Covid e migranti: quell’emergenza nascosta

Politica

Certo che in quest’era in cui noi tutti viviamo in preda alla paura da epidemia Covid19, sono capitate e capitano sempre più spesso narrazioni satiriche che hanno del grottesco nonché circostanze alquanto surreali.

Basti pensare che dopo tre mesi di tiritera sui mancati aiuti concreti, sulla frase inappropriata ormai del mese di gennaio detta dal governo, “tutto sotto controllo” quando proprio così non era, su soluzioni inadempienti e false promesse da parte della classe dirigente attuale che ci governa, se non con inutili decretini!”Anti”-Cura Italia, Bonus Monopattino, Bonus Trenino, Bonus Scopetta Nazionale, Mes, Recovery Found e via dicendo, non si muove foglia, tutto è fermo … tranne cosa secondo voi? Ebbene c’è una cosa che invece in tutto questo disastroso colpo che ha investito il nostro tessuto sociale ed economico pervenuto nel nostro Paese, continua a non fermarsi.
Non si ferma l’immigrazione clandestina.

Eppure proprio il Presidente del Consiglio Conte, solo un anno fa, sosteneva con enfasi e determinazione quello che proferiva con alacrità, zelo, fervore e viva devozione, e cioè di mettere finalmente fine al business dell’immigrazione clandestina.
Mentre il governo pensa di smontare i Decreti sicurezza e spalanca i porti, le Ong portano in Italia immigrati positivi al Covid-19 da quanto emerge dalle cronache, come quelli salvati dalla Sea Watch di cui uno ricoverato in Malattie infettive. E di casi sospetti ce ne sono.

I NUMERI
Sarebbero 28 i migranti, salvati in acque internazionali dalla nave Sea Watch e imbarcati sulla nave-quarantena Moby Zazà che era a Porto Empedocle (Agrigento), che sono risultati positivi al Covid 19. I tamponi sui 209 migranti presenti sulla Moby Zazà erano stati fatti, successivamente fu reso noto che uno dei migranti sbarcati dalla Sea Watch era stato ricoverato a Malattie infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Inizialmente era un caso di sospetta tubercolosi. Poi l’esito del tampone aveva fatto chiarezza. Erano affetti dal Covid 19.

LE DOMANDE
Ma perché a una nave Ong è stato concesso di sbarcare a Porto Empedocle, che fino a poco tempo fa era considerato un porto non sicuro? Perché i migranti non sono stati mandati sulla nave-quarantena a largo, invece di arrivare sulla banchina? La Sicilia è stata esposta al pericolo di un’epidemia ancora una volta? Così denuncia il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina.

COME RISPONDE IL VIMINALE
Il Viminale invece sostiene che «Le procedure adottate per i migranti sbarcati dalla nave Sea Watch e accolti per la quarantena a bordo del traghetto Moby Zaza, ancorato nella rada di Porto Empedocle, garantiscono la piena tutela della sicurezza sanitaria del Paese». Fonti del Viminale, precisano poi che «tutti i migranti sono stati sottoposti fin dal loro arrivo alle procedure previste dalle linee guida sul sistema di isolamento elaborato dalla direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute».
«L’allerta – si conclude – è partita dopo che un caso asintomatico è stato segnalato dal personale medico di bordo alle autorità prima dello sbarco, il quale ha richiesto un secondo tampone per l’equipaggio, che già si era sottoposto al test prima della partenza, con esito negativo».

A risolvere la situazione ci ha pensato la nave-quarantena voluta dal Governo Musumeci.
Le politiche del Governo nazionale riguardo la gestione dei flussi migratori espongono i siciliani a forti rischi per la salute pubblica. Ormai non si contano più gli sbarchi autonomi con decine di barconi che raggiungono indisturbati le coste siciliane.
Una cosa è certa: l’Italia non può permettersi di aprire di nuovo le porte a tutti nel momento in cui l’emergenza sanitaria non è ancora finita.
Ma le Ong spesso tedesche, insistono per far sbarcare gli immigrati sempre e solo nel nostro Paese.
Anche in piena epidemia Covid 19, se rammentate, l’hotspot era già pieno e non poteva ospitare altri migranti per la necessaria quarantena sanitaria.
Addirittura il sindaco Martello si rivolse disperato al Ministro dell’Interno, della Difesa, al presidente della Regione dicendo che non era più possibile andare avanti così, che con il Covid, i cittadini dell’isola hanno il diritto di vedere tutelata la loro salute.

L’IMMIGRAZIONE IN DATI
Il numero degli immigrati ospitati in tutte le strutture di accoglienza distribuite in Italia è diminuito passando da 183mila all’1 gennaio del 2018 a 133mila all’1 gennaio 2019. Le domande di asilo hanno visto aumentare i dinieghi dal 57% al 78% nell’ultimo anno. Il 2019 è stato il primo anno in cui il numero delle espulsioni (221) ha superato gli sbarchi (155). A questi dati si aggiungono 368 respingimenti alle frontiere.
Nessun altro Paese tollererebbe una cosa simile. Sarebbe immaginabile la Gran Bretagna accettare il via vai nella Manica di navi delle Ong che trasportino immigrati dalla sponda Francese? O – per fare esempi molto più verosimili – gli Usa tollererebbero il medesimo via vai di Ong dalle coste del Messico o di Cuba, dove ci sono effettivamente milioni di persone che vorrebbero intraprendere un viaggio simile? Ovviamente no. Nessuno Stato sovrano accetterebbe una cosa simile, perché un flusso continuo di uomini – nella quasi totalità adulti ed in età lavorativa – non può non essere considerato un atto ostile e premeditato.

SBARCHI ITALIA 2020
Nei primi tre mesi del 2020 secondo il ministero dell’Interno sono sbarcate in Italia circa 2.800 persone, migranti in arrivo dall’estero in cerca di protezione internazionale. Si tratta di valori in crescita rispetto al 2019, quando c’era stato un minimo da diversi anni a questa parte, e insieme molto inferiori rispetto a quelli registrati in precedenza – quando a questo punto dell’anno erano arrivate già anche 25mila persone.
Il grosso degli arrivi, si legge nel bollettino, c’è stato a gennaio e febbraio mentre a marzo siamo tornati a valori minori, intorno ai 240 come grosso modo era andata anche nel 2019. Il singolo gruppo più numeroso è in arrivo dal Bangladesh, anche se in generale sono ben maggiori gli arrivi dall’Africa.
All’ultimo conteggio, aggiornato sempre al 31 marzo, risultano presenti oggi nei vari centri un filo meno di 85mila persone, di cui quasi 12mila in Lombardia, la regione più colpita dall’epidemia di COVID-19.

di Erika Kamese

Condividi!

Tagged