La corsa alla moneta elettronica? Tutto merito di una rapina

4 minuti di lettura

La moneta digitale? In Europa è diventata di moda non tanto grazie ai bitcoin, ma a una rapina che a raccontarla pare presa di peso da Ocean’s Eleven.

Era il 23 settembre 2009 quando tre uomini armati irruppero in un deposito di banconote a Stoccolma calandosi dalla vetrata del tetto, fecero saltare in aria le casseforti e senza ferire nessuno fuggirono con un bottino di milioni di corone (la somma esatta non è mai stata comunicata) a bordo di un elicottero. I responsabili vennero arrestati nel giro di pochi giorni, ma la facilità con la quale erano riusciti a far sparire un’enorme quantità di denaro in neanche venti minuti convinse definitivamente gli svedesi che le banconote – quei foglietti così anonimi, facili da trasportare e soprattutto nascondere – erano uno strumento rischioso, che andava tolto di mezzo.
Non è un caso se nei negozi svedesi sia diventato quasi impossibile pagare usando i contanti e se la Banca centrale locale sia stata la prima in Europa a sperimentare una moneta digitale, ispirando col suo successo la BCE (che ha promesso di introdurre l’euro digitale entro un paio d’anni) e adesso anche la Bank of England.

La corona elettronica è basata sulla blockchain come i bitcoin, ma a differenza di questi non può essere “creata” se non dalla banca centrale, che ne garantisce il valore nel tempo, impedendo quelle enormi variazioni di valore che rendono il bitcoin più simile a un titolo che a una vera moneta.

A Stoccolma hanno anche pensato a varie soluzioni riguardo la conservazione di questa e-krona: potrebbe essere conservata in una chiavetta simile a quelle che usiamo per salvare i nostri file dal pc, che funzionerebbe come un portafoglio digitale, oppure in un conto speciale aperto dal cittadini direttamente presso la banca centrale o ancora sul conto corrente che abbiamo con la nostra banca, rendendo invisibile l’innovazione a chi è abituato a pagare con bancomat o carta di credito (e infatti molti ancora confondono i pagamenti elettronici con la moneta elettronica).

Alle stesse ipotesi sta lavorando la BCE, che però rischia di impiegare anni a lanciare il suo digital euro perché dovrà mettere d’accordo tutti i Paesi dell’eurozona, alcuni dei quali molto legati – chi per ragioni di privacy (la Germania) chi per antica tendenza a frodare il fisco (l’Italia) – all’uso della carta moneta. C’è quindi il serio rischio che il Regno Unito, che ha annunciato solo in questi giorni l’intenzione di emettere una sterlina elettronica, possa superare l’Europa anche in questo campo.

A Londra stanno già studiando una massiccia campagna informativa simile a quella lanciata in occasione del passaggio dalla tv analogica a quella digitale, per essere sicuri che non saranno i più deboli, gli anziani e i meno istruiti, a pagare questo ennesimo salto tecnologico. In ogni caso sembra che il governatore della Bank Of England sia intenzionato a copiare passo per passo gli esperimenti già effettuati dagli svedesi. Insomma, se entro qualche anno ci ritroveremo a pagare con una moneta immateriale, “creata” al pc, il merito sarà soprattutto di un gruppo di rapinatori amanti delle care vecchie banconote.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Il coraggio e la paura, come scegliere in tempi di Covid

Articolo successivo

Ghirelli “Verso Bari un atto violento e criminale”

0  0,00