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Roma: l’esperienza diretta della sindrome di Stendhal

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Camminando per Roma si può rivivere la magia di una città unica al mondo per ricchezza e quantità di testimonianze artistiche e storiche. Riscoprendo le opere d’arte che abbiamo studiato sui banchi di scuola, veniamo a contatto ineluttabilmente con un’infinità di informazioni e di stimoli, che spesso per la loro ampiezza e complessità, è difficile decifrare.

 Indubbiamente se riuscissimo a controllare ogni minima sfumatura della luce, la contestualizzazione storica dell’opera, l’atmosfera climatica e la casualità del tutto, qualunque spostamento nella caotica Città Eterna, equivarrebbe a uno studio comparato di innumerevoli discipline.

Ogni escursione per la città potrebbe corrispondere infatti alla lettura di un testo ricco, lungo ed elaborato, corredato da immagini e diverse inquadrature degne dei più grandi registi. E a ogni nostra peregrinazione urbana, potrebbe verificarsi quel colto e raffinato malessere chiamato ” sindrome di Stendhal”. Una sorta di malore che colpì lo scrittore francese, quando visitò l’Italia, con un coinvolgimento emotivo folgorante legato alla contemplazione del nostro immenso patrimonio artistico. Dal racconto della sua esperienza di viaggio deriva questo termine che definisce tuttora lo smarrimento, lo stupore e l’ammirazione di fronte alla nostra incomparabile cultura classica che ritroviamo ovunque nel Bel Paese.

Del resto il linguaggio dell’arte non si apprende sui libri, ma è necessariamente il risultato di un’esperienza diretta con le opere d’arte e i luoghi in cui sono collocate.  Le suggestioni che nascono dall’esperienza diretta e visiva di un monumento sono talmente ricche e totalizzanti che, spesso, rappresentano un vero e proprio viaggio della mente, e in parallelo in tutta la storia dell’uomo. Perché in fondo anche la storia va vissuta in modo personale e, se possibile, interiorizzata.

Le facciate delle chiese per esempio raccontano la vera o presunta rivalità tra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini; in effetti le rispettive facciate delle chiese da loro progettate sembrano fronteggiarsi nelle piazze e nelle strade come inseguendosi in una gara di genio.

Quasi ogni strada del centro storico ha per sfondo una chiesa, come una quinta teatrale. Ma sono innumerevoli gli artisti che  hanno contribuito alla grandezza di Roma. Infinite le statue, le fontane e le facciate dei palazzi patrizi che costeggiano le strade. Le grandi Basiliche, cuore della Cristianità, sono poi uno dei concentrati storici di più densa e ricca lettura. L’ arco romano fa da base e sfondo a quasi tutti i monumenti. È il motivo ritmato degli acquedotti e quello concentrico del Colosseo.

Sulle antiche strutture romane in mattoni nuovi edifici sono stati costruiti e ricostruiti senza sosta. Poco nel medioevo, il gotico è presente solo in pochissimi esempi , ma è nel quattrocento che si ” rilegge” l’arte classica, si rifonda la città con un vigore che ricorda la Roma dei Cesari. Nuovi edifici ricoperti con gli antichi marmi romani, vengono innalzati da papi come Martino V o Sisto IV dopo la pausa forzata dell’ esilio Avignonese, che aveva gettato la città nell’abbandono.

I Pontefici, nuovi Cesari, riedificano le chiese sugli antichi templi usando le colonne per dividere le navate e innalzare così in tutta la città gli antichi obelischi egizi, che i romani avevano portato a Roma ai tempi dell’impero. Di fronte a ogni basilica c’è un obelisco e Roma è la città che ne possiede di più al mondo. Come non perdersi nei meandri della storia e della conoscenza. Quante rovine e testimonianze che si sedimentano, tanto da confonderci nella lettura dei reperti. E quante nuove e infinite suggestioni, che nessun libro o lezione di professore ha potuto trasmetterci. E questo con una semplice traversata in macchina, sperando che il traffico ci costringa a fermarci proprio davanti a una facciata di Borromini o di Bernini.

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