Il tramonto di Venezia

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Non c’è storia più densa e drammatica di quello che è stato il tramonto della Serenissima che, proprio come il periodo del giorno, assunse le più incredibili sfumature e infinite cromie, espresse soprattutto nelle opere degli artisti che ne furono i testimoni oculari e che ne dipinsero le diverse fasi, ora grottesche ora comiche e spesso tragiche.

La città ebbe una lunga agonia, veramente spaventosa, causa il vile assedio di Napoleone, che ne causò la fine politica e territoriale. A questo seguì un sistematico saccheggio di infinite opere d’arte e tesori, fino alla fusione di moltissimi manufatti in oro e argento per ottenere metallo prezioso e finanziare la guerra di conquista della nostra penisola.

Venezia, sin dalla sua fondazione, creò ricchezza e cultura e una abilissima, e forse unica nella storia, classe mercantile, e seppe investire le favolose ricchezze derivanti dai traffici commerciali e dai monopoli in opere d’arte magnifiche ed uniche, contribuendo così alla creazione di questa città-simbolo. Ma proprio durante questo lungo e struggente periodo di ridimensionamento storico e territoriale i protagonisti culturali ne descrissero e dipinsero il suo ineffabile e raffinatissimo declino.

Si presagiva la fine e non si risparmiò su nulla! La città puntò tutto sul lusso e l’estremo… La moda era ricca e ricercata, la prostituzione non lo era da meno, il gioco d’azzardo riempiva le notti. Si giocava fino all’alba, come ci raccontano i quadri che descrivono minuziosamente le feste e i balli in maschera. Anche la fede si adeguò alla moda: il clero divenne fatuo e mondano e la vita religiosa partecipò allo spettacolo finale del tramonto della città. I conventi spesso erano luoghi di ritrovo alla moda e i costumi rilassati sembravano quelli delle stesse case patrizie, dove le signore gareggiavano in amanti e cortigiani….

Quello che Goldoni e Casanova scrissero, lo raccontarono in immagini i più intensi e geniali pittori della città, interpreti struggenti di un periodo storico unico ed irripetibile. Francesco Guardi e il Canaletto descrissero la città e  molti eventi che vi si celebrarono. Pietro Longhi ne descrisse al dettaglio i riti domestici e le mode, la visita, la lezione di ballo o il cerimoniale del caffè e del ricevere alla moda.

I Tiepolo, sia il padre Giambattista sia il figlio Giandomenico, crearono delle vere e proprie “quinte di teatro” nelle ville e nei palazzi che affrescarono, facendo conoscere all’Europa intera quel gusto e quell’eleganza  che forse non sarebbe mai più stata raggiunta in nessun altro periodo storico. Un tramonto dai riflessi violenti e terribili, ma dipinto con la dolcezza e la malinconia proprie della città.

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