L’autunno della sanità. Corsa al “Vaccino day”, anti influenzale. Ospedali e medici in prima linea per convincere tutti a non rischiare altri contagi

In Rilievo Salute

“Da settembre ogni cittadino eleggibile per la vaccinazione antinfluenzale che incontra un medico deve essere destinatario di proposta vaccinale”. Inizia con queste premesse di impegno, efficienza e professionalità il dibattito sul ruolo degli ospedali e della medicina territoriale che dovrà fronteggiare più problemi: Covid, Influenza e anche la ritrosia di parte della popolazione over 60 a vaccinarsi. Di questo si è parlato in un utile e interessante incontro organizzato dal Quotidiano Sanità nell’ambito del più ampio progetto di approfondimento tra le Regioni di sulla governance della vaccinazione antinfluenzale realizzato con il sostegno non condizionante di Sanofi Pasteur. Il dibattito è stato centrato sul ruolo degli ospedali in epoca pandemica e sono stati definiti il ”mattone” più organizzato del sistema sanitario.

L’esempio è quello della Toscana – come in altre Regioni -, è stato ed è sicuramente l’ospedale. “Per far fronte all’emergenza”, si legge nelle note conclusive dell’incontro, “la Regione ha chiesto di modificare gli orari di attività che fino a quel momento garantivano una funzionalità dei servizi erano prevalentemente la mattina (oltre l’80%) per scendere drasticamente nel pomeriggio (circa 20%), ancor meno il sabato (6/7%) quasi nulla la domenica.

La scelta di equilibrare 50% al mattino e 50% al pomeriggio, sabato incluso, ha consentito di diluire gli accessi e le prestazioni ed evitare assembramenti e attese. Questa esperienza ha insegnato che se si riuscisse ad applicare analogo paradigma alle strutture del territorio, è molto probabile che si riuscirebbe a far fronte al grande impegno che, per esempio, verrà richiesto per raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale antinfluenzale che le evidenze richiedono”.

All’incontro toscano, organizzato da Quotidiano Sanità, hanno partecipato Carlo Tomassini – Direttore Generale diritti di cittadinanza e coesione sociale; Emanuela Balocchini – Direttore regionale prevenzione collettiva; Mauro Maccari – Direttore Organizzazione delle Cure e Percorsi di Cronicità; Claudio Marinai – Direttore Politiche del farmaco e dispositivi; Paolo Bonanni, Ordinario di Igiene Università di Firenze; Ida Aragona, Direttore Dip. Prevenzione Az. Usl Nord Ovest; Daniele Mannelli – Dir. Dipartimento Rete Sanitaria Territoriale, USL Centro; Anna Canaccini; Dir. Dipartimento Rete Sanitaria Territoriale, USL Sud-Est; Luigi Rossi, Presidente CARD Toscana ed Elisabetta Alti, Referente Vaccini della Fimmg Toscana.

L’ipotesi discussa e condivisa nel corso dell’incontro è quella di applicare la formula di “intensità di funzionamento” anche al territorio. In Toscana ci sono 45 ospedali a fronte di circa 500 presidi territoriali e circa 3400 ambulatori dei medici di medicina generale. Il problema, dunque, è “diluire” le vaccinazioni in queste stazioni e abilitare ciascuna stazione a farlo al meglio. “In ogni caso, il primo requisito che tutti gli operatori sanitari dovranno avere è la proattività. Da settembre ogni cittadino”, sottolinea la nota come fatto più importante, “eleggibile per la vaccinazione antinfluenzale che incontra un medico deve essere destinatario di proposta vaccinale. Sono state acquistate un milione 400 mila dosi e i setting vaccinali non dovranno essere un problema insormontabile anche perché, di questo sono tutti convinti, se ad ottobre avremo un nuova malaugurata ondata di Covid-19, in concomitanza con influenza e polmoniti, gli ospedali difficilmente reggeranno”.

Le coperture vaccinali della passata stagione, è stato ricordato, sono abbastanza deludenti, soprattutto per ultra sessantacinquenni e le categorie a rischio. “Gli specialisti che seguono queste categorie non hanno dimostrato sufficiente sensibilità al tema”, è stato osservato, “e le percentuali oscillano tra il 50 e il 60%, con qualche segnale positivo per i sanitari che non superano tuttavia il 25/30%. Se dunque da un lato si punta anche a un sistema informativo aperto a tutti i medici che consentirà di monitorare non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo, molto lavoro resta da fare sul fronte della “resistenza al cambiamento”, soprattutto da parte di alcuni Mmg, di affidarsi al medesimo sistema digitalizzato”. Chiare tuttavia le intenzioni della Regione: “La strada è questa. Dal prossimo anno si chiude con la carta poiché sul tema vaccinale i pediatri di libera scelta sono molto più “engaged”. Parole d’ordine per tutti: Ruolo forte Mmg, Counseling, Chiamata attiva. Se però la Circolare ministeriale invita ad anticipare le vaccinazioni, l’augurio comune è che Aifa liberi i lotti in tempi più brevi, altrimenti prima della prima metà di novembre sarà impossibile cominciare.

Tutti hanno quindi condiviso l’esigenza di imprimere un’accelerazione alla campagna e un aumento delle coperture per la salute delle categorie a rischio e per la diagnosi differenziale rispetto al Covid-19 ma, è stato sottolineato, bisogna avere anche buoni strumenti, cioè vaccini appropriati per le età e condizioni dei destinatari. “La Toscana ha acquistato più dosi ma secondo alcuni non ha comprato i vaccini giusti”, si riferisce nella nota, “le evidenze indicano quadrivalente fino a 70 anni e poi adiuvato o vaccini ad alto dosaggio per gli over70. Di questi dovrebbero essercene almeno 500mila ma ne sono stati acquistati 200mila. Chi e come deciderà, pertanto, di vaccinare con un vaccino non appropriato?”, ci si è chiesto durante il dibattito. L’argomento ha quindi suggerito l’ipotesi, per il prossimo anno, di introdurre nel Gruppo tecnico regionale anche i tre Direttori della Prevenzione.

Ma le sfide non finiscono qui. “Sul fronte della distribuzione, soprattutto in una prospettiva di allargamento dei setting vaccinali, è necessario portare il vaccino dal medico e non viceversa”, si è proposto, “Anche le farmacie, che possono rientrare in un sistema di dpc, a giudizio dei partecipanti non hanno volumi frigoriferi tali da sostenere i Mmg di riferimento del proprio territorio. La sfida è anche logistica e su questo la Regione sta lavorando con Estar per incrementare le frequenze di consegna. Ultima sfida, infine, è quella raccolta dagli stessi medici di famiglia che ritengono sia necessario non indugiare oltre e procedere il prima possibile con l’individuazione degli over 60, lettere di invito ed email, pianificazione del triage pre-vaccinale (no bisogna correre il rischio di ricevere persone con febbre o tosse…) e per questi serve anche un ruolo forte, collaborativo, delle AFT e dei Dipartimenti per la medicina generale delle Aziende”. Ipotizzare “Vaccination day”, aperture al sabato, ad ora di pranzo o la sera dopo le 18 “Allungare il periodo vaccinale”, ci si è augurato al termine del convegno, “almeno fino a gennaio, sono alcune delle proposte avanzate insieme alla prospettiva, per alcune categorie di persone, di potersi vaccinare dal proprio specialista di riferimento: i diabetici nel centro di riferimento, le donne in gravidanza nei consultori a titolo esemplificativo. Aprendo così una vera stagione di collaborazione sul territorio di tutti i professionisti coinvolti”.

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