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Majella Geopark: ecco i posti da vedere al geoparco mondiale dell’Unesco

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Il Parco nazionale della Maiella è uno dei tre parchi nazionali d’Abruzzo ed è divenuto ad aprile 2021 Geoparco mondiale dell’Unesco con il nome di Majella Geopark. Un riconoscimento attribuitogli  per le speciali caratteristiche che uniscono geologia, biodiversità, storica presenza dell’uomo e la cultura sviluppata nel tempo.

Un territorio caratterizzato da un’elevata geo-diversità, con ben 95 geo-siti che lo rendono, sotto il profilo naturalistico e geologico, una delle aree più interessanti d’Europa. Vediamo insieme i posti più suggestivi:

Grotta del Cavallone

Si presume che i primi a scoprire l’esistenza della Grotta del Cavallone siano stati i pastori che numerosi popolavano la Maiella per gran parte dell’anno con i propri greggi. Qui Gabriele D’Annunzio ambienta la tragedia pastorale La Figlia di Iorio che vi si rifugerà con l’innamorato Aligi. Per arrivarci si può utilizzare la comoda cabinovia (in revisione in questo periodo), l’imbocco sembra l’occhio di un cavallo aperto in una parete rocciosa che ne ricorda il muso. Da ciò il nome, ma secondo altri sembra che la valle sottostante si chiamasse anticamente Valle Cavallo. Il percorso interno alla grotta si snoda per un chilometro con la possibilità di attraversare sale di grande interesse, in particolare per ciò che concerne i primi 600 metri; è qui infatti che si notano innumerevoli stalattiti e stalagmiti. Vale la pena di ricordare la “foresta incantata”, la “sala degli Elefanti” e lo stupendo “pantheon” con la sua “sala delle Statue”.

Sentieri escursionistici: da Campo di Giove a Fondo di Femmina Morta

Itinerario impegnativo, consigliato nel periodo luglio-settembre, sale fino alle captazioni della Sorgente Carniccio (m. 1172) per proseguire attraverso un’area di coltivi abbandonati che presto lasciano spazio alla faggeta. Procedendo in direzione NE, si giunge alla Fonte di S. Antonino (1 ora) dove sorgeva l’omonimo monastero (sec. XIII) fondato da Celestino V prima di divenire Papa. Si prosegue attraverso faggi e radure fino al pianoro di Macchia di Sécina e, in altri 45’ di cammino, si esce definitivamente fuori dal bosco in località Fondo di Majella, dove s’intercetta il sentiero P4. Il sentiero sale rapidamente all’interno di questo grandioso anfiteatro naturale in un paesaggio aspro e selvaggio, colorato in estate da molteplici fioriture di Cymbalaria pallida (Ciombolino abruzzese), di Myosotis (Nontiscordardimè) e di Papaverjulicum (Papavero delle Alpi Giulie). In circa 3 ore si arriva in cresta (m. 2390) e in breve in località Fondo di Femmina Morta, costellata di doline, dove insieme alle rarità botaniche del Parco si può avvistare la fauna presente in alta quota: Gracchio corallino, Piviere tortolino e Camoscio appenninico.

Gole di Fara San Martino 
Le Gole di San Martino si aprono con uno stretto passaggio dalle alte pareti rocciose sul versante orientale della Maiella, poco fuori l’abitato di Fara. Si tratta dell’inizio del vallone con caratteri di forra che conduce fino alla vetta più alta della Maiella, Monte Amaro (2793 m), e comprende i territori più selvaggi dell’intero massiccio con un percorso lungo 14 Km e un dislivello di 2300 m. Esso può essere diviso in tre parti: la Valle di S. Spirito, la valle di Macchia Lunga e la Val Cannella. Secondo la tradizione popolare, queste suggestive gole, larghe appena 2 m e lunghe circa 30 m, furono aperte da San Martino con la forza delle braccia per consentire alla popolazione farese di accedere più velocemente agli alti pascoli della Majella. Dopo pochi metri di cammino, si scorge appunto il monastero di San Martino in Valle che uno scavo archeologico ha recentemente riportato alla luce. Questo notevole scenario in realtà,  è stato prodotto dall’azione erosiva ed incessante delle acque torrentizie provenienti dallo scioglimento dei nevai circostanti nel corso del Quaternario, in particolare durante le glaciazioni.

Valle dell’Orta 
La Valle dell’Orta può essere considerato il cuore del Parco e sicuramente uno dei canyon più spettacolari.  Le acque del suo fiume raccolgono quelle dell’Orfento per poi buttarsi, dopo Bolognano, nel fiume Pescara. Lungo la valle, attorno all’anno Mille, sorsero una serie di borghi fortificati (“castrum”) che portarono successivamente alla nascita dei paesi come Roccacaramanico, Caramanico Terme, Salle e Bolognano.
La vegetazione tipica della Valle dell´Orta annovera oltre alle specie tipiche della macchia mediterranea, numerose specie di orchidee (circa 13 di cui alcune molto rare) ed altre piante di particolare interesse fitogeografico. Per quanto riguarda la fauna, le rupi ed il bosco intrecciandosi hanno creato habitat per numerose specie di animali, come il capriolo, l’istrice e fino alla fine degli anni Novanta, anche la rarissima Lontra. Inoltre le ripide pareti del canyon ospitano numerose specie di rapaci tra cui alcune comuni e facili da osservare come le poiane, i gheppi, e gli sparvieri che si dividono il territorio con altre specie più rare come il falco lanario, il falco cuculo ed il lodolaio. Nella valle da non perdere sono la Grotta Oscura e la Cascata della Cisterna con sentiero panoramico.

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