La felicità è una piccola cosa: Alberto Simone ci insegna con semplicità l’arte di volerci bene

In Rilievo Libri

 

 

 

Alberto Simone, scrittore, sceneggiatore e regista di cinema e fiction RAI (tra le sue produzioni Colpo di luna, Un difetto di Famiglia, Il commissario Manara), alterna da sempre l’attività artistica a quella di psicologo, psicoterapeuta e influencer. Il suo ultimo libro “L’arte di volerti bene” (Tea edizioni), è già un successo e completa idealmente la “trilogia della felicità” formata dai due best seller: “Ogni giorno un miracolo” e “La felicità sul comodino” sempre editi da TEA.

 

Alberto, il titolo che hai scelto per il tuo libro, “L’arte di volerti bene. Prendersi cura di se stessi e fare bene al mondo”, racchiude il senso della riflessione che si svilupperà pagina dopo pagina: perché volersi bene è un’arte?

“Dopo essermi occupato nei primi due libri degli ostacoli più comuni e inconsapevoli che si frappongono tra noi e la nostra felicità, mi sono reso conto che l’ostacolo più grande risiede nella nostra primaria incapacità di amare noi stessi. Un paradosso, dal momento che è una decisione che in teoria dipende solo da noi. Non dovrebbe esserci nulla che si interpone tra me e il modo in cui considero e tratto me stesso. Indipendentemente dalle condizioni esistenziali in cui mi trovo, posso sempre decidere di volermi bene, avere più gentilezza, comprensione, tolleranza verso di me, prima di affrontare qualunque condizione esteriore, ostacolo o difficoltà nella vita. Ma così non è. L’osservazione dei nostri comportamenti come individui e come comunità, dimostrano la nostra grande incapacità o impossibilità di amarci. Naturalmente si tratta di qualcosa di cui non ci rendiamo conto. Attribuiamo più facilmente il nostro sentirci maltrattati o non sufficientemente amati a cause e condizioni esterne. E abbiamo un ampio menù di scelte per farlo. Ma in realtà siamo noi stessi a maltrattarci per primi, anche quando potremmo tranquillamente non farlo. Nel libro metto in luce la gran parte di queste trappole in cui cadiamo e naturalmente indico ogni possibile strada alla nostra portata per decidere finalmente di voltare pagina e cominciare ad amarci”.

Siamo chiamati, ora più che mai, ad avere cura del mondo in cui viviamo: il tuo libro come ci aiuta a realizzare il legame tra la cura di sé ed il bene del mondo?

“Una comunità è la somma degli individui che la compongono. Le loro credenze, convinzioni, comportamenti individuali diventano l’espressione della loro convivenza e organizzazione sociale. In base alle proprie credenze e ai propri valori, ogni comunità finisce dunque per avere un impatto importante sull’ambiente che occupa e con il quale avviene uno scambio continuo. Nel libro metto dunque in una chiara relazione organica quello che compone ciò che ho definito il nostro ecosistema interiore, quell’insieme di pensieri, emozioni, convinzioni che sfociano in comportamenti concreti e impattano con l’ambiente. Come diceva Terzani, “Quello che è dentro è anche fuori. E se non è dentro non è da nessuna parte”. Non abbiamo alcuna possibilità di riparare i danni che abbiamo causato all’ecosistema se non illuminiamo il nostro paesaggio interiore con la luce della coscienza e della consapevolezza, riparando prima i danni che spesso inconsapevolmente causiamo a noi stessi e poi esportiamo nel mondo esterno con scelte e comportamenti. La buona notizia è che possiamo farlo subito e saremo i primi a trarne i maggiori benefici”.

Spesso, attraverso la tendenza a coltivare pensieri ed atteggiamenti negativi, siamo la causa dei nostri malesseri: possiamo esserne anche la cura? Attraverso quali strumenti?

