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L’iniziativa. La lettera di Papa Francesco al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati: i mie pensieri rivolti a chi cerca assistenza

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Papa Francesco

“I miei pensieri vanno specialmente ai tanti uomini, donne e bambini che si rivolgono al JRS per cercare rifugio e assistenza. Sappiano che il Papa è vicino a loro e alle loro famiglie e che li ricorda nelle sue preghiere”. È l’adesione di Papa Francesco alla iniziativa promossa dal “Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati” (JRS) un “cammino”, si legge nella nota di presentazione del Vatican news “lungo quarant’anni ispirato e alimentato dall’esempio di Cristo e dall’intuizione generosa del fondatore, il Servo di Dio padre Pedro Arrupe. È così che, incessantemente, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati avanza tra le righe storte – per parafrasare un proverbio ebraico – della storia del mondo”.

Sono le parole e la preghiera di Papa Francesco ad accompagnare e rinfrancare in questo anniversario storico – meta e nuovo inizio – l’organismo internazionale della Compagnia di Gesù e tutti coloro che chiedono aiuto. In una Lettera al padre Thomas H. Smolich SI, direttore internazionale del JRS, Papa Francesco scrive: “I miei pensieri vanno specialmente ai tanti uomini, donne e bambini che si rivolgono al JRS per cercare rifugio e assistenza. Sappiano che il Papa è vicino a loro e alle loro famiglie e che li ricorda nelle sue preghiere. Questo desiderio”, scrive il Pontefice, “intimamente Cristiano e Ignaziano di curarsi del benessere di tutti coloro che si trovano in uno stato di profonda disperazione ha ispirato e guidato il lavoro del JRS in questi 40 anni”.

Una storia di vicinanza, ricorda la nota del Vatican news iniziata negli anni ’80 con “i boat people vietnamiti” e “che prosegue fino ai tempi attuali, con la pandemia da coronavirus”, sottolinea Francesco, ricordando quanto tale situazione abbia “reso evidente come l’intera famiglia umana sia sulla “stessa barca”, trovandosi ad affrontare sfide economiche e sociali senza precedenti”. 

Attualmente, i programmi del JRS sono in 56 Paesi, al servizio dei rifugiati e di altri sfollati forzati nelle zone di conflitto e nei centri di detenzione, alle frontiere remote e nelle città affollate. Tanti i programmi di cura pastorale e di sostegno psicosociale nei centri di detenzione e nei campi profughi, così come gli aiuti umanitari in situazioni di sfollamento d’emergenza.

I programmi di istruzione e di sostentamento, inoltre, mirano a formare competenze per creare opportunità di integrazione nelle comunità ospitanti. “È vostro compito vitale”, ricorda Papà Francesco nella lettera, “tendere la mano dell’amicizia a coloro che sono soli, separati dalle loro famiglie, o abbandonati, accompagnandoli e amplificandone la voce, e soprattutto garantendogli l’opportunità di crescere attraverso i vostri programmi di istruzione e sviluppo”:

“La vostra testimonianza dell’amore di Dio nel servire rifugiati e migranti è anche fondamentale per costruire una “cultura dell’incontro”, da sola pone le basi per una solidarietà autentica e durevole per il bene della famiglia umana”.

Oltre che sul presente, lo sguardo di Papa Francesco si volge al domani con la certa speranza nell’intercessione della Vergine Maria, alla quale affida tutti gli associati all’apostolato del JRS:

“Guardando al futuro, ho fiducia”, drive ancora il Santo Padre, “che nessuna battuta d’arresto o sfida, personale o istituzionale, potrà distrarvi o scoraggiarvi dal rispondere generosamente alla chiamata urgente di promuovere la cultura della vicinanza e dell’incontro tramite la difesa determinata dei diritti di coloro che accompagnate ogni giorno”.

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