Medicina predittiva. Parkinson, esame dell’occhio e intelligenza artificiale diranno se ci ammaleremo

In Rilievo Salute

Tra le malattie quelle neurovegetative sono le più temute. Il loro lento procedere rende difficile fare una diagnosi precoce quando si è ancora asintomatici. Ora per il Parkinson è arrivata una svolta, almeno per capire se si è a rischio di malattia anche in assenza dei primi segni degenerativi.

In Italia il Parkinson colpisce una persona su 100 e secondo l’ultima stima i pazienti in cura sono 600 mila, con una costante progressione di nuovi casi. La novità, nel campo della diagnosi precoce, arriva dall’Università di Gainesville in Florida, grazie alle ricerche di un ingegnere bio medico Maximilian Diaz che lavora in uno dei centri all’avanguardia nello studio del Parkinson. Sarà possibile con un esame dell’occhio, associato a un algoritmo di apprendimento automatico, capire in maniera precoce se di è stati colpiti dal Parkinson.

“Il singolo risultato”, ha spiegato Maximilian Diaz, “più importante di questo studio è il fatto che una patologia cerebrale è stata diagnosticata con una semplice immagine dell’occhio. Ciò è molto diverso dagli approcci tradizionali in cui per rilevare un problema a livello cerebrale vengono esaminate diverse immagini del cervello”.

Diaz ha presentato la sua ricerca nei giorni scorsi durante il meeting annuale virtuale della Radiological Society of North America (RSNA). La malattia di Parkinson è caratterizzata dalla perdita di neuroni dopaminergici nella substantia nigra. Generalmente viene diagnosticata in base alla presenza di tremori, rigidità muscolare e problemi di equilibrio. Tuttavia, questi sintomi si sviluppano dopo una prolungata progressione, Diaz e colleghi hanno programmato un tipo di intelligenza artificiale, definita “apprendimento con macchine a vettori di supporto” a rilevare segni indicativi di malattia di Parkinson nelle immagini del fondo dell’occhio. Le reti di apprendimento automatico sono riuscite a distinguere accuratamente le immagini dei pazienti con il Parkinson. “I risultati supportano l’idea che nell’occhio è possibile osservare cambiamenti nella fisiologia cerebrale”, ha spiegato Diaz, “è solo una semplice immagine dell’occhio ed è possibile ottenerla in meno di un minuto”.

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