Turismo sostenibile, la nuova frontiera. Un volano per la nostra economia

Economia

Nel 1666 Isaac Newton per sfuggire all’epidemia di peste che colpì la citta di Londra, si rifugiò nella sua tenuta di campagna ed elaborò le teorie sulla luce ed il movimento che rivoluzionarono il mondo della scienza.

Ieri come oggi la storia ci offre l’opportunità di essere innovativi e propositivi. A questa nuova sfida sono e saranno chiamate le Istituzioni, le imprese e gli investitori.

In un contesto così difficile e complesso, è importante chiedersi in che modo e con quali soluzioni il nostro sistema potrà contribuire a superare l’attuale congiuntura negativa.

L’Italia è senza dubbio un’area strategica al centro del Mediterraneo, a forte vocazione turistica, come dimostrano, ogni anno, i dati ISTAT che recentemente hanno rilevato il record storico di 428,8 milioni di presenze e di 128,1 milioni di arrivi.

Il Belpaese detiene un patrimonio artistico-culturale unico al mondo, 54 siti inseriti nella lista dell’UNESCO, suggestivi paesaggi naturali per colori, forme ed altezze e 7.900 km di costa, immerse in uno scenario panoramico di rara bellezza. 

Il settore turistico in Italia conferma la sua importanza anche economicamente. Rappresenta con il solo indotto diretto, il 5% del PIL ed il 6% degli occupati circa, mentre quello complessivo che tiene conto anche dell’indiretto, sale oltre il 12% del PIL. 

A fronte di questa incredibile ricchezza, sussistono, purtroppo, alcune criticità nella sua gestione ed organizzazione che ne limitano, in modo sensibile, la valorizzazione.

La scarsa attenzione politica, l’incapacità dello Stato di mettere a reddito il suo patrimonio, l’assenza di iniziative pubbliche, le ridotte capacità di spesa rispetto ai nostri competitor europei e la mancanza di un sistema fiscale chiaro, stabile ed incentivante a lungo termine, penalizzano, per ora, le infinite potenzialità di crescita del settore.

Altra causa endogena del nostro sistema dipende da tutti quegli asset turistici che, per mancanza degli standard minimi, necessitano, nelle migliori delle ipotesi, di interventi di ristrutturazione e riqualificazioni, mentre in altre si tratta di vera e propria ricostruzione. 

Nelle stesse condizioni purtroppo si trovano alcune marine che, realizzate negli anni novanta, oggi non sono in grado di far fronte e soddisfare le esigenze e le aspettative del diportista. 

Sempre più preoccupante poi è diventato il problema del turismo di massa, fenomeno sociale che ha indotto molti Paesi ad adottare misure di contenimento o di chiusura, per evitare costanti e graduali danni al territorio, all’ambiente ed all’economia locale. 

Potremmo quindi cogliere l’attuale momento per elaborare nuove strategie e così innescare, post-crisi, processi virtuosi, in modo da far conseguire, al nostro sistema Paese, un vantaggio competitivo nel settore turistico, fondato su sostenibilità ed innovazione.

Pianifichiamo oggi per un domani migliore

E’ necessario di conseguenza modificare la proposta per incentivare una domanda di qualità ed essere propositivi per definire degli obiettivi in grado di trasformarsi in progetti.  

  1. Presentare un’innovativa forma di turismo sostenibile, offrendo nuovi percorsi conoscitivi ed esperienziali, realizzati in collaborazione con partner industriali che rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo, al fine di rendere il viaggio esclusivo ed unico;
  2. conciliare le esigenze di crescita con quelle di preservazione del territorio, attuando  una politica economica capace di generare profitto, benessere e di migliorare la qualità della vita e dell’ambiente (“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.”Andy Warhol);
  3. valorizzare e promuovere il patrimonio storico-culturale- ambientale per accrescere, sempre di più, l’interesse e l’indice di gradimento delle nostre destinazioni turistiche;
  4. prevedere l’introduzione di una tassa “green oriented” a carico dei non residenti in Italia, finalizzata a raccogliere capitali per il recupero e la tutela del territorio; a coprire i costi degli elevati danni ambientali; a limitare il fenomeno del turismo di massa;
  5. riconoscere agli investitori che scelgono il Belpaese una posizione privilegiata rispetto ai loro competitor, attraverso politiche fiscali incentivanti a lungo termine che prevedono, a determinate condizioni, la maggior parte dei benefici concentrati nei primi cinque anni;
  6. creare sinergie ed instaurare costruttivi rapporti di collaborazione, tra soggetti privati,  Istituzioni ed Autorità locali, evidenziando l’importanza del dialogo fondato sull’unità di intenti economici-sociali ed ambientali, per consentire, a ciascuno attore, di contribuire, nel miglior modo possibile, al processo di pianificazione e programmazione;
  7. incentivare l’occupazione sia in forma imprenditoriale che per assunzione;
  8. un nuovo piano ormeggi a livello nazionale con servizi e standard elevati;
  9. richiamare grande attenzione a livello internazionale, coinvolgendo anche le diplomazie straniere;
  10. innescare un processo di destagionalizzazione, dove necessario, adottando il modello di successo dell’Alto Adige. 

Dobbiamo avere nuove prospettive, passare dall’immaginare al vedere. Occorre iniziativa, ambizione e coraggio. 

In questo potenziale nuovo equilibrio, uno dei protagonisti sarà sicuramente il settore immobiliare e più precisamente l’edilizia sostenibile o green.

Nell’immediato futuro dovremmo prevedere la realizzazione degli smart building (resort-hotel), alberghi che gestiranno le risorse in modo intelligente, dall’acqua, all’energia ai rifiuti, attenti alle politiche di consumo del suolo, capaci di contribuire alla diffusione dell’economia circolare, di offrire infrastrutture tecnologiche avanzate ma soprattutto in grado di rivoluzionare il concetto di accoglienza ed ospitalità, conciliando, con spirito costruttivo, le esigenze ambientali con quelle dei viaggiatori.

Un patrimonio immobiliare green, fortemente innovativo, contribuirà, in modo determinante, alla capacità del territorio di attrarre “turismo di qualità”, generando, così effetti positivi, valore economico e nuovi redditi per tutta la filiera.

Soluzioni virtuose per vincere le prossime sfide.

Paolo Rampello

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