Vincitori all’Europeo, sconfiggeremo l’Austria pure alla BCE?

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Italia Austria è finita all’Europeo con un sofferto 2-1 ai supplementari, ma in un altro consesso continentale Vienna prova ora a prendersi la rivincita nel campo non proprio neutro di Francoforte. Pochi minuti dopo l’appello dell’italiano Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo della Bce, che raccomandava di usare flessibilità nell’utilizzare il Pepp, il governatore della banca centrale austriaca Robert Holzmann ha detto che no, il programma di acquisto pandemico dovrà concludersi per il marzo 2022. A dargli man forte un sondaggio effettuato dalla BCE con gli analisti monetari, che prevede appunto il termine al PEPP per il prossimo marzo: “Questa è la visione del mercato e ritengo che il mercato abbia espresso una valutazione corretta”, ha detto.

Parole non proprio da banchiere centrale indipendente, che si scontrano poi con quanto sostenuto da Panetta poche ore prima, in occasione della conferenza dei governatori delle banche centrali dell’area del Mediterraneo dedicata al tema della ripresa dopo la pandemia: “Dovremmo sforzarci di mantenere la ‘flessibilità non convenzionale’ che si è rivelata così utile durante la pandemia” ha raccomandato l’ex direttore generale di Bankitalia. Il quale ha poi lungamente esposto i meriti delle iniziative straordinarie decise per rispondere alla crisi causata dal Covid, perché l’azione congiunta delle politiche monetaria (grazie alla BCE) e fiscale (a opera dei governi) sta conducendo l’economia europea fuori dallo stato di emergenza molto prima del previsto. “Se in futuro continueremo a utilizzare con decisione entrambe queste politiche – ha spiegato Panetta – potremo conseguire, per la prima volta in oltre un decennio, il nostro obiettivo di inflazione e il pieno utilizzo della capacità produttiva dell’economia. Un ritorno delle politiche macro-economiche allo status quo ante equivarrebbe a sprecare un’opportunità unica”. Ma è esattamente questo, tornare allo status quo ante (traduciamo in italiano per chi non ha fatto il classico come Panetta: le cose come stavano prima) l’obiettivo di austriaci e anche, guarda un po’ che sorpresa, i tedeschi. Qualche giorno fa il presidente della Bundesbank Jens Weidmann aveva detto, intervistato dal quotidiano Handelsblatt, che “Quando questa situazione eccezionale sarà finita questo grande livello di flessibilità non sarà più appropriato”.

Ma cosa si intende per flessibilità in questo caso? Non è altro la possibilità per la BCE di comprare titoli secondo le reali necessità dei paesi membri, e non secondo le rigide regole previste in passato. Secondo la normativa del Quantitative Easing, ad esempio, l’Italia avrebbe avuto diritto al 17% degli acquisti di titoli pubblici nei primi due mesi del programma, la flessibilità del PEPP le ha permesso di ottenerne il 27% in considerazione della drammatica situazione in cui versavamo nei primi mesi del lockdown nel 2020. Austriaci e tedeschi leggono questa “flessibilità” come mancanza di regole a favore dei soliti italiani, mentre per Panetta si tratta solo di un sistema di aggirare regole che non funzionano, che deprimono la crescita invece di stimolarla.

Come al solito in questo scontro con le armate germaniche l’Italia potrà sperare di avere la meglio solo nel caso in cui avrà l’appoggio della Francia, che in un intervento del 25 maggio scorso aveva auspicato il mantenimento di “qualche forma di flessibilità” dopo la fine del PEPP. Insomma, pure stavolta la partita potrebbe finire ai supplementari e bisogna sperare nell’arbitro francese.

 

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