Terremoto Centro Italia, polemiche e rabbia dopo 4 anni

Politica

Dall’Abruzzo fino alle Marche passando per l’Umbria e il Lazio: era il 24 agosto 2016 quando una scossa di magnitudo 6 fece tremare il centro Italia. Furono 299 i morti e oltre 380 i feriti. Cancellate per sempre le cittadine di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tront. Ma dopo il dramma, il pianto, i dolore, e i giorni del ricordo, la rinascita è ancora lontana.

Amatrice non c’è più, ad Accumoli le poche case rimaste su sono ferme a quella notte. Inabitate e in macerie. La ricostruzione è stata avviata solo per il 6,6% del totale. E ci sta che oggi una donna, davanti al premier Conte, una donna con il marito che si è suicidato per la disperazione seguita alla crisi post-terremoto, abbia travolto il premier polemizzando con l’assenza dello Stato. La cerimonia istituzionale nella cittadina non è andata a giù alla popolazione, che pure non è riuscita nell’intento di mostrarsi compatta e indignata di fronte alle istituzioni. Ormai si sentono tutti abbandonati. Dal Lazio alle Marche è un grido di dolore misto a rabbia.

“4 anni dal terremoto, 4 governi e 4 commissari. La realtà è ben diversa dal tutto andrà bene del regime-Covid, dagli annunci di Conte e dei presidenti di Regione. La ricostruzione è al palo e i territori, i cittadini, sono stati abbandonati. Inutile prendersela con la burocrazia, i progettisti, i fondi che non ci sono, le leggi che mancano. Il commissario Legnini se la prenda con i suoi amici. Le norme fallimentari le hanno scritte i governi Renzi e Gentiloni”: ha attaccato Sabrina Banzato, candidata alla presidenza della Regione Marche per la lista Vox Italia-Marche, soggetto politico che si ispira alle idee del filosofo Diego Fusaro.

“E, come se non bastasse – ha continuato la Banzato – oltre al danno pure la beffa. Legnini, approfittando del 24 agosto, anniversario del tragico evento, è sceso direttamente in campagna elettorale, annunciando in pompa magna che dal 20 settembre si siederà negli Urs, presso i comuni, per velocizzare le procedure (sulla ricostruzione privata e pubblica). Perché non l’ha fatto prima? Perché ha emanato solo da poco tre ordinanze con le norme e le linee Guida per l’attuazione dei Programmi Straordinari di Ricostruzione nei comuni più colpiti, per la semplificazione della ricostruzione delle Chiese e la riorganizzazione interna della struttura commissariale? La risposta è semplice, si tratta di ordinanze a orologeria.

Per la Banzato “la parola d’ordine è recuperare i voti di una sinistra e di una maggioranza giallorossa che, stando ai sondaggi, è in caduta libera. E il centro-destra non canti vittoria: Salvini durante il governo gialloverde abbandonò la gestione del Cratere preferendo la gestione del ponte di Genova, per mere ragioni di opportunismo politico, in omaggio alla politica contrattuale libero-scambista con Di Maio. E i suoi alleati Fi e Fdi condivisero il passaggio di consegne”.

Vox Marche nel suo programma chiederà immediatamente una commissione di inchiesta sulla gestione del terremoto.

Intanto proprio come ricordava la Banzato, Legnini per un motivo o per l’altro sembra aver messo l’acceleratore. Il commissario per la ricostruzione sisma 2016 all’Adnkronos si è detto pronto a passare ai fatti.

Abbiamo innovato radicalmente le procedure – ha spiegato all’agenzia di stampa – Abbiamo sburocratizzato sia sul versante della ricostruzione privata, sia con il decreto del governo semplificazione, su quello della ricostruzione pubblica. Adesso la sfida è l’attuazione. I tempi non possono essere lunghi lo sono già stati quelli che abbiamo alle spalle. Quelli davanti devono essere brevi, mi aspetto un ritmo crescente di cantieri e quando questo complesso andrà a regime e inizierà a produrre i suoi effetti mi aspetto il decollo. Mi piacerebbe avere almeno 5mila cantieri subito dopo l’inverno”.

Chissà se stavolta davvero si vedrà una gru in quei territori martoriati.

 

 

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