Bce fa i conti in tasca a Mps e a Siena scoprono di dover sborsare due miliardi e mezzo

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Due miliardi e mezzo di euro, non proprio spicci. Siete sicuri di averli? A chiederlo è la BCE che ha scritto una lettera ai vertici del Monte dei Paschi di Siena riferendosi alla cifra che l’istituto guidato da Guido Bastianini sostiene di poter tirar fuori per un aumento di capitale nel caso la tanto sospirata “soluzione strutturale” (leggi: acquisizione di Unicredit) non vada in porto.

La Vigilanza BCE vorrebbe in particolare capire come funzionerà il rafforzamento patrimoniale di cui si parla da inizio 2021 ma del quale finora sono state diffuse solo voci di corridoio. Di sicuro ci sarebbe che un miliardo e mezzo verrebbe recuperato con un aumento di capitale, il grosso del quale verrebbe sborsato dallo Stato, che attualmente è azionista di maggioranza col 64% delle quote. L’operazione, che certo non sarà vista di buon occhio dagli italiani (per chi l’avesse dimenticato ricordiamo che nel 2017 vennero versati nella banca 5,4 miliardi di soldi dei contribuenti), non dovrebbe però incorrere nelle ire di Francoforte perché la direttiva Ue sulle crisi bancarie autorizza il ricorso a fondi pubblici per sopperire a carenze di capitale emerse dopo uno stress test (il prossimo è in programma a luglio).

La missiva BCE, che non è stata commentata dai vertici né a Siena né a Francoforte, arriva tra l’altro in un momento più drammatico del solito per la più antica banca italiana: il matrimonio con un partner grande e solido si sta facendo sempre più difficile e considerando che entro aprile 2022 lo Stato sarà costretto a uscire dal capitale di MPS sembra che la soluzione spezzatino, con conseguente vendita dei singoli asset, sia quella più probabile. Le attività e gli sportelli potrebbero finire sotto controllo di banche italiane di medie dimensioni, come Mcc e Bper, e MPS continuerebbe a esistere come banca locale all’inizio nella sola Toscana.

Soluzione questa che è vista come il male minore dalla classe politica senese e dalla Fondazione Montepaschi che una volta controllava tutta la banca. Certo, fosse per il suo amministratore delegato, MPS potrebbe continuare a esistere per decenni come banca a forte partecipazione pubblica, ma col tramonto del M5S, che aveva voluto Bastianini alla guida, e la nascita del governo Draghi, le fantasie neostataliste dei grillini sono state brutalmente infrante.

La soluzione più probabile è quella di una privatizzazione da concludere prima possibile: il Tesoro, che è stufo di versare soldi a MPS, vorrebbe chiudere già a luglio, anche con una soluzione in due tempi.

Nella prima fase il MEF cederebbe in blocco la banca a un privato che poi sarebbe libero di rivendere i vari asset in attivo a vari compratori. Soluzione che sulla prima può suonare strampalata ma in fondo non è molto diversa da quella realizzata da Intesa che lo scorso anno ha comprato Ubi per poi cedere ben 650 dei suoi sportelli a Bper.
Certo, queste notizie sanno di beffa perché le performance attuali della banca sono tutt’altro che da disprezzare: nel primo trimestre 2021 sono stati registrati 9 milioni di utile, un patrimonio positivo per 750 milioni e una diminuzione dei non performing loans al 3,5%, in linea con le maggiori banche italiane. Insomma, chi dovesse mettere le mani su una porzione del famoso spezzatino senese potrebbe trovarsi tra le mani delle attività bancarie in salute e a prezzo scontatissimo.

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