ambito di un’inchiesta sull’omicidio del giovane vicebrigadiere che sembra presentare ancora degli aspetti poco chiari, soprattutto nel racconto degli indagati.

E’ stata invece confermata la versione riguardante la telefonata del pusher ai Carabinieri con la quale l’uomo denunciava di essere stato derubato del borsello dai due che chiedevano in cambio cento euro per la restituzione.

L’audio della chiamata è stato divulgato anche sui media. I due pare abbiano chiesto anche un grammo di cocaina oltre ai soldi, ma questo ovviamente l’uomo non lo ha riferito nella chiamata. Il borseggio inoltre sarebbe scattato dopo che i due americani si erano accorti di essere stati truffati dall’uomo che gli avrebbe venduto dell’aspirina spacciandola per coca.

Le indagini vanno avanti.

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