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Maria Antonietta: ovvero il potere alle donne

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Fu un periodo eccezionale, folle anche nella velocità con cui si andò verso la tragedia collettiva di una decimazione senza senso della popolazione. Fu una inutile strage come ebbe a dire, tempo dopo, Benedetto XV in un periodo ancora più fosco, quello della prima guerra mondiale, ma, ahimè, certe sciagure si comprendono a pieno soltanto quando si sono calmati gli animi.

Si criticò e si condannò la monarchia e i nobili, fino alla calunnia e alla barbarie di una quantità di morti assurde, indiscriminate e senza senso, e con una modalità non certo degna di chi invocava giustizia ed eguaglianza a gran voce.

Un caso per tutti fu la tragica e spaventosa fine della Principessa di Lamballe, colpevole soltanto di essere amica della regina e governante dei figli dei sovrani. Al solito, una più attenta analisi, spesso, ribalta anche il nostro giudizio storico o almeno quello trasmesso dalla storiografia ufficiale. Il potere perfetto e giusto è molto difficile da applicare e realizzare. Ma qui, per brevità di spazio, vogliamo puntare la nostra lente di ingrandimento su un aspetto molto poco considerato vista la complessità del momento storico: il ruolo delle donne.

Certo fu che, dopo la Rivoluzione, la salita al potere di Napoleone non segnò, ma soprattutto non causò una grande affermazione per il mondo femminile. Il mondo tipicamente patriarcale, un po’ misogino e guerrafondaio che promosse il novello imperatore emulo dei Cesari, riservò poco spazio alle donne oltre il ruolo tradizionale della famiglia e del focolare domestico.

Così non fu nel breve spazio del regno di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Tra i due, certo era lei che spiccava per intelligenza e personalità, creativa e passionalmente amica di molti artisti e letterati, quasi complice delle contestazioni che si facevano da più parti del vecchio ordinamento sociale, il cosiddetto ‘Ancien Regime’.

Essa stessa interpretò un ruolo nelle ‘Nozze di Figaro’ di Beaumarchais, feroce satira della società del tempo e della ormai superata divisione in classi sociali, che venne addirittura recitato a Versailles! Era lei l’anima brillante della corte, insofferente della rigida etichetta di corte. Il re Luigi si preoccupava più di aggiustare le tegole e le grondaie del tetto e anche di tenere in perfetta sincronia tutti gli orologi di Versailles!

Ma un fatto di enorme significato politico e sociale, spesso trascurato dagli storici, non può passare inosservato ad un occhio più attento. Per espresso volere della regina, il pittore ufficiale di corte, di cui conserviamo tutti i ritratti dei membri della famiglia reale, era una donna: Elisabetta Vigée Le Brun.

Sicuramente fu la prima donna a ricoprire una carica pubblica di così alto valore politico, una carica di altissimo prestigio ma soprattutto di grande peso simbolico. Le donne che l’avevano preceduta nel mondo dell’arte, come per esempio Artemisia Gentileschi o Sofonisba Anguissola, quasi mai riuscirono a raggiungere la carica di pittore ufficiale di corte. Era il massimo del riconoscimento pubblico. Certo il peso della volontà della regina fu determinante.

Le donne, come fece poco tempo prima la marchesa di Pompadour, furono in questo breve periodo le vere protagoniste dell’arte e della cultura e non solo relegate al solito ruolo di ‘muse ispiratrici’ ma vere promotrici di talenti.

Maria Antonietta era chiara e determinata nelle sue scelte. E questo segnò il suo tempo. Nel bene e nel male, come la sua amicizia con la Polignac, lei e le grandi dame della nobiltà aprivano i loro salotti alle migliori ‘penne’ che resero la Francia la maestra del pensiero europeo, offrirono alle donne una libertà di movimento e un prestigio come ben poche di loro avrebbero potuto usufruire molto tempo dopo.

Napoleone e la nascente società borghese  le preferiva mogli e madri devote. Dovrà passare molto tempo prima di rivedere una simile fioritura al femminile nel mondo dell’arte e della cultura.

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