Agnelli “Il calcio è un’industria e serve stabilità”

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"Fifa e Uefa decidano se essere regolatori o promotori commerciali" TORINO (ITALPRESS) – "Il calcio non è più un gioco ma un comparto industriale e serve stabilità. Anche a livello domestico. In Europa la partita che vale di più non è la finale di Champions ma i play-off della prima divisione inglese per accedere alla Premier League: ben 150 milioni. Questa non è stabilità. Servono regole economico-finanziarie ferree come quelle stabilite nella Superleague". Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ha concesso un'intervista al "Corriere dello Sport" e a "La Repubblica" per spiegare le ragioni che hanno portato alla nascita della Superlega, progetto nel frattempo naufragato dopo la decisione dei sei club inglesi di fare marcia indietro. Agnelli precisa che da parte delle 12 squadre fondatrici non c'era "nessuna minaccia ai campionati domestici. Anzi, la ferma volontà di continuare a partecipare alle competizioni nazionali, sia al campionato, sia alle coppe. Quindi totale adesione a quella che è la tradizione. Fin dalla costituzione della Superlega, inoltre, si è incoraggiato il dialogo con le istituzioni, nel nostro caso Fifa e Uefa. Quello che stiamo facendo è perfettamente legale, stiamo esercitando una libertà prevista dal trattato dell'Unione europea, e questo aspetto lo considero particolarmente importante". A detta del presidente bianconero "il calcio sta vivendo una crisi enorme di appeal che investe le nuove generazioni. Hanno inciso gli stadi chiusi da un anno. Per chi ha figli di dieci, quindici, vent'anni la disaffezione è più che palpabile: i giovani si interessano ad altre cose. Evidentemente – e qui entriamo in una sfera macroeconomica – questo triste fenomeno ha subìto un'accelerazione a causa della pandemia. E quella che stiamo cercando di organizzare è la competizione più bella al mondo, che possa portare benefici all'intera piramide del calcio, aumentando sostanzialmente quella che è la solidarietà distribuita agli altri club. Una competizione, lo sottolineo, che rimane aperta e prevede cinque posti a disposizione degli altri club". Agnelli insiste sul fatto che "il maggiore problema dell'industria del calcio è la stabilità. Le riforme delle manifestazioni nazionali e internazionali sono temi che ho sentito rilanciare nel corso di ogni campagna elettorale di ogni presidente federale e di enti regolatori internazionali. Una volta arrivati a occupare posti di responsabilità, gli stessi pensano però al mantenimento delle posizioni di privilegio e di monopolio. La crisi non è soltanto finanziaria, ma di fidelizzazione". "Io temo molto il populismo, la demagogia e che qualcuno non prenda atto dello stato di monopolio nel quale ci muoviamo – ha proseguito Agnelli – Minacce, questa la risposta che abbiamo ottenuto. Impedire a un lavoratore di svolgere il proprio lavoro è gravissimo. Vogliamo uscire da questa situazione di monopolio nella quale i nostri regolatori sono anche i principali competitor. Fifa e Uefa fanno grandi ricavi con i nostri giocatori ma non ci hanno aiutato nei momenti di crisi. Devono scegliere: o fanno i regolatori o i promotori commerciali. Il rischio economico ricade esclusivamente sui club. Io non sono riuscito a far capire a quelle istituzioni l'enormità del rischio imprenditoriale per i club che generano valore per tutti gli stakeholder del calcio. O forse non avevano interesse a capirlo. Era necessario cambiare le cose". Agnelli si rivolge anche alla politica: "se si tenesse conto del contributo del mondo del calcio in termini fiscali e degli effetti in tal senso che una manifestazione come la Superlega può generare senza portare alcun nocumento, sono sicuro che qualche politico proverebbe ad aiutare la Uefa a capire perché si è giunti a questo punto". Agnelli parla anche di Lega e della lettera di sfiducia nei confronti di Dal Pino: "L'ho chiamato per spiegargli che eravamo in stallo dopo la proposta sulla gestione dei fondi. Aveva un ruolo di garanzia che non ha svolto nella gestione della Lega". E per quanto riguarda la sua posizione nella Juve, sul fatto se si senta saldo alla guida, "chi afferma il contrario mi porta bene. Come hanno reagito i giocatori della Juve all'annuncio? Mi hanno chiesto quando si comincia". Nessun pentimento, infine, sull'operazione Ronaldo. "Mai. Se tornassi indietro lo rifarei sempre. E di aver scelto Pirlo come allenatore? Anche". (ITALPRESS). glb/red 21-Apr-21 09:10

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