Il dilemma dei 4 trilioni di dollari di Biden: lanceranno l’economia o l’inflazione?

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Avere un piano di 4 trilioni di dollari per far ripartire l’economia dopo la crisi causata dal Covid e rischiare di farselo mangiare dall’inflazione. È questa la preoccupazione continua – altro che i migranti alla frontiera col Messico! – che sta tenendo sveglio di notte Joe Biden. Gli ultimi dati parlano di un aumento dei prezzi del 5,4 per cento nel mese di giugno, il più altro registrato da dieci anni a questa parte, e per ora non ci sono segnali che luglio porterà notizie migliori. Durante un incontro con i giornalisti alla Casa Bianca il presidente ha dovuto rintuzzare una serie di domande difficili alle quali, avendo solitamente di fronte una stampa compatta a favore dei democratici, non era abituato a rispondere.

Biden ha prima goffamente divagato vantando i risultati ottenuti nei primi sei mesi dal suo insediamento, come l’aumento delle assunzioni e la ripresa economica, poi si è rassegnato ad affrontare la questione spiegando che i suoi collaboratori gli hanno assicurato che l’aumento dei prezzi si stabilizzerà a breve. “Voglio essere chiaro – ha detto -: la mia amministrazione sa bene che se dovessimo sperimentare una forte inflazione sul lungo periodo avremmo di fronte una minaccia per l’economia. Ecco perché restiamo vigili e pronti a intervenire se le cose dovessero cambiare”. Ha poi ammesso di essere in costante contatto con il capo della Federal Reserve Jay Powell, pur assicurando che la banca centrale è e deve restare indipendente.

Le sue parole sembrano aver placato i giornalisti, ma non i Repubblicani che stanno facendo di tutto per bloccare al Congresso il piano di ripresa da 4 trilioni di dollari puntando sul fatto che un tale abnorme aumento della spesa pubblica rischia di causare una crescita incontrollata dei prezzi, riducendo i risparmi della classe media. Preoccupazioni eccessive secondo Biden, il quale ha spiegato che “mentre la nostra economia ha ricominciato a correre c’è stato qualche aumento di prezzo. La realtà è che non puoi far ripartire l’economia globale senza aspettarsi un minimo aumento dell’inflazione”.

Dichiarazioni che non hanno placato i repubblicani e soprattutto non hanno convinto gli analisti, anche perché il piano di ripresa dell’economia è solo uno dei fattori che rischiano di far schizzare i prezzi alle stelle. Tra gli elementi in gioco c’è anche la riduzione dell’offerta di materie prime, la cui catena di produzione e distribuzione è ormai quasi del tutto nelle mani della Cina. Molte grandi aziende hanno sì ripreso a vendere, ma hanno ridotto all’osso i margini operativi e a breve saranno costrette ad aumentare i prezzi. Un altro problema, almeno in America, è dato dalla scarsità di tecnici di alto livello, che mancano all’appello perché prima Trump e poi Biden, con la scusa del Covid, hanno reso impossibile agli europei non in possesso della green card di lavorare negli Stati Uniti. La misura era nata per aiutare i cittadini americani a trovare un buon lavoro in patria, ma si è risolta in una diminuzione di figure professionali fondamentali che ha messo in difficoltà molte imprese.

Questi stravolgimenti sono materiale altamente infiammabile che aspetta solo la scintilla provocata dai 4 trilioni di dollari fatti cadere sull’economia americana per prendere fuoco. Vedremo se allora il pompiere Biden sarà in grado di spegnere l’aumento dei prezzi con le sue solite rassicurazioni, così confortanti da suonare false.

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