Nozze di convenienza tra Unicredit e MPS: a pagare la dote pensa lo Stato

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E infine il segreto di Pulcinella è stato svelato ufficialmente: Unicredit ha aperto un tavolo con il governo per rilevare il Monte dei Paschi di Siena, o meglio la sua parte pregiata, la rete commerciale. Chiarendo da subito che non si accollerà i crediti deteriorati ed eventuali rischi legali. È quasi un anno che la telenovela sul salvataggio di MPS, tenuta in vita dallo Stato che ne detiene il 64% del capitale azionario, aspettava la sua puntata finale con l’impegno di piazza Gae Aulenti. Ma il lieto fine era stato ritardato dall’allora CEO Jean Pierre Mustier, che pur di non acconsentire alle nozze aveva preferito lasciare l’incarico venendo rimpiazzato da Andrea Orcel, molto più bendisposto a questo matrimonio bancario all’italiana.

D’altra parte le condizioni sono senza dubbio favorevoli: il governo fornirà una dote di 2,2 miliardi sotto forma di crediti fiscali, un accrescimento degli utili per azione e un aiuto da 2,9 miliardi in patrimonio che Unicredit otterrebbe integrando Mps entro il prossimo anno, il tutto grazie a una norma contenuta nel decreto Sostegni bis. Notizie bastanti a far festeggiare Piazza Affari, dove il titolo Unicredit sale fino alla cima del listino Ftse Mib e Monte dei Paschi è cresciuto fino far segnare un +10%.

Lo sposo Orcel, giustamente, si frega le mani: – “La potenziale acquisizione delle attività commerciali di Banca Monte dei Paschi di Siena – ha spiegato stamattina in un incontro con gli analisti – con un perimetro accuratamente definito e un’adeguata mitigazione dei rischi, è un’opportunità”. È parso così contento da dover poi chiarire per quale motivo avesse mostrato tanta freddezza mei mesi scorsi a chiunque gli chiedesse dell’operazione: “Sono sempre stato chiaro sul ruolo che l’M&A può avere nella strategia della banca. Deve essere nel massimo interesse dei nostri investitori, in linea con il nostro obiettivo di creazione di valore e dobbiamo essere pienamente fiduciosi nella nostra capacità di eseguire la transazione”. Insomma, la pretesa indifferenza era solo una sceneggiata per convincere il Ministero dell’Economia a fare un’offerta troppo buona per essere rifiutata, come in effetti è avvenuto. Unicredit si appresta ad accogliere 3,9 milioni di nuovi clienti, che si portano dietro 87 miliardi di depositi e 62 di masse in gestione, senza rischiare nulla.

D’altra parte questo sembra essere un momento d’oro per la seconda banca italiana: nel secondo trimestre dell’anno l’utile netto sottostante ha raggiunto 1,1 miliardi, mentre l’utile netto di gruppo si attesta a 1,34 mld in rialzo del 24,7 per cento trimestre su trimestre. Il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale crediti lordi, dato col quale la BCE riassume lo stato di salute complessivo delle banche, è migliorato attestandosi al 4,7 per cento.

Tutto bene dunque? Vedremo: per ora si preparano le nozze e tutti sembrano soddisfatti, ma come tutti sanno ci vogliono mesi se non anni prima di stabilire se un matrimonio è stato felice. Più di un partito è già pronto a scagliarsi contro Unicredit nel caso l’accordo venga valutato come un regalo che lo Stato le ha fatto pur di liberarsi della gestione di MPS, e di certo ogni passo di Orcel sarà valutato con estrema attenzione dalla classe dirigente senese, che continua a considerare l’istituto una sa proprietà. Diranno la loro anche i sindacati; anzi Landini si è già fatto sentire, chiedendo un tavolo con il governo per rivendicare il ruolo della Cgil nelle trattative, che in teoria dovrebbero chiudersi entro 40 giorni appena. A settembre cominceremo a capire se questo matrimonio s’aveva davvero da fare.

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