Sanità. Via libera al Piano nazionale prevenzione. Patto Governo-Regioni per l’assistenza sanitaria con una rete di servizi per ridurre le disuguaglianze sociali e di cura

In Rilievo Salute

“L’emergenza sanitaria da COVID-19 ha mostrato che gli interventi di Sanità Pubblica sono fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di un Paese e che la salute di tutti dipende dalla salute di ciascuno”. È una delle linee guida del nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute approvato in Conferenza Stato-Regioni dopo un mese di rinvii. Tra gli obiettivi c’è il “Sostenere il riorientamento di tutto il sistema della prevenzione verso un ‘approccio’ di Promozione della Salute” con l’obiettivo di favorire “il collegamento e l’integrazione tra le azioni previste da leggi, regolamenti, Piani di settore”.

Tra le novità i tempi più lunghi per il recepimento da parte delle Regioni. Il nuovo Piano, conta circa 200 pagine, “rappresenta la cornice comune degli obiettivi di molte delle aree rilevanti per la Sanità Pubblica”.

Molti gli obiettivi che il documento si prefigge integrando diverse discipline. La logica è illustrata come un sistema con più caratteristiche che puntano tutte verso la riduzione delle disuguaglianze di cura. “Anche alla luce delle recenti esperienze legate alla pandemia da COVID-19 e in un contesto di conseguente crisi economica, è necessario che il Sistema sanitario nazionale si ponga nuovi obiettivi organizzativi del sistema in cui esprimere i valori professionali dei diversi operatori. È indispensabile”, si legge nella presentazione, “programmare e progettare sempre più in modo integrato e in termini di rete coordinata e integrata tra le diverse strutture e attività presenti nel Territorio e gli Ospedali, i quali se isolati tra di loro e separati dal territorio che li circonda non possono rappresentare l’unica risposta ai nuovi bisogni imposti dall’evoluzione demografica ed epidemiologica”.

In questo senso, si sottolinea: “Il Piano prevenzione 2020-2025 rafforza una visione che considera la salute come risultato di uno sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente (One Health) che, riconoscendo che la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi sono interconnesse, promuove l’applicazione di un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti che hanno origine dall’interfaccia tra ambiente-animaliecosistemi”. L’obiettivo non è solo sanitario ma si fa esplicito riferimento a questioni sociali ed economiche.

“La riduzione delle principali disuguaglianze sociali e geografiche rappresenta una priorità trasversale a tutti gli obiettivi del Piano, che richiede di avvalersi dei dati scientifici, dei metodi e degli strumenti disponibili e validati, per garantire l’equità nell’azione, in una prospettiva coerente con l’approccio di “Salute in tutte le politiche”. Lo svantaggio sociale”, si afferma ancora nel Piano, “rappresenta il principale singolo fattore di rischio per salute e qualità della vita. Le persone, le famiglie, i gruppi sociali e i territori più poveri di risorse e capacità sono anche più esposti e più vulnerabili ai fattori di rischio che sono bersaglio del Piano e ai fattori di stress che minano la resilienza delle persone, soprattutto nelle finestre temporali cruciali per il loro sviluppo (es. infanzia e adolescenza)”.

Entrando nel merito il Piano indica poi cinque “macro obiettivi”: Malattie croniche non trasmissibili; Dipendenze e problemi correlati; Incidenti domestici e stradali; Ambiente, clima e salute; Malattie infettive prioritarie e per ognuno di questi prevede dettagliate azioni di sensibilizzazione individuale e sociale.

“Fondamentali nella governance della prevenzione, per tutti i livelli : centrale, regionale e locale; sono il monitoraggio e la valutazione del PNP e dei PRP (Piani regionali della prevenzione) per misurarne l’impatto sia nei processi sia negli esiti di salute”.

Notevole spazio è quello riservato al funzionamento pratico del piano.

“Le principali aree dove si richiede una efficace integrazione di ruoli e prianificazione degli interventi riguardano: cronicità e connessione con il relativo Piano Nazionale; malattie trasmesse attraverso gli alimenti; malattie trasmesse da vettori; gestione delle emergenze epidemiche umane ed animali, incluso il COVID-19; igiene urbana veterinaria; produzione, commercio ed impiego di prodotti chimici tra cui i fitosanitari; prevenzione del “rischio chimico”; rapporti con la rete oncologica, i registri tumori, i Distretti e i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta (MMG e PLS); promozione della salute in gravidanza e nei primi 1000 giorni; integrazione delle tematiche ambientali con quelle relative alla promozione della salute; relazioni con l’INAIL riguardo l’esposizione dei lavoratori a rischi chimici o fisici.

Il cronoprogramma. Entro il 31 dicembre 2020, le Regioni e le Province autonome recepiscono la presente Intesa”. I tempi scanditi con delle date sono necessari per l’efficienza del Piano. Entro il 31 maggio le Regioni inseriscono nel Piano regionale di prevenzione le informazioni relative alla pianificazione regionale.

Entro il 31 luglio 2021, il Ministero valuta la pianificazione regionale, anche richiedendo eventuali integrazioni alle Regioni, e conclude il processo di valutazione dei PRP ai fini della certificazione per l’anno 2020. Entro il 30 settembre 2021 le Regioni adottano i Piani regionali. Entro il 31 marzo di ogni anno (2023-2026) le Regioni documentano lo stato di avanzamento del Piano.

Per l’anno 2020 la valutazione ha esito positivo in presenza dell’atto regionale di recepimento dell’intesa. Per l’anno 2021 la valutazione ha esito positivo se la pianificazione regionale risponde agli obiettivi prefissati. Per gli anno 2022-2025 la valutazione ha esito positivo se una proporzione crescente (60% nel 2022, 70% nel 2023, 80% nel 2024, 90% nel 2025) del totale degli indicatori. Il capitolo risorse pone le Regioni come caposaldo. “Le Regioni e le Province autonome convengono di “confermare per gli anni 2020-2025, per la completa attuazione del Piano Nazionale della Prevenzione”, si fa presente, “come previsto dall’articolo 4, comma 1 lett e) dell’Intesa del 23 marzo 2005, la destinazione di 200 milioni di euro annui a valere sulle risorse che costituiscono il livello di finanziamento corrente al Servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato per il periodo di riferimento”. Insomma, per intenderci, lo Stato, ancora una volta non mette un euro in più per la prevenzione.

La verifica dell’attuazione. Entro il 31 marzo di ogni anno (2023-2026) le Regioni documentano lo stato di avanzamento del Piano. Per l’anno 2020 la valutazione ha esito positivo in presenza dell’atto regionale di recepimento dell’intesa. Per l’anno 2021 la valutazione ha esito positivo se la pianificazione regionale risponde agli obiettivi prefissati. Per gli anno 2022-2025 la valutazione ha esito positivo se una proporzione crescente (60% nel 2022, 70% nel 2023, 80% nel 2024, 90% nel 2025) del totale degli indicatori”. II coordinamento dell’attuazione del Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 è affidato al Ministero della salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria, che assicura il necessario raccordo operativo con le altre Direzioni generali del Ministero coinvolte.

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