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Il più grande manifesto della Storia dell’Uomo: la Cappella Sistina

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La fondazione della Cappella Sistina segnò un momento di rinascita della chiesa di Roma dopo l’abbandono del periodo avignonese e il successivo trasferimento dei papi dal Patriarchio Lateranense al Vaticano, nuova sede scelta dai Pontefici come loro residenza.

Il ciclo degli affreschi che avrebbero dovuto decorare le pareti doveva riconfermare la dottrina della chiesa cattolica e forse soprattutto il suo ruolo nel mondo. Fu un incredibile studio di riferimenti simbolici, frutto di analisi dettagliate che ne caratterizzarono la costruzione.

Nicolò V, primo dei papi che cominciò la ricostruzione della città eterna, oltre a grandi lavori in tutta la città fece la fondazione della nuova Cappella Papale con precisi riferimenti simbolici al Tempio di Salomone, che aveva nella sua realizzazione calcoli precisi della Cabala ebraica. Questa è piena di formule, di numeri e di leggi ben precise e matematiche basate su antichissimi studi dell’energia e delle leggi fondamentali dell’universo.

Tutto doveva corrispondere alle perfette proporzioni del Tempio di Gerusalemme e  che si sarebbe dovuto sovrapporre perfettamente a quelle della nuova Cappella Papale.
Papa Nicolò V ne fece la fondazione ma fu Papa Sisto IV a dare il nome alla Cappella, stabilendo, lui stesso insieme con una schiera di dotti ecclesiastici, quello che sarebbe stato il programma iconografico e teologico da rappresentare negli affreschi.

Il messaggio era chiaro: gli eredi della saggezza e della sapienza di Salomone erano i Papi successori di Pietro che ora risiedevano a Roma. Gli stessi cicli degli affreschi precedenti a quelli di Michelangelo, che ne è la “summa” e la “sintesi” perfetta, sono il racconto della storia degli ebrei nel Vecchio Testamento e quella successiva del Cristianesimo e della Chiesa nel Nuovo.

Vi lavorarono i più grandi artisti del rinascimento italiano tra cui Sandro Botticelli, Luca Signorelli, Cosimo Rosselli, il Ghirlandaio, il Pinturicchio e il Perugino che dipinse quello più esplicito ed emblematico cioè La Consegna delle Chiavi a Pietro, in effetti il fondamento stesso della Chiesa è della sua autorità che si perpetuava nella successione apostolica dei papi.

Il momento era turbolento anche in seno alla chiesa, reduce da un grave scandalo della presenza contemporanea di tre papi eletti rispettivamente da diverse fazioni di potere e che si concluse soltanto dopo il concilio di Costanza che mise fine alla contesa. Ribadire il percorso teologico e riaffermare la centralità della chiesa, l’autorità del Papa e della Chiesa di Roma, tutto questo era di fondamentale importanza.

Sisto IV fu immortalato da Raffaello non nella Cappella Sistina, che da lui prese il nome, ma nella stanza della segnatura, raffigurato tra i Dottori della Chiesa, i Santi, i grandi personaggi del passato tra cui Dante mentre legge un prezioso libro e partecipa con la sua presenza alla Chiesa Militante, tutta in adorazione del Santissimo Sacramento.

Gli affreschi sia della Sistina che delle stanze di Raffaello dovevano essere un preciso manifesto della fede e volevano ribadirlo. Michelangelo avrebbe concluso questo enorme percorso pittorico, unico al mondo per vastità e complessità di racconto, ricordando a tutta l’umanità che un giudizio finale avrebbe concluso la storia dell’uomo.

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