Natale. Metà degli esercizi ancora chiusi. Colpo all’agroalimentare. Il governo ora rispetti gli impegni

Economia In Rilievo

Aperti a metà e soddisfazioni dimezzate per i pubblici esercizi. La sfida è recuperare clienti e nel contempo confidare negli aiuti di del governo con i ristori economici. La Coldiretti annuncia che con il ritorno di cinque nuove regioni tra le zone gialle hanno riaperto oltre 72mila tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi costretti per settimane alla chiusura o alla sola attività di asporto o consegna a domicilio. Ma circa 170 mila esercizi che resteranno chiusi con un crollo dei consumi della filiera agroalimentare.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti dell’entrata in vigore della nuova ordinanza del Governo. I dati sono ora sul tavolo della Confederazione ma la loro lettura non è affatto ottimistica.
“Nonostante i cambi di colore, in Italia”, calcola la Coldiretti, “restano chiusi quasi la metà (47%) dei bar, ristoranti, delle pizzerie e agriturismi per un totale di quasi 170mila locali situati nelle regioni rosse e arancioni dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia ed occupazione.  Le ultime riaperture per la ristorazione”, osserva la Coldiretti, “riguardano strutture presenti in Emilia Romagna (quasi 27mila), Friuli Venezia Giulia (quasi 8mila), Marche (quasi 10mila), Umbria (oltre 6mila) e Puglia (oltre 21mila) dove peraltro è in corso una vivace discussione”.
La Coldiretti passa in rassegna la situazione difficile degli esercizi di ristorazione stretti tra orari e una nuova riorganizzazione.

“Nelle zone gialle comunque”, evidenzia la Coldiretti, “le attività di ristorazione sono consentite solo dalle ore 5 alle 18 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. Nelle zone critiche arancioni e rosse”, ricorda la Coldiretti, “è invece consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali”. Nonostante la prospettiva di un passaggio a breve in giallo di tutte le regioni italiane, la situazione per la Confederazione rimane drammatica.

“Anche per il permanere dei limiti anche nei giorni più caldi delle feste di fine anno”, fa presente la Coldiretti, “come Natale, Santo Stefano e Capodanno con l’obbligo di chiusura alle 18 per tutte le attività di ristorazione, anche nelle regioni più sicure. Ma a pesare è anche la decisione di blindare gli italiani in questi giorni nel proprio comune che mette ko soprattutto le oltre 24mila strutture agrituristiche nazionali che sono principalmente situate in piccoli centri rurali con una clientela proveniente dalle grandi città e dai paesi limitrofi. Un vero paradosso”, sostiene la Coldiretti, “se si considera che gli agriturismi spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, che sono secondo www.campagnamica.it i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”. Tra aperture a singhiozzo, distanziamenti, e portafogli sempre più magri per buona parte delle famiglie saranno giorni difficili, con effetti collaterali sulla intera filiera dei consumi, in particolare tutto il settore agroalimentare.

“Il taglio delle spese di fine anno”, sottolinea ancora la Coldiretti, “a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro”, secondo le stime Coldiretti su dati Ismea.

“Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione”, prosegue la nota, “si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione”, conclude preoccupata la Coldiretti, “rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

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