Calcio: Mancini “Voglio tornare a Wembley e vincere con la mia Italia”

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"Mi auguro che Euro2020 possa rappresentare una rinascita, non solo per il calcio, ma per tutta l'Italia", le parole del ct ROMA (ITALPRESS) – "Da jesino ho sempre seguito e fatto il tifo con orgoglio per Valentina Vezzali e Giovanna Trillini, avevano una voglia di vincere pazzesca. Sono convinto che, se tornassero, vincerebbero ancora". In un'intervista alla Gazzetta dello Sport il ct azzurro, Roberto Mancini, parla di trionfi del passato, non solo quelli della sua Samp o della sua Lazio, ma anche di scherma. Adesso la Vezzali che lo faceva esultare davanti alla tv per le sue imprese nella scherma, è diventata sottosegretaria alla Sport e ha lavorato per la riapertura degli stadi, dando l'ok alla Uefa per gli Europei a Roma. "Mi sarebbe spiaciuto se Roma non avesse potuto ospitare l'inaugurazione dell'Europeo. Mi auguro che un evento così importante e seguito possa rappresentare una rinascita, non solo per il calcio, ma per tutta l'Italia. E spero che gli altri sport e tutte le persone possano tornare a una vita normale anche prima dell'Europeo". Nel maggio 2018 è iniziato il suo percorso da commissario tecnico, in breve tempo è riuscito a costruire una Nazionale forte e bella, sulle ceneri di un'Italia che aveva dato ai tifosi azzurri una delle più cocenti delusioni della storia con la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. "Avevo molta fiducia, proprio perché nessuno ci credeva. Tutti pensavano che non avremmo avuto buoni giocatori per un po' e questa cosa mi stimolava molto. Però non pensavo che sarebbe stata messa insieme così in fretta. Ci siamo presi dei rischi andando a cercare tanti giovani, il mix con i più esperti è stato straordinario. Hanno trovato un feeling pazzesco, fondamentale in una squadra", spiega Mancini che non ha timori dopo aver visto i ritmi delle gare valide per i quarti di Champions. "Non mi spavento perché sono stato in Premier, dove tutte le partite hanno questo ritmo e questo spirito. A certi livelli, è questo il calcio che arriva in fondo. Poi il calcio è strano, può vincere anche chi gioca meno bene e si difende, ma oggi paga un altro tipo di calcio. Bisogna cercare di allinearsi anche col rischio di perdere, a volte". Sulla Superlega e sul rischio di perdere i nazionali che giocano nbei club che hanno aderito, Mancini dice: "Sto seguendo quello che accade. Mi auguro solo che si possa trovare una soluzione per tutelare il futuro del calcio a tutti i livelli". Tornando alla Nazionale e alle ultime tre gare di qualificazione ai Mondiali, Mancini sottolinea: "Tre partite in 7 giorni con un sacco di problemi e quasi nessun allenamento. Abbiamo sempre vinto strameritatamente. La partita più difficile a Sofia, dove comunque non abbiamo rischiato nulla. Contro di noi si difendono tutti in 11 nella loro metà campo". In quella finestra, tanti casi di positività al Covid-19 nel gruppo azzurro. "Abbiamo seguito alla lettera tutti i protocolli. I nostri medici sono stati perfetti. Nessuno era positivo quando eravamo lì. Lo sono diventati dopo. Non so come. L'importante è che tutti oggi ne siano fuori e stiano bene". Mancini non dà consigli a Donnarumma per il suo futuro ("Nel mio ruolo, non posso. So solo che il Milan è un grande club, sta lavorando bene e crescerà ancora. A Gigio auguro serenità") e, tornando all'impresa di Wembley soltanto sfiorata dalla sua Sampdoria nella finale di Coppa Campioni contro il Barça, spiega che non si accontenterebbe soltanto di arrivare al match del mitico stadio londinese: "La pazienza l'ho già avuta una volta. Basta – dice -. Io spero che sulla prima pagina della Gazzetta del 12 luglio 2021 ci possa essere scritto qualcosa di così bello da far gioire una nazione intera, dopo quello che abbiamo passato in questo anno e mezzo". C'è spazio anche per parlare di campionato e dell'Inter di Conte che non è riuscita a battere il record delle 17 vittorie consecutive della sua Inter. "Speravo che non mi raggiungesse, tanto ormai lo scudetto l'ha vinto… Mi bastava che arrivasse a 16, così mi tenevo il record, perché 17 vittorie sono tante. È un bel record", ammette Mancini. "La mia era molto forte, con grandi giocatori, giocava a memoria. Ma anche questa è forte", sottolinea il ct azzurro che poi parla di Pirlo e di una carriera iniziata subita dall'alto. "Andrea ha fatto benissimo. Se ti chiama una squadra come la Juve, non puoi dire di no. Ha fatto fatica, come era naturale, per mancanza di esperienza. Non aveva alle spalle neppure un'esperienza nelle giovanili. Ma era giusto raccogliere la sfida, Andrea il calcio lo conosce". Mancini chiude con giocatore che ha lanciato nella sua Intere che ha sempre cercato di aiutare credendoci anche nei momenti più difficili, tanto che all'inizio della sua avventura da ct azzurro puntò ancora su di lui. "Due anni fa aveva ancora 28 anni. Era nel pieno della maturità, poteva ancora migliorare. L'ho richiamato in Nazionale per dargli una spinta. Speravo in un sussulto d'orgoglio per tornare ad essere il grande giocatore che ha dimostrato di poter essere. Purtroppo Mario non ha fatto molto per tornare ai suoi livelli. Resta un grande dispiacere". (ITALPRESS). ari/red 20-Apr-21 12:31

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