Sardine e Ilva. A Taranto è iniziato il loro declino

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Nel 1993, nell’era di Tangentopoli, si andava alla ricerca del corrotto, poi si è passati alla rivoluzione liberale in chiave anticomunista di Silvio Berlusconi, per poi finire con la lotta contro la casta e i suoi privilegi.

Dall’introduzione del Mattarellum, sono sempre esistiti di fatto due poli contrapposti (il bipolarismo, la democrazia dell’alternanza), ma oggi viviamo in presenza di 3-4 poli che stanno creando un vero e proprio caos “post-ideologico”.

Le new entry sono le sardine, nate a Bologna, in occasione dell’inizio della campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna e che ormai nuotano da qualche settimana fra le principali città italiane contro il populismo e l’odio salviniano. Motivando una piazza che “odia” Salvini: si tratta dello stesso schema mediatico.

Domenica 1 dicembre sono sbarcate nella città dell’Ilva e il leader-portavoce Matteo Sartori, alla presenza di circa 2000 sardine, ha affermato: “La proposta folle di fare le sardine a Taranto è una proposta che porterà innovazione, modernità, serietà in questa terra e in tutta l’Italia. Non è possibile scegliere – ha continuato Sartori – tra salute e lavoro”.
Casomai la novità poteva essere una proposta concreta che salvaguardasse la salute dei bambini. Forse in molti si aspettavano qualcosa di più che un semplice flash mob. Non è facile presentarsi in una piazza dove la città è stata per anni abusata da vari esponenti politici, se non con un’idea sociale e realmente alternativa. Altrimenti meglio non andarci.

A mente fredda occorre ricordare, tra l’altro, che frasi del genere furono dette in passato da esponenti del Movimento 5 stelle. La conclusione è stata che questi ultimi una volta eletti non hanno avuto il coraggio di presentarsi ai cittadini di Taranto.

Questa volta le sardine è come se avessero nuotato nel Pacifico, un mare molto tempestoso. Durante la manifestazione avevano lo stabilimento Ilva di fronte, ma non è sufficiente protestare contro il sovranismo o il leghismo per risanare una città: occorrono idee precise, fattibili per ridare una speranza ai cittadini.
Alcuni hanno fatto notare che nel caso, c’erano pochi giovani e le motivazioni potrebbero essere numerose.

Probabilmente non basta cantare Bella Ciao, per risollevare l’Italia e aggregare i giovani. Sono idee da guerra civile, che pensavamo appartenenti alla storia e basta.
Le sardine, indubbiamente, colmano uno spazio per anni lasciato vuoto dalla sinistra; è una richiesta di ascolto e nuova rappresentanza. Ma non è sufficiente essere contro, occorre essere pro.
Cosa possiamo aspettarci, da oggi in poi, dalle sardine? Da un movimento liquido nato dai social: forse rafforzeranno la loro pinna o verranno pescate? Il timore è che saranno usate dal Pd per recuperare quello smalto che il partito ha perso per colpa sua.

di Angelo Sessa

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