 “Mi è capitato di dire che i nostri pensieri possono essere come veleni o come medicine, un’affermazione che non si limita ad essere vera solo sul piano filosofico o psicologico. Oggi sappiamo che non esiste alcuna separazione tra mente e corpo, come Cartesio filosoficamente  postulava oltre 5 secoli fa. Quello che avviene nella nostra mente avviene nel nostro organismo istantaneamente. Accade attraverso precise aree del cervello che leggono i segnali che vengono dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni, due dimensioni immateriali che si trasformano immediatamente,  attraverso il sistema endocrino, in precisi ormoni o neurotrasmettitori, perfettamente misurabili e individuabili nel flusso ematico. I pensieri dunque si fanno corpo. Quelli che convenzionalmente possiamo definire “negativi”, sollecitano apparati biologici difensivi, a cominciare dal nostro sistema immunitario che deve impegnarsi a liberarci dalle tossine che produciamo con questa attività mentale ed emozionale sfavorevole. Allo stesso tempo sappiamo che pensieri ed emozioni “positive” producono ormoni favorevoli alla crescita neuronale, alla disintossicazione e a una condizione meno conflittuale e più rilassata anche nell’interazione con la realtà esterna. Se diventiamo consapevoli di questo diventeremo anche più attenti a non indulgere o peggio alimentare ciò che ci danneggia e favorire tutto ciò che crea un’ambiente psico-fisico- spirituale ottimale. Non è questione di buonismo o ottimismo ad ogni costo, ma si tratta di buone pratiche con un impatto diretto e misurabile sulla nostra salute, prima ancora che sulla nostra felicità”.

Le pratiche di consapevolezza, come la Mindfulness, stanno diventando sempre più conosciute nel mondo scientifico e non, ed utilizzate nei protocolli psicoterapeutici di molti disturbi: perché ci aiutano a guarire e a vivere meglio?

Uno dei problemi della nostra epoca risiede nella quantità di stimoli che riceviamo in ogni secondo e nella nostra difficoltà cerebrale, neurologica ed ormonale di processarli. Il risultato è un continuo stato di ipereccitazione che spinge la mente a ricercare riferimenti e soluzioni nel nostro archivio di esperienze passate o proiettandoci ansiosamente in un futuro che ancora non esiste, ma del quale viviamo nel presente aspettative e conseguenze immaginarie. Una condizione molto stressante con conseguenze a volte anche gravi sulla nostra condizione mentale e sul nostro organismo. Buone pratiche come la respirazione e la meditazione, che vengono da molto lontano, svolgono egregiamente il compito di riportarci nel momento presente e interrompere questa iperattività mentale. Molte di queste pratiche vengono da oriente e sono state sviluppate nei millenni in ambito spirituale. Tuttavia si tratta di vere e proprie tecnologie della mente che chiunque può sperimentare, senza ricorrere ad alcuna tradizione mistica. La Mindfulness rappresenta Il tentativo di rendere comprensibile e accettabile la meditazione a un pubblico occidentale, senza alcun bisogno di ricorrere alla dimensione spirituale. Non casualmente la Mindifulness è stata ormai adottata anche in ambito psicoterapeutico come uno degli strumenti al servizio del benessere del paziente, indipendentemente dalle sue credenze in ambito mistico, spirituale o religioso”.

L’arte di volersi bene ai tempi del Covid: quali risorse e strumenti sono a tuo avviso indispensabili per coltivare il benessere psicofisico in questo momento storico?

“Fino a questo momento tutte le prescrizioni per affrontare il problema Coronavirus sono basate sul principio di evitamento. Mascherine, distanziamenti, isolamenti e lock down tattici , oltre che attraverso un massiccio uso di disinfettanti. Sono tutte soluzioni che tendono a evitarci l’incontro con il Virus e a limitare l’impatto delle sue conseguenze sul sistema sanitario nazionale. Contemporaneamente  si investono risorse mai viste prima in ricerca, non solo finalizzate all’individuazione di un vaccino, ma anche a individuare le cure migliori per le patologie secondarie legate a questo particolare virus. Purtroppo il numero crescente di contagi in tutto il mondo, anche in Paesi virtuosi come Francia, Germania e Italia stessa, in cui la stragrande maggioranza delle persone attua alla lettera ogni prescrizione,  dimostra che queste strategie non sono sufficienti. Il virus si fermerà solo quando almeno 2/3 dell’umanità avrà sviluppato anticorpi sufficienti a premettere una convivenza simbiotica senza conseguenze, come accade con la quasi totalità dei virus con cui entriamo in contatto ogni giorno. D’altra parte non abbiamo ancora preso sufficientemente coscienza di una realtà inconfutabile:  la stragrande maggioranza di persone che incontrano Covid 19 è di fatto asintomatica o sviluppa reazioni che non richiedono cure mediche specifiche o peggio ospedalizzazione e ricorso a terapie intensive. Se accettiamo questa verità ne consegue che ciò che ci protegge meglio, senza alcun dubbio, resta dunque il nostro stesso sistema immunitario. Sappiamo bene cosa lo indebolisce e cosa lo fortifica. Non dovremmo dunque accontentarci delle sole pratiche di evitamento del virus, che certamente ne rallentano la diffusione ma non lo eliminano. Molto meglio farci trovare pronti e in forma nel momento in cui, con ogni probabilità e inevitabilmente, lo incontreremo  e toccherà al nostro sistema immunitario eliminarlo ed evitare che faccia danni”.

