Così due professori dicono no al green pass e salutano i loro studenti

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Green pass obbligatorio a scuola? No grazie. Cresce la fronda dei docenti che dicono no all’obbligo di esibire il certificato vaccinale per poter insegnare e non si tratta affatto di irriducibili no vax. C’è anche chi ha completato il ciclo vaccinale, ma non accetta che il green pass possa diventare uno strumento discriminatorio, una sorta di “tessera fascista” come qualcuno l’ha definita. Una battaglia di libertà che tanti stanno portando avanti senza alcun pregiudizio ideologico, ma nella convinzione che la libertà sia un bene irrinunciabile da non poter sacrificare nemmeno in nome di un fantomatico primato della salute.

Pubblichiamo in proposito le lettere di due docenti che dicono no all’obbligo del green pass e sono pronti a perdere il proprio posto di lavoro. 

La prima è del professor Andrea Camperio Ciani, ordinario di Etologia, Psicobiologia e Psicologia evoluzionistica al Fisppa (dipartimento di Filosofia sociologia pedagogia e psicologia applicata) dell’Università degli studi di Padova indirizzata al proprio rettore. Il docente in questione è vaccinato e dunque in possesso del certificato. Ma ecco cosa scrive:

“Collega Rettore, (non uso superlativi per ciò che segue),

io sottoscritto prof Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera Università degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei, e per conoscenza al ministro della Università Messa ed al ministro della Sanità Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei il mio green pass, accettando la sua dismissione dall’ insegnamento dei miei corsi di evolutionary psycology, genes mind and social behavior, e animal and human behavior, e la radiazione della mia cattedra di insegnamento quale professore ordinario, e sospensione dell’intero stipendio. Io mi prendo la responsabilità di ciò che affermo, e aspetto il suo decreto di radiazione da codesta Università di Padova.

Sottolineo che in una università  libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse. Sono fiero pronipote del prof. Costanzo Zenoni, che rinunciò alla cattedra di Anatomia all’Università di Milano per non aderire al partito fascista. Antenati patrioti, eroi, e pensatori, mi avevano illuso che l’università avesse appreso principi di libertà e democrazia, vedo che così non è e me ne assumo le responsabilità.

Mi rifaccio al patto sociale di Hobbs, che più di trecento anni fa, sanciva quanta libertà il cittadino dovesse abdicare allo Stato e quanta tenersela, dichiaro che in nome della libertà individuale, per tutti i no vax che non condivido, ma tollero, insieme a testimoni di Geova, ed ai timorosi, o male informati, ritengo che discriminarli sia opera liberticida ed oscurantista. Sono quindi fiero di rimetterle il mio mandato ed attendo il suo decreto di licenziamento.

Viva la libertà qualunque essa sia.

In fede,

Prof. Andrea Camperio Ciani”

La seconda invece è del professor Alessandro La Fortezza ed è una lettera aperta ai suoi studenti.
“Cari ragazzi,
a giugno ci eravamo salutati con un “arrivederci”, invece oggi devo dirvi che forse a settembre a scuola non ci vedremo.
Se le disposizioni attuali non saranno modificate, io sarò sospeso dall’insegnamento perché non avrò presentato il green pass.
Forse, anche se non vi ho mai nascosto le mie idee riguardo alla gestione dell’epidemia, può sembrarvi strano o esagerato che non mi voglia munire del passaporto verde. Se però pensate a quante cose il vostro professore di italiano e storia vi ha raccontato su tessere di partito senza le quali non si poteva lavorare, o sui tanti marchi di infamia che dispotismi di tutti i tempi facevano cucire sugli abiti di chi era discriminato, o ancora su una ragazzina nascosta in un retro-casa che ha riempito un suo quaderno con la sua fitta calligrafia, allora potrete capire la mia scelta.
Sento già levarsi gli scudi di alcuni di voi: ‘Ma prof.! Non è la stessa cosa!’. Lo so bene. Non è mai la stessa cosa. Magari se le cose sbagliate si presentassero nella storia sempre nello stesso modo: le sapremmo riconoscere e ce ne sapremmo difendere! Invece spesso il male cerca di ingannarci travestendosi di colori cangianti.
Il vero bene però, vi svelo un trucco, lo riconoscete subito per la sua semplicità, la sua apparente piccolezza, la sua umiltà.
Eccolo quando vi ho lasciato respirare liberamente senza la mascherina e voi avete fatto altrettanto con me. Eccolo quando ci siamo rispettati nei nostri tempi e nei nostri spazi reciproci, quando io sono entrato con la DAD nelle vostre case solo dopo aver bussato e chiesto permesso, così come quando voi avete capito quando ero stanco ed avevo bisogno della vostra comprensione.
Ora forse non potrò più esserci io a vegliare su di voi in questo difficile momento storico, ma, comprendetemi, non avrei più nulla da insegnarvi se diventassi corresponsabile, seppure passivo, di uno strumento di discriminazione come il green pass; una discriminazione che non si fonda sulla religione, l’etnia, il colore della pelle o gli orientamenti sessuali, bensì sulle scelte e sulle convinzioni individuali.
Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che ‘non di solo pane vivrà l’uomo’ (Mt. 4,4) e che ancora sta scritto: ‘Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro’ (Mt. 6, 28). Il Signore, poi, ‘non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande’ (I promessi sposi, cap. VIII). Inoltre, se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti. Speriamo invece che vi sia un ravvedimento nelle coscienze e che si abbandoni la china pericolosa che è stata imboccata e che conduce a tristezze e infamità che credevamo superate. In tal caso ci abbracceremmo di nuovo, proseguiremmo insieme il nostro cammino, come svegliandoci da un brutto sogno, e potrei dirvi ancora: ‘Arrivederci, ragazzi!’.
Il vostro prof. Alessandro La Fortezza”

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