La PA si impegni di più per la trasparenza interna ed esterna, importante servizio pubblico, altro che turbamento, ansia e stress

3 minuti di lettura

La vicenda, per certi versi inquietante, evidenzia le resistenze di una parte della pubblica amministrazione che ancora oppone un’assurda resistenza alla trasparenza considerandola un fastidio e non un servizio e il paradosso del cittadino costretto a doversi difendere persino in Tribunale per l’esercizio di un legittimo diritto che, come si legge negli atti processuali, avrebbe provocato ansia, turbamento e stress nei funzionari pubblici.

I fatti: un Comune “stressato” dalle continue richieste di accesso agli atti di un cittadino denuncia quest’ultimo, ex art. 81 e 340 del codice penale, “per avere turbato mediante plurime richieste d’accesso agli atti amministrativi la regolarità dei servizi del Comune con continue e immotivate richieste di accesso gli atti così da impegnare totalmente dal luglio 2011 al 2014 i servizi tecnici e legali a copiare gli atti per rispondere ai quesiti posti dallo stesso

A seguito della denuncia il giudice di primo grado nel 2018 condanna il cittadino ritenendo che lo stesso abbia bombardato di richieste gli uffici e che, nonostante la legittimità delle richieste di accesso, “abbia volontariamente provocato un turbamento nella regolarità dei servizi del Comune con richieste caratterizzate da anomala frequenza e intensità, spesso senza effettiva motivazione, così compiendo un “abuso” nell’esercizio del diritto pur riconosciuto dall’art. 22 legge n. 241 del 7 agosto 1990. “

La Corte d’Appello di Firenze nel 2019 assolve il poveretto evidenziando come le numerose richieste rappresentino un diritto e non un reato.

Ciò nonostante il Comune e i funzionari propongono ulteriore appello alla sentenza.

La Corte di Cassazione finalmente con la sentenza Num. 25296/2021 pone fine all’assurda vicenda, conferma la sentenza della Corte d’Appello, esclude nella fattispecie il reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico e ricorda che la pubblica amministrazione dopo aver accertato la sussistenza di un motivato interesse alla richiesta di accesso o previsto dalla norma ha l’obbligo di adottare le misure organizzative idonee a garantire l’esercizio del diritto previsto dalla norma.

“Nessuna interruzione di un ufficio o pubblico servizio, anzi vale il principio secondo cui «l’esercizio di un diritto (…) esclude la punibilità» (art. 51, comma 1, cod. pen.).”

In conclusione l’attività della pubblica amministrazione è per definizione pubblica e la trasparenza dovrebbe essere non concessa, non osteggiata, ma favorita sempre. L’ufficio pubblico è la casa del cittadino e la disorganizzazione degli uffici pubblici non può essere una scusa per osteggiare il diritto alla trasparenza. E’ anche vero che la trasparenza “interna”  dell’organizzazione  amministrativa, con definizione di chiari ruoli e responsabilità e una chiara mappatura di processi e procedimenti favorisce l’erogazione di migliori servizi pubblici e la trasparenza”esterna”  per i cittadini.

Ma adesso chi risarcirà il cittadino per l’ansia , l’enorme stress e il turbamento subito dal Comune ?

di Laura Strano Responsabile Osservatorio Trasparenza AIDR

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

36. Settimana Internazionale della Critica, ecco i film in concorso e gli eventi speciali

Articolo successivo

Malagò a Zanni “Orgogliosi di te, il futuro è tuo”

0  0,00