Lucia Macale (IMAGO Film): “Con i Festival mi prendo un tempo per le emozioni, per farmi cullare dal cinema e dalla sua magia. Le nuove tecnologie possono favorirne la diffusione e la fruizione”

Cultura e Cinema Interviste

Lucia Macale inizia la sua attività professionale nell’ufficio stampa Rai. Dal ’91 al 2009 intraprende un’intensa attività di producer di importanti programmi Rai e Mediaset, sia di approfondimento che di intrattenimento.

Per le stesse reti televisive firma, come autrice, anche alcune delle trasmissioni che produce. Nel 2000 fonda con Claudio Rossi Massimi, sceneggiatore e regista, la IMAGO Film per la quale produce 47 opere tra documentari, lungometraggi, cortometraggi e sitcom.

L’ultimo lungometraggio prodotto “La sindrome di Antonio” ha vinto il 12° festival internazionale di Imperia come miglior film.

A settembre del 2018 ha organizzato l’Italian Film Festival di Cipro in collaborazione con il Ministero degli Esteri e l’Ambasciata d’Italia a Nicosia e quest’anno a Baku il primo Festival del Cinema Italo-Azerbaigiano.

 Sarà quest’estate nella giuria della ventunesima edizione del Festival Inventa un Film organizzato dall’Associazione Culturale Cinema e Società di Lenola (LT) ideato e diretto da Ermete Labbadia in programma dal 7 all’11 agosto 2019.

Un rapporto con i festival che si è andato intensificando nel tempo, ce ne puoi parlare?

“Ne parlo molto volentieri. Abbiamo iniziato questa scommessa con i Festival, Claudio Rossi Massimi ed io, quasi per scherzo e un po’ per rigenerarci. Il nostro lavoro richiede energie sempre fresche, idee, contatto con la realtà e i Festival sono tutto questo. Realizzandoli abbiamo scoperto che sono molto di più. Nel festival il cinema incontra la gente e realizza il suo scopo principale, parlare a quante più persone possibili, di target e nazionalità diverse, emozionare, stupire, coinvolgere. Quando sei ad un Festival sia come pubblico sia come organizzatore sia come giuria ti prendi un tempo per le emozioni, per farti cullare dal cinema e dalla sua magia.

Quindi anche se con l’avvento del digitale la fruizione delle opere sta velocemente cambiando, ritieni che i Festival siano ancora in grado di focalizzare l’attenzione del pubblico?

“Il Festival è un luogo di emozioni, è molto di più che andare al cinema, perché il festival è un luogo ed un tempo avvolgente. Possono passare di moda le emozioni? Può distruggerle il digitale? Non credo, anzi, sono certa di no.Le nuove tecnologie possono favorire la diffusione e la fruizione. Il festival è un’altra cosa e non compete sullo stesso piano. Il festival è il tempo che ti prendi per concederti a una passione”.

Cosa significa oggi essere un piccolo produttore indipendente?

“E’ sempre più complicato essere un piccolo produttore indipendente. Nel nostro paese, soprattutto se punti sulla qualità, sei sempre più isolato. Credo che l’unica possibilità sia quella di trovare delle società affini e lavorare in team dalla produzione alla distribuzione. Oggi più che mai in Italia l’unione fa la forza. L’importante però è trovare e saper riconoscere persone affini con cui condividere bei progetti”.

Quali sono le sfide e gli ostacoli nella realizzazione di un prodotto audiovisivo?

“La vera sfida è perseguire sempre la qualità. Dal 2000, anno in cui abbiamo fondato la IMAGO, ad oggi la sfida non credo sia cambiata”.

Progetti per il futuro?

“I progetti ci sono ma ne parliamo un’altra volta, che dici?”.

 

 

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