Nel tuo libro ci parli anche degli insegnamenti del Buddismo: come li hai conosciuti?

“Oltre che uno psicologo clinico, sono uno studioso e appassionato di filosofia, spiritualità e religioni, sia occidentali che orientali. Lungo questo cammino ho incontrato quasi tutte le conoscenze e tradizioni mistiche, spesso riscontrando tra queste molte affinità e punti in comune e attingendo alle diverse conoscenze per migliorare me stesso per quanto possibile. Lungo questo cammino di conoscenza ho naturalmente conosciuto anche il Buddismo e, in alcuni casi,  senza essere un praticante, sperimentato in prima persona molte delle sue prescrizioni nella mia vita quotidiana. Pratiche come i rapporti di causa ed effetto,  la compassione e la gentilezza, la cognizione dell’impermanenza che caratterizza la realtà in cui viviamo, il dualismo che spesso illusoriamente ci fa abbracciare solo una parte della realtà e cancellare il suo opposto contrapponendosi al principio di unicità, sono tutte conoscenze finalizzate a liberarci dalla sofferenza, soprattutto mentale. Nei suoi insegnamenti Buddha si è dimostrato prima di tutto un grande osservatore della realtà e forse il primo psicologo che abbia scandagliato la mente umana nei suoi funzionamenti automatici. Anche per questo il Buddismo non può essere considerato al pari di una religione, perché non contiene dogmi ma solo una serie di principi e di pratiche verificabili, inclusa la meditazione, che possiamo abbracciare liberamente e non in modo fideistico come avviene per tutte le religioni. Da quei principi possiamo ricavare non solo con benefici personali ma anche ecologici. Buddha ha infatti dimostrato una particolare e specifica attenzione  anche all’ambiente che ci ospita nei suoi postulati e nelle sue prescrizioni, esortandoci ad evitare di essere causa di sofferenza”.

Quale è il messaggio principale che desideri trasmettere ai lettori del tuo libro?

 “Il messaggio è contenuto sia nel titolo che nel sottotitolo. Abbiamo più che mai bisogno di volerci più bene a partire dalla semplice e possibile decisione di farlo. Dopo secoli di materialismo abbiamo sempre più bisogno di conoscere e incontrare la nostra dimensione interiore, quell’insieme di condizioni immateriali che tuttavia hanno un impatto concreto sulle nostre vite, sulle nostre relazioni e sulla realtà che ci circonda. Possiamo farlo subito. In questo libro, come in quelli precedenti, ho fatto un enorme sforzo di rendere semplici e accessibili conoscenze che a me sono costate anni di studi, ricerche, specializzazioni. Capitoli brevi e autoconclusivi, perché dedichiamo a noi stessi molto meno tempo di quanto non dedichiamo ad altre attività, spesso futili e di nessun beneficio. E abbiamo anche ormai un disturbo conclamato dell’attenzione che ci impedisce di dedicare alla lettura il tempo di una pagina o due quando va bene. Ne ho tenuto conto per venire incontro a queste nostre nuove disfunzionalità per avvicinarmi il più possibile non solo alla mente ma anche al cuore dei lettori”.

Ci vuoi raccontare i tuoi progetti professionali futuri?

Sto creando un progetto digitale che crei continuità nel rapporto con i lettori, attraverso dei Percorsi di crescita interiore e personale, accessibili online, nei quali si possano mettere in pratica quelle conoscenze contenute in questa “Trilogia della Felicità”. Un vero e proprio passaggio dalla teoria alla pratica, perché desidero che quello che mi appassiona e che sta incontrando cosi tante persone desiderose di crescere e far bene a se stesse, possa generare un cambiamento concreto.
Ma anche se amo scrivere e soprattutto essere utile, nella mia personale arte di volermi bene non può mancare la necessità di esprimermi anche artisticamente come faccio da oltre trent’anni attraverso progetti televisivi e cinematografici. A breve uscirà nei cinema in Cina una commedia romantica che ho scritto espressamente per quel mercato e realizzato con una ampia coproduzione Sino-Europea. Si chiama “La ricetta Italiana” ed è diretta da una giovane e talentuosa regista cinese. In Canada si sta completando la scrittura di un format televisivo internazionale che andrà in produzione il prossimo anno e che presto porterò personalmente in Italia. Si chiama “Sins” (Peccati) ed è un modo diverso di indagare l’animo umano attraverso una serie di confessioni fatte ad uno strano protagonista che temo mi somigli molto.

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