Terremoto, un modello di ricostruzione. Parla Falcucci sindaco di Castelsantangelo sul Nera

Interviste

“Dobbiamo salvare la montagna italiana, e la dobbiamo salvare come si deve, con una attenta risposta politica, economica, sociale e stimolando e sollecitando le istituzioni”.
Il primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, uno dei Comuni colpiti dal terremoto, ha le idee chiare e soprattutto le mette in pratica: è stato il primo sindaco del cratere di un paese distrutto a pubblicare il bando per la progettazione del centro storico e le frazioni.
Ma ricostruiamo per i lettori la vicenda.

Per molto tempo si è discusso dei pochi fondi a disposizione dei comuni del Cratere, destinati a svolgere gare per la progettazione della ricostruzione, e anche Lei, più volte ha denunciato questo problema.

“È necessario precisare: noi non abbiamo denunciato la mancanza di fondi ma i tempi della burocrazia che ci sono stati imposti. Castelsantangelo sul Nera è stato il primo comune del Cratere che già a dicembre 2017 aveva approvato le sue perimetrazioni. Il primo decreto che ha emesso a suo tempo, il Vice Commissario per la ricostruzione è rimasto fermo per ben 15 mesi, nonostante le due ordinanze che prevedevano lo stanziamento delle risorse e la stesura dei piani attuativi in seguito alle perimetrazioni”.

Quindi la burocrazia è stato il vero problema?

“Esatto. Abbiamo dovuto soffrire una lunga stasi e solo a marzo 2019 sono arrivate le risorse previste dalle ordinanze, per la progettazione e gli approfondimenti sul territorio. Entrambe prevedevano delle procedure farraginose: 22 passaggi diversi per un’opera pubblica significa sottostare a dei tempi biblici”.

Nel contesto delle gare il rischio era che, per la ragione del massimo ribasso, si dovesse rinunciare a progettisti e progettazione di qualità. Poi Lei, per primo lo scorso anno ha pubblicato un bando aperto che invece ha ottenuto un grande successo. A chi è stata assegnata la sua progettazione e che strada ha intrapreso?

“Noi non abbiamo mai giocato al massimo ribasso. Avevamo una cifra che ci è stata data su base algebrica e abbiamo indetto una gara dove abbiamo richiesto che partecipassero professionisti di vari settori, puntando tutto sulla interdisciplinarità. Abbiamo cominciato con la SUAM, la Stazione Unica Appaltante della regione Marche, alla quale ci siamo affidati per la realizzazione di questo bando a livello europeo con una commissione che ha valutato i requisiti dei candidati. L’assegnazione c’è stata a dicembre e i vincitori sono stati il gruppo MATE, lo studio Stefano Boeri Architetti, la PRO.GE.77 del prof. Braga, la NHAZCA del prof. Prestininzi, lo studio DREAM e il dottor Mottemurro per la valutazione economica. Siamo stati esigenti, non credevamo che un piccolo comune come il nostro riuscisse ad aggiudicarsi dei nomi di prestigio internazionale”.

Quindi, oltre alla qualità, qual è stato per Lei un elemento vincente nella progettazione?

“L’offerta che a noi interessava non era solo relativa alle competenze ma anche di riduzione dei tempi. Ai primi di luglio uscirà il documento direttore, ossia le linee guida per la pianificazione urbanistica: questo documento sarà approvato dall’amministrazione ma noi ci siamo portati avanti. Durante la fase di assegnazione, abbiamo inventato un protocollo d’intesa per cui tutto quello che veniva messo in cantiere per la pianificazione veniva subito discusso da un gruppo di protocollo, in maniera tale che le correzioni potessero avvenire in progress, così da ridurre i tempi apportando comunque i correttivi”.

Quanto è importante la partecipazione, più ampia possibile, dei cittadini ai processi di pianificazione?

“Le ordinanze n.25 e n.39 prevedono l’ascolto attivo e la ricostruzione partecipata con la popolazione. Ci siamo dovuti adeguare agli aspetti evidenziati dai tecnici delle diverse aree, ma una volta conciliati quest’ultimi sono iniziati gli ascolti attivi. Ad oggi sono stati svolti due incontri di una lunga serie, in via telematica a causa del Covid, per informare i cittadini e permettere la partecipazione attiva della gente, con domande e opinioni”.

È elemento ormai assodato che la ricostruzione di questi territori non possa essere solo fisica, ma deve essere anche sociale ed economica. Come è riuscito a contemplare i due aspetti?

“Pianificare significa riportare in termini di sicurezza non soltanto le abitazioni ex novo, ma anche rimettere in piedi il centro storico della città e le strutture già esistenti. Avevamo una casa di riposo che dopo questa pianificazione contiamo di rifare e per cui abbiamo già ottenuto dei finanziamenti. Noi inoltre siamo dentro un parco nazionale, possiamo fare solo attività eco sostenibili e siamo fieri di poterle fare, a patto che siano anche economico sostenibili. C’è bisogno del recupero della montagna italiana e dei 10 milioni di persone che la abitano: per farlo, la risposta politica deve essere affiancata da servizi che possano garantire la qualità della vita, come presidi medici e infrastrutture telematiche che ci possano collegare con il resto del mondo”.

di IDA NICOTERA da L’Altra Amatrice

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