Un giorno (forse) abbasseranno le tasse, intanto aumentano le bollette

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Per un attimo ieri ci eravamo emozionati e un po’ illusi leggendo sui giornali mirabolanti annunci di calo delle tasse per il martoriato (e ormai in fase di estinzione, quindi meritevole di protezione) ceto medio. “La rivoluzione del fisco”, “Fisco leggero sulla classe media”, “Intesa sul taglio Irper e addio all’Irap” alcuni dei titoli che promettevano grandi novità; peccato che andando a leggere gli articoli si scopriva che siamo ancora al “documento conclusivo prodotto dalle commissioni Finanze di Camera e Senato sulla riforma fiscale”; tra passaggi e rimpalli tra Camera e Senato ci vorrà tanto di quel tempo da temere che neanche questa legislatura basterà.

Nel frattempo però si sta provvedendo ad alleggerirle ulteriormente, questa volta rincari operativi già da luglio: da questo mese infatti il prezzo della luce sarà più alto del 9,9% e quello del gas addirittura del 15,3%. Lo ha comunicato ieri l’Arera, l’autorità per l’energia che ha il compito di fissare trimestralmente le nuove tariffe per il mercato tutelato. Tratto in numeri comprensibili per tutti: parliamo di 200 euro a famiglia pronti a “sparire”. La colpa questa volta è dell’aumento del costo delle materie prime (principalmente petrolio, carbone e metano) dovuta alla robusta ripresa economica avviatasi dopo la crisi causata dal Covid, ma pure dell’aumento dei permessi di emissione di Co2: se a marzo eravamo sui 40 euro a tonnellata oggi siamo già a 52. D’altra parte il ministro della Transizione ecologia Cingolani lo aveva anticipato in un’intervista concessa ieri alla Stampa: per “cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo. Di conseguenza dovremo far pagare molto la Co2 con conseguenze, ad esempio sulla bolletta elettrica”.

Insomma a pagare la transizione energetica, che secondo Cingolani potrebbe trasformarsi nientemeno che in “un bagno di sangue”, sarà come al solito il contribuente, che vedrà tradotto in aumenti e balzelli vari il costo di un mondo più verde e pulito.

Per ora il capo del governo Draghi ha cercato di limitare i danni, stanziando 1,2 miliardi di euro infilati nel Decreto lavoro e imprese proprio per “attenuare l’aumento delle tariffe elettriche determinato da ARERA in conseguenza dell’incremento dei prezzi delle materie prime per il trimestre luglio-settembre 2021”. Non basteranno ad azzerare gli aumenti, ma a limitarli sì. Pericolo parzialmente scampato dunque, ma solo per i prossimi tre mesi, perché l’Arera ha già avvisato che nei mesi scorsi aveva effettuato “una forte riduzione degli oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili (ASos)”, ma a breve dovrà riallineare il gettito aumentando gli oneri. Si prospettano dunque bollette salatissime; l’unica maniera di difendere i risparmi degli italiani, secondo il presidente di Arera Stefano Besseghini, è approvare interventi strutturali a sostegno dei consumatori, sulla scia di quelli già approvati dal governo.

Anche perché in caso contrario le aziende più inquinanti continueranno a scaricare sull’utente finale il costo della transizione energetica, aumentano le bollette per ripianare i costi dei permessi di emissione invece di impegnarsi a diminuire il loro impatto ambientale abbattendo i loro tassi d’inquinamento. Altrimenti, in attesa della diminuzione dell’Irpef, gli italiani pagano pure la tassa sul clima.

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